24.12.09

... auguri ...

Che festa, il Natale:

fa pensare a un infinito
che rinasce in un bimbo dalla testa lunga un dito,

fa gioire perchè il sole
riprende ad esserci prima delle scuole,

fa ritrovare parenti e amici
a cui vuoi bene anche se molto poi non dici.

Che festa il Natale:
vi auguro che passi bene, che non stiate male,
che vi possiate riposare,
... prima o poi ci ritroveremo a raccontare!


Insomma: Auguri di un sereno Natale e di un felice 2010.

Voilà, l'ho detto.
Se non si fosse capito, le feste mi mettono in imbarazzo :-)

21.12.09

Una persona felice, una madre perfetta

Un dicembre, impegnativo, sui blog, almeno come spunti sull'identità e il ruolo di madre. Alcuni appunti che diventano il post di oggi sono sulla scrivania da un po' di mesi, ma il bilancio di Flavia, la ripresa di Marilde, l'episodio raccontato da Pocahontas e la riflessione di Lanterna mi hanno smosso a tentare di dar loro forma.

A farmi compagnia, in questi mesi, è stato un articolo comparso circa sei mesi fa su Elle Junior (ah, che letture impegnate ;-) ) in cui Isabelle Lortholary intervistava Stéphane Clerget, l'autrice di La mère parfait, c'est vous (in Italia, pubblicato in ed. Hachette e già splendidamente recensito da Silvia - Mammaimperfetta - appunto! ;-) - qui).
Nell'intervista, si diceva:
"Non si osa più attaccare una donna in quanto tale, ma si tende a incolparla nel suo ruolo di madre. [...]
Le donne dispongono oggi di mezzi per controllare la procreazione [...] Ma così vivono anche l'illusione di "fare" davvero un bambino, di fabbricarlo come oggetto. Ma è falso, perché non sono loro a dare la vita: è il bambino a prendersi quella delle donne, in buona parte. è lui che si serve della madre: in questo senso, è assolutamente autonomo già a partire dal concepimento."

Nei (molti) momenti in cui non sono all'altezza di quello che vorrei essere per LaPulce mi ripeto brevemente queste tre parole "vai bene tu" e mi calmo.
Il concetto, per me, non è solo quello di abbassare le mie aspettative su me stessa, ma si rifà a una lettura più complessa e profonda che mi ha dato molto alcuni anni fa, che ora spero di riassumere in maniera non troppo superficiale. Spero con questo di contribuire alla discussione.

Anni fa per un colpo di fulmine da libreria ho avuto l'opportunità di leggere il libro di James Hillmann "Il codice dell'anima" [
James Hillmann Il codice dell'anima (ed. or. The soul's code, 1996)].

In estrema sintesi: nel volume, Hillmann, portando ad esempio e a confronto numerose biografie rielabora un mito di PLatone (quello di Er, alla fine dell'opera la Repubblica), che riassume in questo modo:
Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. [...] la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.
Quindi, il libro esplora la teoria per cui ciascuno di noi è portatore di una ghianda che, attraverso la vita che si è scelta, intende perseguire la propria felicità (eudaimonia) con l'aiuto del proprio daimon.
Riguardo ai bambini e alla loro psicologia, voglio che ci togliamo i paraocchi dell'abitudine [...]. I bambini cercano di vivere due vite contemporaneamente, la vita con la quale sono nati e quella del luogo e delle persone in mezzo a cui sono nati. L'immagine di un intero destino sta tutta stipata in una minuscola ghianda, seme di una quercia enorme su esuli spalle. [...]
Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un'immagine che è l'essenza di quella vita e che la chiama a un destino. [...]

In sostanza, quindi, la persona ha una propria vocazione. Per realizzare questa vocazione, l'anima della persona ha scelto di nascere proprio in questa vita. Hillmann analizza esempi di vocazioni felici e infelici, di biografie eccellenti e di biografie distruttive, seguendo come metodo non tanto una logica ma le immagini di bellezza che la vita ci offre (vengono tantissimi dubbi, leggendola così semplificata, lo so).

Ovviamente, elaborando questo concetto, Hillmann analizza anche alcuni problemi sul ruolo dei genitori, che lo portano a scrivere:
Non è tua madre che continua a dominare la tua vita adulta, bensì l'ideologia che proclama che ciascuno di noi è stato determinato nelle prime ore dopo la nascita o nell'istante stesso della nascita, l'ideologia che sostiene a gran voce che una somma di minuscole cause e di effetti cumulativi conduce a quello che siamo oggi e come a nostra volta influiremo sui nostri figli. Tu sei la causa diretta di danni irreversibili alla vita dei tuoi figli [...]. Questa ideologia intrappola le madri nella superstizione parentale e i figli nel risentimento contro la madre. [...]
Questa esaltazione dei genitori e della madre in particolare, a scapito di tutte le altre realtà (sociale, ambientale, economica), mostra come la cieca venerazione di un archetipo possa cancellare il buon senso.


Quello che penso e credo della vita non si riduce a questi brani, ma quello che il libro mi ha dato e continua a darmi è che esiste una libertà di comprendere e realizzare quello che sono e sento dentro (anche quando non riesco a decifrarlo rapidamente e in modo chiaro: ci sono biografie di "colpi di fulmine" e biografie di "lenti corteggiamenti").
E se questa libertà esiste per me, esiste anche per mia figlia: lei stessa avrà tutti gli strumenti per perseguire la sua vocazione e uno degli elementi del suo progetto sarà stato proprio quello di aver avuto una mamma che perseguiva la sua vocazione, con i suoi atteggiamenti di valore o di difetto apparente. Perché quelli che possono apparire "difetti" - la passione per il lavoro, i ritardi cronici .... - saranno gli elementi che nella sua biografia la sproneranno a creare quella novità di cui lei sola è portatrice.

Non mi adagio sui miei difetti, non mi giustifico per le cose che so di voler e poter cambiare, non nego a mia figlia il bene di cui sono portatrice, ma non nego a me stessa gli angoli spigolosi (ahimè, ci sono anche questi ;-) ) che mi rendono unica, perchè renderanno unica anche lei.

Per questo, e finisco, sono tanto affezionata al Coaching di Flavia, perché penso che mia figlia potrebbe rinunciare ai pannolini lavabili, alla mia "famosa" MarcaFreezer, persino ai miei tetris, ma non a me soddisfatta di me, comprese tutte le mie inquietudini, ricerche e perenni progetti, persino se questo significa dover aver a che fare con una MammaColibrì! (l'ho detto!)


20.12.09

Credits - ancora spunti in merito al gioco

L'ultimo post sul gioco è stato il prodotto di compromesso ai diversi pensieri che ho prodotto una volta letta la proposta di blogstorming di Genitori Crescono (ah, che bello, che bell'argomento! ... mhmh ma come posso descrivere cos'è il gioco per laPulce, visto che è tutta la sua vita? .... santo cielo, ma giocherò bene con lei? ... ecco non potrei/dovrei/vorrei fare qualcosa di diverso? - se volete istruzioni più dettagliate, ora c'è un puntuale post di Caia - ... ecco, lo sapevo, non riesco a essere quello che vorrei ...):
la creatività, insomma, è stata l'ultima spiaggia per riuscire a esprimermi.

Da alcuni giorni, però la creatività, purtroppo, e anche Silvietta è stata schiacciata da una subdola influenza che mi ha letteralmente investito stile panzer! Per evitare, quindi, un post lamentoso e acciaccato, ho deciso di limitarmi ad annotare alcuni
brani che hanno plasmato il mio immaginario e il mio pensiero in merito al gioco, a cui devo, in effetti, quasi tutto quello che sono riuscita a esprimere con la mia buffa filastrocca.

"Quando prova a ripeterlo, scopre che "il suono ha delle curve e delle piccole esplosioni". [...] A questo punto lui e il papà ricorrono a un trucco che hanno scoperto tempo prima: si rilanciano la parola, ottenendo ogni volta un risultato migliore. Questo gioco, e il
sistema dell'alternanza, sono diventati da parecchio tempo un'abitudine per lui e per i suoi genitori. Sin da quando aveva tre mesi, infatti, hanno cominciato a rivolgersi a turno dolci vocalizzi e, a sette mesi, si rilanciavano una palla, iniziando così a stabilire le regole base della conversazione, quelle dell'alternanza, ancora prima di applicarle al linguaggio."
Daniel N. Stern. Diario di un bambino (ed. or.
Diary of a Baby, 1990)

"Nel terzo e nell'ultimo quarto del primo anno, il bambino si mostra molto interessato all'apparire e scomparire delle persone. [...] Il
gioco universalmente diffuso del cucù, o quello di gettar lontano e poi riprendere dei giocattoli ... sembrano permettergli di praticare e controllare l'esperienza di qualcosa che sparisce e poi torna. [...] Molti ulteriori giochi della fanciullezza sono centrati su questo stesso tema della scomparsa e del ritorno, e in tal modo traducono e chiariscono alcuni dei timori che i fanciulli provano riguardo all'allontanarsi della madre. [...] Il bambino trae motivo di confornto dal non sentirsi più indifeso alla mercè degli eventi. Nel gioco, per così dire, capovolge la situazione e diventa colui che dirige le operazioni."
Dina Rosenbluth. Mio figlio ha meno di un anno (Centro Tavistock)

"Quando la risposta abituale a un disagio è l'attività, spesso il bambino diventa sovreccitato, la madre è esausta, ha l'imperssione di essere sfruttata e usata [...] Il bambino, a sua volta, diventa estremamente dipendente da un'interazione eccitante e può avere difficoltà a stare solo. Se deve arrangiarsi con i suoi mezzi si innervosisce facilmente e non riesce a organizzarsi. [...] L'idea di
uno spazio vuoto diventa intollerabile sia per il genitore sia per il figlio. [...] La creatività, la novità vengono bloccate sul nascere.
[...]
... il bambino trarrà una soddisfazione enorme dal
raggiungimento autonomo dei suoi obiettivi. [...] I bambini piccoli ccontinuano a fare tentativi e, quando riescono a raggiungere da soli un risultato, la loro autostima ne risulta consolidata. Se non devono fare nessuno sforzo, potrebbero non sentirsi mai interiormente motivati."
Asha Phillips,
I no che aiutano a crescere (ed. or. Saying No. Why it's important for you and your child, 1999).

Questo post partecipa al
blogstorming



... ed ora torno a riviste ben più comprensibili per il mio mal di testa! :-D

15.12.09

Fammi giocare ...

Fammi giocare, mammina mammina,
a sentire i rumori che fai in cucina.


Fammi giocare, quanti colori:

che forme hanno questi odori?


Fammi giocare, voglio scoprire,

un raggio di sole: dove va a finire?

Non darmi la chicco, non darmi cubotti:
fammi giocare con i tuoi occhi!


Dammi un minuto, un minuto soltanto
per farmi giocare con il tuo canto,
poi lasciami tentare a dirti parole
e lanciami in cambio sillabe nuove.


Fammi giocare, mammina mammina,

tirami al volo due parole in rima.


Dammi per gioco, lo faccio rotolare,
quel vasetto di yoghurt, non lo buttare!

Dammi per un istante e durerà una mattina,
quel sacchetto usato che fruscia in cucina.


Dammi per giocare quel grosso arancio,
più che cento palline lo lancio e rilancio.

Fammi giocare con il cesto delle meraviglie
sei tu che ci vedi solo stoviglie!


Fammi infilare le mie manozze
nel mazzo di chiavi che tu vedi sozze:
non senti, non senti proprio,
più di un carillon è magico il loro tocco!


Lo chiami gioco ma per me è scoperta:

non voglio un oggetto, ma la tua mente aperta!
tua, Pulce


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blogstorming



Grazie all'amica L. per la definizione del cesto delle meraviglie!

11.12.09

dammi solo un quarto d'ora .... concorso a premi di genitori crescono

Genitori crescono questo mese mi spiazza ... il gioco, e non solo:
un concorso a premi con cui condividere
l'idea, il trucco
con cui "intrattengo" LaPulce quando ho "davvero" bisogno
di "soli" quindici minuti per preparare cena
(MammaPiovra fa solo la cena?)
.

La mia risposta è questa, perchè, che ci crediate o no,
in queste circostanze tento di improvvisare in cucina quanto potete godervi nel video più sotto.

“Da "tutti insieme appassionatamente"
improvviso balli e canti (a mente!)
facendo vocine e siparietti
tra pentole e spaghetti.
Da quando poi gattona, giochiamo a nascondino
sull'isola su cui cucino!”



4.12.09

il downshifting riletto da una downshifter-a-metà

Ho scoperto il libro "Adesso Basta" di Simone Perotti grazie a un post di Lorenza (qualche giorno prima che arrivasse l'ondata su tv, radio, giornali...).
Mi ha colpito l'idea di un pensiero "diverso" per ragionare sul lavoro, così l'ho regalato a MrWolf.
Alla fine l'ha letto MrWolf, l'ho letto io e ora nella mia testa si muovono sbattacchiando un po' di idee raccolte da tutti e due che vorrei provare a mettere giù...


Per iniziare devo dire che il libro mi è piaciuto: lo stile di Simone è fresco, anche entusiasta, allegro, di uno che si sta ancora sperimentando, che propone, innova, lancia, e che tutto sommato, fresco ancora del brivido della partenza, non ha voglia o tempo di esporre rigidamente un credo.

Devo anche sottolineare, però, che non siamo affatto i destinatari della sua proposta, come direi molti - purtroppo - oggi in Italia:
  • da un lato per il guadagno netto su cui vengono fatti i calcoli (Simone parla di guadagni netti annui compresi tra i 48.000 e i 76.500 euro l'anno - a testa),
  • dall'altro perchè abbiamo una figlia e perchè certe idee e certi progetti, al momento, li portiamo avanti sempre in due, quindi come disponibilità di tempo, energie, prospettive non siamo paragonabili ai single a cui fa riferimento Simone.
Però resto dell'idea che sia un libro interessante e, come l'ha definito Lorenza, salutare.

Salutare per la società, perché mi piace pensare che è tempo ormai perché si inizi a ragionare su modi diversi di vivere e di stabilire le priorità, di rispondere alla domanda "chi siamo".
Salutare per le mamme,
che downshifiting, come sottolinea Lorenza, spesso lo fanno già, per un motivo o per l'altro, rimodellando la propria vita non a vantaggio di un interesse personale ma di una nuova persona (tra l'altro, più "curiamo" le nuove persone, meglio va anche per la società, ma questa è un'altra storia, e l'ha scritto anche MdiMS qui).
Salutare per ciascuno
, perchè pur nella completa diversità di esperienze percepisco nella razionale esposizione della strategia di Simone un tratto interessante: utilizzare la nostra razionalità e le altre capacità a vantaggio di un progetto nuovo, il nostro. Per quanto si sia poi costretti a fare i conti con un numero veramente ristretto di sostenitori, per quanto poi spesso ci si sentirà soli, controcorrente.

"Uno studio condotto sul fenomeno del downshifting in Gran Bretagna rivela che le persone che hanno scelto di rinunciare agli obiettivi "convenzionali" e accettare salari più bassi e consumi ridotti spesso si sentono isolate, e che molti non-downshifter li considerano nel migliore dei casi degli esseri anomali" (Perotti, Adesso Basta, pag. 98).
La mia esperienza di "downshifter-a-metà" si è concretizzata come quella di Simone per una scelta, meditata, ragionata ma soprattutto "calcolata", ossia compiuta calcolatrice alla mano. Anche noi (spero che MrWolf mi perdoni se parlo anche di lui) ci siamo trasferiti dalla città in un piccolo centro in montagna e con il trasferimento abbiamo colto l'occasione per vivere diversamente il rapporto con il lavoro, il ruolo all'interno del nostro lavoro, altre passioni che si sono nel frattempo trasformate in lavoro.
Non abbiamo fatto quindi il percorso che propone lui, lavorare tantissimo prima per poi "mollare gli ormeggi" ma ridimensionato certi carichi e incarichi nel quotidiano (con il problema poi di gestire le passioni che si sono trasformate in lavoro e tendono a "risucchiare" ... ma questa è un'altra storia ...).

Il ridimensionamento "costante" continua a sembrarmi la via più fattibile e realistica (senza nulla togliere al valore profetico di "Adesso Basta"): part time, telelavoro, nuove professioni ... perchè a breve sulle strade ci saranno troppi mezzi per riuscire a muoversi ancora e sarà sempre più necessario guardare con attenzione a come usiamo le ore della nostra giornata.

Anche per questo, l'aspetto della proposta di Simone con cui ho sentito tantissima affinità (saranno le origini genovesi) è il discorso della pianificazione finanziaria. Ossia di allearsi con la calcolatrice (ed excel, magari) per ragionare su quello che serve per vivere. E provare a invertire il ragionamento lavoro qui-vivo qui - quindi spendo così e così ...

Perchè è vero che quando si hanno dei figli le cose si complicano, le paure aumentano ...
Perchè è vero che i soldi sono necessari per vivere e qualcuno deve pur guadagnarli (come ho letto nei commenti
al post di Lorenza e al post "Mi riduco al massimo" di Manager di MeStessa) ...
Perchè è verissimo che se si è ricchi è più facile fare downshifting ...

... però mi è già successo di notare - magari è un caso capitato solo a me - che quando si parla di pianificazione delle uscite di casa solo uno su dieci tiene traccia delle spese e ha idea di quanto spende annualmente per certe voci e su che cosa si può tagliare o no. (Non sto dicendo che non siano momenti economicamente difficili, ma che spesso mi è capitato di incontrare persone che non sapevano dove spendevano i soldi che guadagnano. E questo mi sembra un peccato, perchè per guagnarli vi stavano investendo la loro vita).

Per finire e provare a rispondere a Lorenza, io credo che alla fine la società non farà downshifting "in massa" ma che dove si farà spazio a un ragionamento aperto rispetto a chi si vuole essere valutando attentamente costi e benefici, motivazioni individuali e obblighi sociali (valutazione che non vieta a nessuno di darsi la risposta che più gli si adatta) saranno forse un po' più accettate socialmente certe risposte e certe scelte individuali (e forse anche i Lombardo Veneti inside potranno dirsi "sto a casa con i figli, e questo tempo vale "x € di risparmio tata + y € risparmio trasporti + z € di vita" ").


Detto questo, Lorenza, grazie.
Il libro è stata anche l'occasione per riprendere consapevolezza di un tratto di me stessa ....

"Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne [...] Sono persone che non hanno radici molto profonde, per mille ragioni, e potrebbero spostarsi, cambiare la propria vita, molto rapidamente, soffrendo quanto basta (ogni cambiamento è comunque una lacerazione), ma trovando la cosa anche affascinante, divertente, avventurosa. Probabilmente quelli così hanno radici interne, cioè non sono radicate tanto nel mondo fuori di loro quanto piuttosto direttamente a se stesse. La zolla che consente loro di vivere se la portano dietro." (Perotti, Adesso Basta, pag. 110)

Questo post è dedicato all'amica F. e all'amico M.


2.12.09

Intervallo - Grazie a tutte....

Sto lavorando sul post sul downshifting e sul blogstorming di Genitori Crescono per il tema di dicembre, il gioco,
ma stamattina mi sono resa conto di dovervi ringraziare tutte:
chi ha commentato,
chi ha condiviso,
chi ha letto e mi ha pensato,
chi mi ha scritto in privato.

Tutte avete tolto un po' di peso dalle mie spalle.

Seppur stanca, mi sento alleggerita, oggi, e ho voglia di dedicarmi a seminare (come scrive Lorenza), a sistemare i miei cocci (per dirla alla PiattiniCinesi), a dedicarmi prospettive (come mi ha coacchiato Ioia), a lottare nella mia "lunga notte dell'innovatore", come scrive Flavia, perché voglio crederle quando dice: "credo che i momenti più difficili siano solo la transizione verso qualcosa di incredibilmente migliore"... (devo soltanto cercare di non pretendere di finire tutto oggi .... :-) )

Per questo, per voi, per chi è stanca (con un pensiero speciale a Valentina e al suo Blackout):

quest'immagine, queste parole, questa musica.

Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

(Fabrizio De Andrè, Le Nuvole, 1990)

30.11.09

ci sono giorni

in cui ti svegli e il mal di testa pulsa già alle tempie

in cui ti rendi conto che un'amica che ti è cara come il sole vive un giorno importantissimo e tu stai a 300 km di distanza a lottare con una scadenza voluta da altri e riesci a malapena a telefonarle

in cui non hai la forza di aprire l'armadio e metti la stessa maglia e lo stesso paio di jeans che ormai arrancano da cinque giorni


in cui vorresti che qualcuno ti chiedesse se qualcosa non va, ma tanto sai che ti guarderebbero stupiti e direbbero "proprio tu, che sei così forte?"


in cui la notte è stata torturata da 7 o più pianti (ci sono circostanze in cui anche Tracy Hogg fallisce ...) - che tu sia accorsa o meno (magari perchè, pur di farti riposare, è andato un generoso e stravolto MrWolf)


in cui vorresti disinstallare quel tuo microchip interno che ti obbliga ad essere così organizzata, così efficente, ad avere sempre la dannata soluzione
per tutto

in cui spaccheresti tutto perchè non hanno preso tua figlia al nido o al baby parking


in cui andresti dal sindaco a fargli mangiare il bando per l'asilo, perchè quando ti può essere accanto solo un nonno su quattro i bandi dovrebbero diventare carta straccia


in cui anche il sorriso più bello e la risata più argentina della Pulce che ondeggia sull'altalena ti strappano a chissà quali meditazioni


in cui vorresti soltanto "un amico qualunque con cui bere un caffè"

in cui patisci questo sole pallido che va a letto tanto presto e vorresti metterti in pigiama e fare lo stesso, invece di pensare se devi fare qualcosa di urgente ...


... ci sono giorni in cui vorresti non essere Silvietta, con la sua storia, i suoi perchè, i per come, il mal di schiena e la tendenza a fare tutto da sé, come un dannato e antipatico Caterpillar,


ma lo sei.


Allora metti su un sorriso, abbracci MrWolf, annusi LaPulce,
scavi nel profondo (dove sai di ricordarti che c'è anche del bello nell'essere te stessa)

e vai avanti.

Chissà,
forse è che non hai nessuna intenzione di arrenderti, come qualcuno teme,
forse è che alla fine te ne freghi di tutto, come ti hanno già rimproverato,
forse semplicemente è il timore che basti un attimo a perdere tutto.

27.11.09

di Momcamp, viaggi, incontri e .. accessori per auto


Sabato mattina, in piena reazione al blues novembrino, sono partita, Pulcemunita, destinazione: Momcamp di Torino.

Io e la Pulce sole in automobile per 260 km, tra andata e ritorno.

LaPulce per i primi 45 minuti è stata piuttosto esigente, contenta della nuova posizione del suo seggiolino auto (finalmente girato in avanti, visto che ha superato i 10 kg.): abbiamo cantato, lallato, le ho passato giochi e oggetti preparati apposta per il viaggio, abbiamo fatto gara di pernacchie ...

Poi, si è addormentata.

Ho tirato un sospiro di sollievo, tra i fumi del mal di testa da tensione.... ed è arrivata la nebbia. A banchi. Rallentando, mi sono resa conto che era la prima volta che io e lei facevano un viaggio così lungo da sole ma anche che guidavo con la nebbia in autostrada ... e ho sperato in bene.

Sapevo che non era “solo” il Momcamp che stavo raggiungendo, ma me stessa: raggiungere quella parte di me stessa che sa e può dirsi "guarda, ce la faccio" ...

Raggiunto, con sollievo, il MomCamp, ho caricato laPulce sullo zaino e mi sono gettata tra gli interventi.

Tra questi, bimbisicuramente.it, che - dopo cotale viaggio - non poteva non colpirmi.

Ha presentato alcuni dati su cui non mi ero mai soffermata. Purtroppo non trovo il powerpoint della presentazione e cito a memoria.

Ogni giorno, 30 bambini rimangono coinvolti (feriti o uccisi) in incidenti stradali.

Gli incidenti che coinvolgono i bambini avvengono nel 75% dei casi in tragitti inferiori ai 3 km.

Da un'indagine a campione svolta da bimbisicuramente (con appostamenti fuori dalle scuole materne), la situazione è più o meno questa:

- a Roma, il 71% dei bambini non viaggia in maniera sicura in auto (o manca il seggiolino o il bambino non è legato)

- a Milano, il 56%

- a Torino, il 51%.

Motivi?

Tragitto breve, bimbo che capriccia, poco tempo per legare il bambino ecc.

Ho avuto due flash:

uno, di me. Quando laPulce ha iniziato a fare storie per la cintura e il seggiolino e io con voce ferma e sicura le ho detto "guarda, dobbiamo proprio prendere la macchina e in macchina si viaggia così..." (sarà per questo che NonnoNicotina dice che sono una mammaDura(maDolce)?).

Nella stanchezza, nella difficoltà delle lotte (metti la giacca, e lotti, metti il maglione, e lotti, metti le scarpe, e lotti, carichi lo zaino, e lotti, carichi in auto, e lotti, metti sul seggiolino e lotti ....), mi sono sempre detta che su questo non potevo transigere o derogare, per un semplice motivo: che io, se accadesse qualcosa, anche se il viaggio fosse di soli 100 metri, non saprei perdonarmelo. Di conseguenza...

l'altro flash, di una conoscente. Che proprio la settimana scorsa mi diceva le seguenti cose: "guarda, ho girato il seggiolino, anche se non pesa ancora 10 kg, perché faceva storie e poi no, non lo lego, tanto andiamo solo dal ..." (a esattamente 3 km. di distanza).

Io, che di natura non riesco a pronunciare pareri decisi, anche se li ho ben meditati, temendo di infrangere l'altrui libertà, me ne sono stata zitta, ho mugolato un "ah" (ok, lo so, si può pensare lo stesso che giudico, ma tant'è ...).

Ma sabato ho capito che è stato un errore.

Perché la mentalità si cambia se se ne parla, se lo si dice sempre, se non ci si arrende di fronte alle stanchezze. Almeno per le cose da cui può dipendere un danno fisico considerevole.

Per questo, ho deciso di scrivere questo post, anche se avrei voluto parlare di notti difficili, di stanchezze, di downshifting e scelte di vita (chiedere aiuto, forse...).

Magari è solo un piccolo contributo, ma eccolo qui....

Incontro decisamente più allegro, che mi ha rischiarato la giornata, è stato quello di Miralda de Il cucchiaino di Alice. Miralda è proprio come il suo blog: allegra, gentile, carina, insomma, una che ti entusiasma con le sue idee!


Purtroppo, da MammaPiovra Colibrì, già che ero a Torino, come mi accade spesso, ho voluto fare troppe cose: vedere l'amica A. e andare in Ikea, per cui per il resoconto sul Momcamp non mi resta che mandarvi qui.

20.11.09

Compiti a casa - esercizi per mamme (piccolo post di autoanalisi)

... sollecitata da domande spinose (ma affettuose) che io mi stia facendo risucchiare da un vortice di sensi di colpa per via che congelo le pappe ( ;-) ),

ispirata dall'ultimo post di My,

un po' incuriosita dalla lettura di Bianca,

ed in ferma reazione al Blues novembrino (come ribattezzato da Silvia GC), ecco i miei compiti a casa (in versione riassunta!), nella forma di post decisamente poco serio!


Domanda: Ma, oltre ad allevare ed educare i tuoi figli in modo ineccepibile, pensi mai a te stessa?


Risposta: mhm, bè potrei dire praticamente sempre (sono piuttosto egoriferita!).
Già solo per il fatto che mentre lavoro non riesco a pensare ad altro che .. al lavoro! (contrariamente, ripeto, a quello che mi avevano detto "vedrai, sarai molto più capace di vedere le cose in maniera relativa" .. hmh già, io!!)
... e poi ci sono sempre i momenti in cui LaPulce dorme (brevi ma intensi!)... anche se a volte i bei libri che fanno pensare un po' a se stessi ... fanno passare il sonno!!

..Ehi, chi ha detto che allevo la Pulce in maniera ineccepibile? già solo il fatto che viene educata Fiftyfifty fa di me una "mamma part time e pure un po' distratta", e non una MammaCheAllevaInManieraIneccepibile! (ma questi pensieri, meriterebbero un post ad hoc, perdonatemi la superficilità con cui tocco e sorvolo l'argomento)

D: Ti piaci ancora quando ti guardi allo specchio? E cosa vedi in quello specchio? Trovi il tempo per chiacchierare con le tue amiche davanti ad un caffè oppure al telefono?

R: Si, superata la fase Panda, direi quasi più di prima, soprattutto da quando ho comprato una fantastica crema idratante!
Con il telefono non sono un granché (ma non lo ero neanche prima, neanche da single..bisogna tornare all'adolescenza per trovarmi a mio agio con la cornetta), però (a parziale discolpa) con le mail ho una fase piuttosto ... espansiva :-)

D: Pensi mai che i nostri figli cresceranno in un paese che fondalmentalmente sta diventando un paese di merda? Il tuo lavoro ti piace, riesci ancora ad appassionarti per le cose che fai?
Hai un'opinione politica? Leggi dei libri che non siano di puericultura o di psicologia infantile?
Pensi mai a cambiare casa, città, paese, continente?


R: ush domandone, eh?!? in rapida sequenza (se no ne esce un dossier):
SI,
mi piacciono entrambi i lavori che sto facendo (mannaggia! ecco perché sono così sclerata!) ma sto cercando di evolvermi (criptico, ma perdonatemi ... lavori in corso!),
si,
si,
si!

D: Quando è stata l'ultima volta che hai pensato cazzo, ho sbagliato?

R: ieri mattina. Ero entrata in una fase negativa dovuta al blues. E quando si scende dal letto con il piede sinistro, si manda tutto in m&%£a!

D: Hai ancora voglia di uscire con i tuoi amici e di stare fuori fino alle sei mattina?
Ti capita mai di bruciare la cena, di dipingere il bucato di improbabili gradazioni, di mandare a fuoco una camicia mentre stiri, di non riuscire a passare il mocio sui pavimenti per più di tre giorni di fila?

R: ma chi ha mai pensato di passare il mocio tre giorni di fila?!?!
... il mio rapporto con il mocio è ispirato al più complesso sentimento di amore-odio: quando l'ho comprato (9 mese di gravidanza) ho capito che erano ormai "enta e passa" gli anni sulle spalle e mi sono sentita.. vecchia! quindi... lo odio!!!!

Per quanto riguarda le uscite ..hmh ecco, non sono mai stata una tipa da sei di mattina, quindi mi rassegno a uno stiracchiatissimo 18 politico!

D: Hai pensato, almeno una volta da quando sei mamma, amore mio io ti amo più della mia vita ma certe volte sei davvero uno stronzetto/a insopportabile e porca zozza a me e a chi me lo ha fatto fare?

R: vale anche con i bimbi piccoli piccoli? e se l'ho pensato più di una volta mi linciate?

D: Che cosa c'è nel tuo frigorifero: solo alimenti e bevande politically correct oppure un po' qui e un po' lì fanno capolino le bottiglie di superalcoolici come nel mio?

R: questa domanda non si fa a chi attende da 18 mesi il suo bicchiere di Bayles!

D: Quand'è stata l'ultima volta che sei andata al cinema, a teatro oppure ad un concerto e ti sei alzata perchè avevi voglia di ballare?
R: qui, e ancora ribollo!

D: Che cosa ti fa scoppiare a ridere fino alle lacrime da non riuscire più a smettere?
E che cosa ti fa piangere fino allo sfinimento?

R:
Ridere: MrWolf, tutti i giorni. LaPulce, ogni mattino! molti blog e post, come questo o questo.
Piangere: le notti in bianco. Pensare che può andare tutto "male" contro la nostra volontà (vedi questo film).
Ma anche altro, per esempio stamattina piangevo leggendo un articolo sulla Strage di Marzabotto!


D: Ti capita mai di spendere una cifra allucinante per un paio di stivali, per una borsa o per un vestito e di dirti massì chissenefotte?

R: ....avete presente certi attimi di dipendenza da ebay?

D: Quando hai fatto l'ultima volta qualcosa di pazzo, folle, sconsiderato,qualsiasi cosa che una mamma non farebbe?"

R: domanda non pervenuta...
Perché per certi versi la risposta è praticamente tutti i giorni ma...se sono mamma e se sto facendo una cosa folle, automaticamente diventa una cosa che una mamma farebbe. O no?

E, sempre per reazione, la colonna sonora di questo post è ... questa (attenzione, l'ascolto potrebbe causare dipendenza).

Ora a voi, qualcun'altro vuole condividere i propri compiti?