14.2.12

I tre anni dellaPulce e il post che vorrei

Questo blog langue. la mia vita online langue.
Vorrei scrivere di loro e vorrei scrivere di me. Mi manca il tempo e mi manca il fiato, ma già sto sbagliando: tutti abbiamo 24 ore di tempo, tutti respiriamo. Poi si tratta di decidere come impegniamo il nostro tempo e come respiriamo. Che aspettative abbiamo e i tempi interni che diamo alle cose da fare (che poi si scontrano con le cose reali).

Tutto questo per dire che devo affrontare il lutto che a breve laPulce smetterà il pisolino (MrWolf denuncia il fatto da tempo, ma io - anche degli articoli che leggo, tipo questo su GenitoriCrescono - a volte leggo solo la parte che voglio io. E' proprio vero che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire).

E' nella natura delle cose, è nel tempo che passa.
Sta dentro ai suoi tre anni.
Tre anni, un po' piccola un po' grande.
Un po' che inizia a collocare le cose e gli avvenimenti nella linearità del tempo (ieri, oggi, domani) un po' immersa nell'adesso (adesssssooooooo!).
Un po' (molto) ancora morbida, coccolona, abbracciosa (ora vengo in braccio perché sono piccola).
Un po' grande:
mamma, guarda, io guido da dietro.
mamma, guarda, do io il biscotto a mio fratello.
mamma, ecco, mi sono vestita.


E poi ci sono le cose da capire, le cose che si capiscono. "Ma quindi, adesso è domani? perché prima della nanna mi hai detto che dopo la nanna era domani e facevamo colazione. e ora facciamo colazione, quindi è domani?"

E i capelli tagliati per la prima volta, da me, che ero più dispiaciuta di lei, a vedere quell'ammasso informe, ma ancora tutto lì da quando è nata, trasformarsi in un carrè.

E io inseguo, inseguo questo tempo di cose che cambiano, sempre incerta nei miei equilibri, nella serena accettazione non tanto della tua crescita ma dei miei tempi, che arrancano.

Mentre il post che vorrei scrivere non arranca ma racconta di una persona che sa di essere ancora a metà del viaggio, ma è contenta:
del cammino fatto
dei compagni di viaggio
delle ciocche ai piedi e delle cicatrici
dello zaino, sempre più pieno di colori, ricordi, fotografie ed emozioni.
di questi due nanetti che le camminano accanto, che la stordiscono con i loro cori di mammammammamammamammammama, ma per cui continua a desiderare quel pizzico di energia in più per disegnare o fare una torta.

E soprattutto ha tanta fiducia:
nelle cose che cambieranno ancora,
nei progetti - che tempi o non tempi, nolenti o volenti - prendono corpo, ci chiamano,

nelle potenzialità - nascoste o sepolte. Prima o poi sarò costretta a dar loro voce.

2.2.12

Il mio karma (martedì scorso su GC)


Se qualcuno se lo fosse perso (ma soprattutto perché io non me lo dimentichi), ecco quel pensiero sulla storia e sul karma che girava nella mia mente da un po'...
 Ho apprezzato molto l’incipit dell’anno dato alla rubrica dalla Supermambanana: rispetto a certe conversazioni, o letture, un dubbio che è un po’ di tempo che coltivo nella mente è il perché in certi momenti alcune di queste risuonino così tanto nella nostra anima da rimbombare quasi. Cosa ci spinge non soltanto a imbatterci ma a fissarci, a rimanere e perdurare su certi argomenti, a non sfilarci?
Personalmente, ho grande fiducia nella capacità dell’individuo di crescere, da una parte, e nel fatto che giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, ci sia un “qualcosa” nell’individuo (anima, ghianda, Se, chiamatelo come volete – sappiate però che è il motivo per cui siete le mamme perfette per vostro figlio, proprio così come siete) che compila la propria storia. Una storia che non è scritta prima ma dalla persona stessa e che ne rappresenta il completamento.
Una storia che, come sottolinea Supermambanana, non si esaurisce in poche righe, non può essere spiegata in poche battute.
Ma allora, mi chiedo ogni tanto, se c’è questo percorso “progressivo” (che segue, secondo logica, il criterio dell’evoluzione temporale della nostra vita), com’è che ci sono temi che tornano a farci soffire? o argomenti che credevamo risolti che improvvisamente riprendono ad apparire ad ogni angolo (vi eravate risolti il rientro al lavoro? ed ecco che improvvisamente vi ritrovate a non parlare d’altro, riaprendo ferite del vostro rientro, leggendo in un blog o nell’altro di chi è stato più fortunato o sfortunato di voi, vi trovate incastrata in un caffé tra colleghe in cui sembra non si parli d’altro…)?
Ci sono ovviamente motivi più che validi perché accada tutto ciò: l’attenzione che prestiamo ai segnali del mondo esterno viene “pilotata” dal nostro sentire.
Ma perché certi temi “ritornano”?
La risposta che mi sono data è che attorno al percorso della “storia” si muovono “a spirale” le zone del nostro essere dedicate ai “casini” aperti, semi chiusi o risolti della nostra vita (mi perdoni chi sa con esattezza parlare di karma). Appartengono a sfere, a relazioni, a modalità…
Talvolta, a me capita, che ritornino, per esempio, modalità di reazione, che utilizzavo un tempo rispetto a certi problemi e che credevo di aver risolto: nella forma di una conoscenza “reale” che si comporta in quel modo, nella ribellione di un figlio in cui rivedo uno di quei miei tratti, nella forma di un blog in cui si racconta qualcosa che mi ricorda me stessa come ero “allora”. Che non è neanche mai un “allora” puntuale, ma un allora che ha vissuto a sua volta diversi momenti e allora…
Prima di farmi prendere dallo sconforto di un eterno ritorno dei problemi, immaginare che le cose si muovano secondo la teoria di un karma che ruota attorno alla storia mi ha consentito di guardarle con più distacco (non “ecco, la solita aggressività / paura / inadeguatezza / superbia …” ma “toh, sembrerebbe simile a quell’aggressività là, ma guarda, è un po’ diversa”), una certa oggettività.
Riscoprire un po’ di ironia, nelle cose, negli atteggiamenti, anche nelle prerogative personali che mi fanno imbestialire.
Fidarmi. Che tutto passa e che in qualche modo, comunque, si cresce.
Perché è come se, ritornando, certi problemi, apparissero “sbiaditi” non perché meno importanti ma perché meno violenti, più “caratteri” invece di “problemi”. E a volte ho l’impressione che il ritornare, magari in luoghi a noi tangenti ma non del tutto “interiori” sia un bel modo di dimostrare a noi stessi che un po’ ci siamo evoluti, che pian piano stiamo davvero crescendo, assieme a noi stessi.
Come quando ti spiegano che i “terrible two” sono la prima adolescenza. E poi ci sono i 6 anni. E poi la pre-adolescenza. E poi l’adolescenza vera…. e subito sei colta dal panico. Poi pensi: va bè, ma ogni volta ne ho già fatto un pezzetto, con mio figlio, e so dove sono i grossi momenti in cui soffriamo e su cui vogliamo lavorare per restare vicini.
Allora, incontrare le nostre insicurezze nelle mamme del parco, o rivederci negli sbrocchi altrui, o sentire il fumo alla testa per una discussione tra tettalebane non significa che siamo ancora lì, bloccate dall’esclusione di un club di mamme perfette (o perfettamente stronze), dalle relazioni familiari non funzionanti, dai momenti riusciti o no dell’allattamento o nella scelta tra lavoro e casa, o che la stiamo ri-ri-rimettendo in discussione, ma che – laddove i temi sono complessi, ricchi di agganci con chi siamo e dove andiamo, carichi di pezzi della nostra storia – una decisione, spesso, non basta. Va rinegoziata più volte, soprattutto con noi stesse, senza, magari, poter mai arrivare alla “soluzione” ma facendoci di volta in volta riscoprire pezzi di noi che potremmo perdere (nel buio o nella luce) se decidessimo di giudicare le decisioni (nostre e altrui) solo in maniera manichea.
Grazie al cielo, siamo tutti più ricchi di colori. E abbiamo bisogno di raccontarci non “una storia” ma La nostra storia, con tutte le sue caratteristiche, in maniera approfondita.
E abbiamo tutto il diritto di crescere anche tornando sui nostri errori (persino nel momento in cui ci vengono gettati in faccia dalle critiche altrui o da chi li sta commettendo alla stessa maniera).
Perché in questi incontri “karmatici” siamo noi stesse, chiamate a fare pace con le nostre peculiarità, non a risolvere le decisioni altrui e il loro modo di porsi nel percorso storico di chi ci è di fronte.

se volete commentare, qui li chiudo, vi mando direttamente su Genitori Crescono . La storia e il karma (vita di donna o mamma)

31.1.12

Liberiamo una ricetta: le tortine salate delle 18.30

Metti che vuoi liberare una ricetta ma .. non hai fatto nulla di speciale (come piace a te) allora pensi a ieri...

Un caro amico che arriva in visita ..
Una famiglia ancora convalescente ..
Un passato di verdure sul fuoco ..
Un po' di magone che ti prende a offire una cena così "semplice"  a un così caro amico ..
Un bimbo intollerante al lattosio ..
Un orologio che segna le 18.30 ...

Metti allora che liberi i lego sul tappeto e lasci l'amico con i nani ... e nel frattempo ...

Metti a soffriggere un po' di pancetta in un po' di soffritto congelato fatto da MrWolf (carote sedano cipolle), aggiungi due cubi di spinaci congelati e un goccio d'acqua bollente fino a far cuocere il tutto. Aggiungi una specie di besciamella fatta con olio di semi, farina e brodo.

Metti una scodella di farina con un po' d'olio di semi e mezzo bicchiere d'acqua in una ciotola di vetro. Rimesta con la forchetta e poi impasta con le mani, in una sorta di leggera pasta brisè. Dividila in 12 palline e forma dei cerchi sottili sottili con il mattarello. Sistema i cerchi nella tortiera dei minimuffin oliati e infarinati

Metti l'albume di due uova nel contenitore alto, e montale a neve, mentre laPulce (sgabello munita) mescola pian piano i due rossi per unirli al composto (ormai cotto) di spinaci, pancetta e besciamella). Unisci a tutto gli albumi montati.

Metti due cucchiai (o comunque, fino al raggiungimento dell'orlo) di quest'impasto all'interno dei cerchi di pasta brisè. Metti il tutto in forno, a 180° per 20 minuti.

Ecco un secondo da attendere e gustare dopo il passato "da bimbi".
buono per tutti, anche da offire agli ospiti. (avendo più tempo forse avrei usato del riso bollito invece delle uova.. e senza l'intolleranza, mi sarei lasciata andare a piogge di mozzarella e provolone...ma questo chissà, forse un domani)

(liberamente ispirata alle tante letture fatte di ricette per gioco di Natalia)

... le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Ecco perchè questa ricetta la regalo a un’amica. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: ed è per questo che la lascio liberamente andare per il web

27.1.12

Banalità autoreferenziali

Sto per scrivere alcune banalità, molto autoreferenziali, ma se le scrivo oggi c'è un perché.  Scusatemi e seguitemi, se potete.

Non sto scrivendo per il semplice motivo che ho chiesto un po' troppo al mio corpo: ho trascinato prima la tosse, poi la febbre, poi la bronchite. E alla fine ho ceduto. E' venuta la febbre alta e io mi sono persa in quel sonno pesante, senza sogni, un po' abbruttito dagli sciroppi e dal paracetamolo.


A ruota si sono ovviamente ammalati i bimbi, con lo strascico di pianti e risvegli notturni che si devono a una (quasi) tre enne con la tosse e a un quattordicimesenne con 40 e passa di febbre.

Per un fortunato caso MrWolf è stato in grado di seguirci e accudirci tutti e tre, in una 24 h/24 che dura ormai da una settimana.

Io ho avuto il privilegio di rallentare, di osservare, di godere di tantissime banalità quotidiane che di solito sommergo immersa nel pensiero di altro o nella stanchezza. Mi sono goduta il ritorno dell'appetito, le forze che pian piano mi consentono di occuparmi di me stessa, la voglia di leggere i libri ai bambini non più ottenebrata dal mal di testa...

Tutto molto banale, tutto molto autoreferenziale (mi aveva molto colpito l'utilizzo in un recente post di ItMOM). Noioso.

Eppure ne scrivo. Non solo perché questo diario è mio blabla. In fin dei conti c'è nel fatto di scrivere un blog anche un desiderio di condividere. ossia di scrivere qualcosa che sia interessante anche per gli altri...

Ne scrivo perché, come scrisse benissimo Hannah Arendt, il male può essere molto banale (e la giornata di oggi serve a ricordarcelo): in un quotidiano fatto di fare il proprio dovere senza guardare qual è il fine ultimo di questo dovere in coda al dovere di tutti gli altri si può essere complici (più o meno inconsapevolmente) dei più grandi crimini.

Ma c'è anche un modo diverso di vivere il "banale quotidiano". Nei miei studi mi è capitato di incontrare un progetto di ricerca che si chiama "Rettung von Juden im nationalsozilistischen Deutschland" (la salvezza degli ebrei nella Germania nazionalsocialista): in estrema sintesi, testimonianze di tedeschi che hanno salvato degli ebrei negli anni della seconda guerra mondiale e del regime nazista. In molti, se non tutti i casi, mi colpì moltissimo il fatto che pur trattandosi di scelte quasi estreme le persone che le realizzarono le descrissero in maniera molto quotidiana, semplice, immediata e quasi "naturale". Come se fosse il modo immediato di operare la propria scelta (di rifiuto del regime, di umanità, di solidarietà,..). Perché anche se il quotidiano ci accomuna tutti, possiamo metterci del nostro, in come lo viviamo.

"Mi domando sempre se non sarebbe stato meglio rinunciare a nasconderci. A quest'ora saremmo già mori senza essere passati per queste miserie e, ciò che più conta, i nostri protettori non correrebbero alcun pericolo. Eppure rifuggiamo tutti da questo pensiero, amiamo ancora la vita, speriamo ancora, speriamo a dispetto di tutto".
Anna Frank, Diario, 1944.


13.1.12

i saldi con PaolaMaria


Come ho sbandierato a destra e manca su twitter sono andata a fare shopping con Paola
E' stato del tutto casuale, una promessa fatta un anno fa (quando mi sembrava impossibile, con il Pulcino ancora un fagottino, concedermi una fuga di questo genere), un lampo di desiderio avuto in quel di Venezia, un modo nuovo che sto scoprendo da qualche giorno in qua (non mi concedo più di autocassarmi quando ho un'idea: la metto in pratica e basta. Poi aspetto le conseguenze. Questa settimana, laddove mi aspettavo insulti o quanto meno disapprovazione, mi sono arrivati abbracci e complimenti... vai a capire la vita!)

Insomma, ho scritto a Paola, abbiamo pensato alla data migliore per tutte e due e mi sono presa un giorno di ferie. Poi la sera precedente ho perso il cellulare (ma l'ha ritrovato MrWolf) e quella mattina avevo (ho ancora) la bronchite ma a quanto pare non erano ostacoli sufficienti a impedirmi di godere di questa vacanza. 

Perché per me è stata proprio vacanza al 100%: dall'agenda, dalle abitudini (mi ha pure fatto fumare dopo 12? 15? anni) dagli schemi consolidati. Quando la mia testa ha chiesto un giorno di tregua, magari per saldi, e il mio istinto ha risposto "si con PaolaMaria", il mio istinto aveva visto lungo. 

Paola è una figura minuta ma densa, piena, di storie, progetti, vissuti, dolori e gioie. Ha mille risorse: la risata, la battuta, i colori, i fiori. E vederla di fronte ai vestiti è un'opera d'arte.

Ne ho già scritto, del piacere che provo quando vedo qualcuno che lavora con passione e con competenza. Io provo una gioia piena, anche quando mi devono dire cose che non corrispondono a quello che avrei detto io. Mi piace vedere il loro cervello che pensa, le loro mani che agiscono. 

Paola si aggirava nel negozio con il fare elegante ma preciso di un falco. 
Paola ha gentilmente estromesso dal camerino alcune mie scelte con un paio di battute precise e puntuali: "ma quando lo metti?" "questo lo mettiamo quest'estate alla Pulce, ok?"
Paola attira i commessi competenti (ok, anche quelli strani) per il fare gentile con cui tratta i vestiti, le stoffe.


Per me, non è stata solo vacanza o solo shopping o solo vestiti.

E' stato un vero incontro - non ridete, non sto esagerando - con una filosofia nuova. Vestirsi non per coprirsi (e basta), non per seguire le mode, non per copiare o per nascondersi dietro una corazza ormai scontata (pantalone grigio e dolcevita nero; la gonna con il maglione attillato, il jeans con la camicia ....). 
Vestirsi per scoprire qualcosa di nuovo di come si può e si vuole essere in quella giornata, in quel momento. 
Come se anche vestirsi potesse essere uno strumento di dialogo con quello che vogliamo e possiamo dire, di noi stessi a noi stessi.
Che si può avere 36 (quasi 37) anni e portare i leggins.
Che si possono avere i fianchi larghi ma non è detto che sia bello, per me, camuffarli tirando il maglione a dismisura.
Che si può mettere una cosa particolare, e sdrammatizzarla con un altro capo non scontato.
Che sdrammatizzare e non enfatizzare (le curve, o un capo, o un colore) non significa "ingrigire" o "banalizzare" il proprio abbigliamento.
Che ci si può fotografare ma senza avere l'intenzione di fare la bimbaminkia...
Che anche un modello eterno, uguale a mille altri, può diventare un capo personale se si sceglie la stoffa, o il colore, o la fantasia...

A volte, vivere bene, passa da scelte semplici ma non scontate.
Si può, essere se stessi
E ora voglio farlo, dove posso, con pazienza ... (anche pazienza con me stessa, che il vestito verde smeraldo, con la scollatura, non sono proprio riuscita a vedermelo addosso)!

.... ancora grazie, Paola. 
e .. a presto


p.s. mentre scrivo Paola mi twitta questo....allora non sono sola a pensarle, certe cose :D


5.1.12

La sindrome (preventiva) dei 40 anni

La sindrome dei 40 anni, credo, spero, sia giustificata.

Quello di cui vorrei però liberarmi è la mia personale interpretazione preveniva... va bene che tendo spesso ad anticipare quello che verrà.. forse mi preoccupa la possibilità che le cose mi possano cogliere alla sprovvista o che io possa non godermi abbastanza i cambiamenti ... con il - pessimo - risultato che saranno sei mesi che sostengo di avere 37 anni (che compio a marzo 2012) e che da un po' di tempo in qua mi viene da dire che ne ho 40... però insomma, stiamo esagerando.

Quest'apertura di 2012 - a parte stanchezza, malinconia da feste e da inizio anno, obiettivi che faticano a prendere forma sull'agenda, giorni che sfuggono nervosi con bimbi raffreddati, malati, chiusi in casa per pioggia e tosse e lo strascico di una settimana strana e intensa in una Venezia che mi ha regalato squarci di sole come se fosse primavera e nebbie malinconiche (oltre a qualche coincidenza che mi ha fatto sorridere da scema - come si vede nella foto - e il privilegio di essermi persa e ritrovata in un'opera d'arte) - mi fa vivere questa sindrome fino all'ultima delle mie cellule, con una costante radio critica sui sogni perduti nel cassetto, gli obiettivi non raggiunti, le mie vacue giustificazioni...


Certo, è difficile essere lucide quando da troppo tempo si fa sentire la stanchezza inevitabile che solo due bimbi under-3 possono portare (provare per credere).
Certo, l'agenda è comunque piena.
Certo, macino a velocità comunque sostenuta.

Ma come ha magistralmente scritto Silvia -Mammaimperfetta un po' di mesi fa "E ti ritrovi senza forze, senza coraggio, senza voglia, con una vita un po’ diversa da quella che hai tentato di costruire, con sogni che si dibattono nella rete, come pesci pescati a strascico." (Sere Nere)

Così, nessun buon proposito, almeno per ora: solo musica, pazienza e attesa, che i sogni ritornino a splendere.

I'm so scared about the future and I wanna talk to you
Oh I wanna talk to you
You can take a picture of something you see
In the future where will I be?

You can climb a ladder up to the sun
Or write a song nobody has sung
Or do something that's never been done

Are you lost or incomplete?
Do you feel like a puzzle, you can't find your missing piece?
Tell me how do you feel?
Well I feel like they're talking in a language I don't speak
And they're talking it to me

So you take a picture of something you see
In the future where will I be?
(Coldplay, x&y, Talk)

29.12.11

ogni fine è un nuovo inizio (ma anche no, grazie)

Anno che finisce - agenda piena - obiettivi scelte sogni progetti realizzati - per ogni progetto che finisce ne apro un altro. Ho scritto 52 post come promesso a me stessa, uno a settimana. Piccole tracce, piccoli racconti. Di me come mamma, come donna, come persona.

Non sono più quella che ero ieri. Non sono ancora quello che sarò domani. Eppure sono sempre io.

L'agenda nuova già sulla scrivania, i post it già dentro, a segnare sogni, progetti e obiettivi.

Solo, quest'anno, voglio un po' di aria in più, un po' di creatività in più.
Vediamo se troverà spazio anche qui.

Per ora, con i miei auguri, vi lascio questo vento dall'oceano.


23.12.11

#inesorabilmente - il post del (quasi) vigilia

#inesorabilmente afflitta da tre settimane dall'influenza che va e viene (viene ovviamente in contemporanea all'iscrizione alla piscina di entrambi i piccoli [corso avviamento all'acquaticità])

#inesorabilmente nelle curve per gli ultimi biglietti [facendoti sorprendere da alcune persone così che finisci a chiuderti nel bagno per piangere - per fortuna c'è il raffreddore a giustificare gli occhi rossi]

#inesorabilmente di corsa a finire proprio quei regali a cui ho dedicato il pensiero già mesi fa

#inesorabilmente lanciata in progetti nel reale (che hanno lasciato traccia in questo [delirante] l'OGM (mamma) e il terreno in cui si colloca su Genitori Crescono) che mi trascinano via dalla rete facendo si che #inesorabilmente leggo ma non commento, gli sms mi restano in bozza e non partono, le mail si accumulano (rileggere - per tutti - il blogger e le vacanze di Natale)

#inesorabilmente stanca ma felice, serena ma scontenta, ad osservare le liste che si sono accumulate sull'agenda, le cose fatte, le cose passate e quelle che vengono trascritte con leggerezza sull'agenda dell'anno nuovo.
...tanto, a farmi serena, c'è questo [splendido] augurio di un Natale più Pull e meno Push su The Talking Village

insomma, è pur sempre Natale (anche se forse un po' più bordeaux degli altri anni, un po' meno rosso), per tutto il resto ... c'è il nuovo anno.

Statemi bene e soprattutto vogliatevi bene!



15.12.11

Mi presento: questa sono io. Ed ecco come passare da Greek a (quasi) Geek in 10 mosse

Premessa Come dirò un giorno quando scriverò il post sul rapporto ra storia e karma non credo che le cose accadano per caso. Accadono per caso ma l'evidenza che gli diamo è parte integrante delle nostre evoluzioni e momenti di crescita.
Non è un caso che quest'estate abbia conosciuto (virtualmente) Domitilla e mi sia candidata ad un suo #garagesale (regalava un paio di sandali tacco 10: potevo rinunciare?!?). Ci siamo incontrate (alla fine) al Momcamp. Ma c'è voluto un po', perché, giustamente, non mi riconosceva (tenete conto di questa sua lectio magistralis sull'essere riconoscibili).

E così giorno dopo giorno un po' ho cercato di rispondere alla domanda che da un po' mi facevo: che problema c'è a fare risalire questo blog a chi sono?
A parte non aver voglia di riesumare (troppi) scheletri dall'armadio, un problema c'è, sicuramente: non è detto che io abbia voglia (nel caso in cui un datore di lavoro "googli" il mio nome) di essere subito (ri) conosciuta per le mie avventure familiari (altro post su vita privata / vita pubblica, qui.

E allora? Ecco, molto semplicemente chi sono e
Come passare da Greek a (quasi) Geek in 10 mosse.

1) Io, Francesca Silvia Carosio mi laureo nell'ormai lontano 2000 in Lettere Antiche (vi risparmio la tesi).

2) Messa la tesi in libreria, dò forma al mio percorso lavorativo entrando in varie forme e a vario titolo nel no profit.

3) Per attitudine organizzativa e capacità analitica mi applico alla progettazione sociale.

4) A latere di un primo post lauream, per alcuni mesi mi dedico ad un laboratorio di informatica e grafica, scoprendo che mi diverte molto (e l'esistenza del tasto destro del mouse).

5) Inizio a fare corsi e a lavorare sempre di più in tema di progettazione: sociale, europea, formativa.

6) Il computer diventa il mio migliore amico (anzi, Mozilla e Excel diventano i miei migliori amici).

7) Nasce mia figlia (2009), e io scopro nei blog delle mamme una valvola di sfogo indipensabile per il mio quotidiano.

8) Apro un blog (2009), un account twitter (2010), scrivo il CV su Linkedin (2011).

9) Googlo il mio nome e cognome e scopro che: potrei essere confusa con la mia (quasi) omonima (con cui ho pure in parte condiviso studi e università); c'è mezzo mondo di riferimenti sparsi per il web; ho sparpagliato pezzi della mia identità qua e là.

10) Mi decido: apro un collettore, ci inzacchero tutto e stavolta si, sono proprio io. Passata dall'Ancient Greek ad essere (quasi) Geek in 10 (non rapide) mosse.

Il mio collettore è qui: http://flavors.me/francescasilvia_carosio

9.12.11

Il sonno dei (miei) bambini: ovvero io come Eta Beta

Disclaimer
Questo post sarà semiserio come si conviene adeguatamente ad un argomento così scaramanticamente pericoloso come il sonno dei (miei) bambini.

Premessa
Ci tengo a precisare che la sottoscritta possiede il bioritmo di un gufo: resisterebbe in piedi oltre la mezzanotte ma il mattino è disponibile a vendere i coperchi al diavolo purché le si conceda di ronfare fino alle 8. [Annovero solo un periodo della mia vita in cui ero in grado di alzarmi alle 6 ed essere frizzante e contenta, ma stavo preparando la maturità (e probabilmente stava passando una cometa). Non credo si verificherà mai più una simile coincidenza astrale.]

Sottotitolo alla Premessa
MrWolf invece è un'allodola. Il Dna di chi è passato ai due (dico due) bambini?

Svolgimento
Nel mio rapporto con il sonno dei miei bambini ci sono due epoche e tre periodi: epocaPulce, epocaPulcino, periodo pre Hogg, periodo Hogg, periodo Pantley.

La Pulce.
Se fossi st...za vi direi che laPulce ha sempre dormito ("oh, cara, ma lei ha sempre dormito" - con la vocina). Ma: 1) non sono st...za(almeno non su questi post); 2) questo è (tutto sommato) un blog di servizio.

Periodo pre Hogg
LaPulce da brava poppante si è dichiarata disponibile a una tirata più lunga fin da subito. Ma perché imparasse a dormire fino alle 6 sono occorse tre coincidenze:
1) l'osservazione della mamma
2) l'intervento del papà
3) la fortuna e la capacità di osservare il bicchiere mezzo pieno

Mi spiego: solo osservandola e scrivendo gli eventi essenziali delle nostre giornate ero riuscita a comprendere che il bagnetto la stendeva per tutta la notte.
Solo con l'intervento del papà però sono riuscita ad allontanare la culla quel tanto perché non fossi IO a svegliarla (causa adrenalina balzavo ad ogni suo versetto per allattarla - fatto che avrebbe potuto innescare pericolose dinamiche). Inoltre per un bel periodo è stato il papà ad alzarsi per metterle il ciuccio o calmarla, fatto che le ha insegnato a staccarsi dalla tetta nottetempo.
Terzo, ovviamente la fortuna: era brava. E noi (in particolare il papà) abbiamo sempre ben sopportato i successivi passaggi della storia (che hanno compreso notti completamente insonni per via dei denti, delle gastroenteriti, del cambio di letto, del cattivo tempo e dei temporali).
Salvo ovviamente, le sveglie alle 6 (per quanto mi riguarda).

Periodo post Hogg
Quando la Pulce aveva circa sei mesi ho scoperto la Hogg (e definito mia figlia "da manuale" per riferimenti e blog che ne hanno scritto si legga qui). In coincidenza, avevo notato la scarsità dei pisolini diurni e mi sono "applicata" con dolcezza.
(per il metodo Hogg, vi mando a quanto ha scritto Serena qui - periodo 0/6 mesi - qui -dopo i 6 mesi - e qui).

Poi la Pulce ha superato l'anno, i 18 mesi ed è andato tutto o quasi sempre meglio (tranne per il periodo della mia malattia, com'era ovvio pensare!).

Epoca Pulcino
Con ilPulcino (nato quando ero imbevuta di Hogg) sono partita subito in quarta - nonostante la stanchezza - con il metodo Hogg: scrivevo, osservavo, applicavo con dolcezza.
Tutto sembrava andare per il meglio: poppate ogni 3 ore, un paio di notti con poppate che saltavano. Certo, un miliardo e mezzo di coliche serali ma proseguivo imperterrita.
Poi l'ostacolo.

Varicella, intolleranza al lattosio, risvegli con punte di 30 a notte.
Uno straccio. No, scusate: due stracci (MrWolf si spara circa il 70/75% delle notti).

Sapevo che il problema non era risolvibile con il "metodo" Hogg. E così l'ho messo da parte, pazientando (e ringhiando contro chi diceva che "me lo meritavo" perché la Pulce era brava. Era brava ma ... va bé, ho già detto!).

Con lo svezzamento le cose sono migliorate, ma alcune abitudini sono rimaste (tipo la fatidica poppata alle 5.30 ammessa per sfinimento dopo l'ennesima notte terribile, tipo i pisolini scarsi, l'incapacità ad addormentarsi da solo...).

Ma ero troppo stanca per applicare il metodo Hogg.
Così arriviamo al..

PeriodoPantley
Con tanto scetticismo ho letto il libro di Elizabeth Pantley "fai la nanna senza lacrime": la Hogg mi piaceva, ero convinta funzionasse, mi sentivo soltanto troppo affaticata per applicare il PickupPickdown.

E invece questo (ennesimo, hai ragione MrWolf!) libro è stato molto utile.
Non per il metodo, ma per l'atteggiamento. Elizabeth, in sostanza, suggerisce di "mantenere la rotta" accettando regressioni e incoraggiando i miglioramenti anche utilizzando metodi diversi (l'importante - ma perdonate il pessimo riassunto - è che passi il messaggio di dove si vuole andare a parare).
Suggerisce l'utilizzo di un diario di 10 giorni per notare i progressi.
Io non ho scritto ma mi sono fatta forza - che so - di persistere nel far raddoppiare lo scarno pisolino di mezz'ora del Pulcino anche ninnandolo se occorreva e quando iniziavo ad osservare dei miglioramenti ero subito pronta a passare ad un metodo più "soft" (hoggiano, se vi piace) - dal ninnare all'accarezzare, al ciuccio, alla semplice carezza al .. niente.

In questo cammino, pian piano (di 10 giorni in 10 giorni si cresce parecchio!) è / siamo migliorati. Il Pulcino ha imparato ad addormentarsi da solo, a fare pisolini più lunghi.

E' rimasta la sveglia all'alba (albissima) per il biberon. Però dopo ha imparato a riaddormentarsi.
Qualche volta è un po' meno alba.
Qualcosa sta cambiando, qualcosa cambierà presto. Piano piano il rapporto con il sonno divena più facile anche per il Pulcino.

Insomma: i miei bimbi (e i miei libri) mi hanno insegnato che pian piano ce la si può fare.
Ci vuole un pizzico di fortuna, la voglia di andare assieme verso l'obiettivo, la capacità di modificare l'equilibrio ogni volta che si migliora un pochino.

E si, un marito che collabora e tiene la rotta.

Non solo.
Da parte mia ho anche imparato a dormire sul pomolo della ringhiera, proprio come Eta Beta.
Prima o poi mi piacerà anche alzarmi presto, vedrete!
(scherzo ovviamente ;) )

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