21.12.09

Una persona felice, una madre perfetta

Un dicembre, impegnativo, sui blog, almeno come spunti sull'identità e il ruolo di madre. Alcuni appunti che diventano il post di oggi sono sulla scrivania da un po' di mesi, ma il bilancio di Flavia, la ripresa di Marilde, l'episodio raccontato da Pocahontas e la riflessione di Lanterna mi hanno smosso a tentare di dar loro forma.

A farmi compagnia, in questi mesi, è stato un articolo comparso circa sei mesi fa su Elle Junior (ah, che letture impegnate ;-) ) in cui Isabelle Lortholary intervistava Stéphane Clerget, l'autrice di La mère parfait, c'est vous (in Italia, pubblicato in ed. Hachette e già splendidamente recensito da Silvia - Mammaimperfetta - appunto! ;-) - qui).
Nell'intervista, si diceva:
"Non si osa più attaccare una donna in quanto tale, ma si tende a incolparla nel suo ruolo di madre. [...]
Le donne dispongono oggi di mezzi per controllare la procreazione [...] Ma così vivono anche l'illusione di "fare" davvero un bambino, di fabbricarlo come oggetto. Ma è falso, perché non sono loro a dare la vita: è il bambino a prendersi quella delle donne, in buona parte. è lui che si serve della madre: in questo senso, è assolutamente autonomo già a partire dal concepimento."

Nei (molti) momenti in cui non sono all'altezza di quello che vorrei essere per LaPulce mi ripeto brevemente queste tre parole "vai bene tu" e mi calmo.
Il concetto, per me, non è solo quello di abbassare le mie aspettative su me stessa, ma si rifà a una lettura più complessa e profonda che mi ha dato molto alcuni anni fa, che ora spero di riassumere in maniera non troppo superficiale. Spero con questo di contribuire alla discussione.

Anni fa per un colpo di fulmine da libreria ho avuto l'opportunità di leggere il libro di James Hillmann "Il codice dell'anima" [
James Hillmann Il codice dell'anima (ed. or. The soul's code, 1996)].

In estrema sintesi: nel volume, Hillmann, portando ad esempio e a confronto numerose biografie rielabora un mito di PLatone (quello di Er, alla fine dell'opera la Repubblica), che riassume in questo modo:
Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. [...] la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.
Quindi, il libro esplora la teoria per cui ciascuno di noi è portatore di una ghianda che, attraverso la vita che si è scelta, intende perseguire la propria felicità (eudaimonia) con l'aiuto del proprio daimon.
Riguardo ai bambini e alla loro psicologia, voglio che ci togliamo i paraocchi dell'abitudine [...]. I bambini cercano di vivere due vite contemporaneamente, la vita con la quale sono nati e quella del luogo e delle persone in mezzo a cui sono nati. L'immagine di un intero destino sta tutta stipata in una minuscola ghianda, seme di una quercia enorme su esuli spalle. [...]
Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un'immagine che è l'essenza di quella vita e che la chiama a un destino. [...]

In sostanza, quindi, la persona ha una propria vocazione. Per realizzare questa vocazione, l'anima della persona ha scelto di nascere proprio in questa vita. Hillmann analizza esempi di vocazioni felici e infelici, di biografie eccellenti e di biografie distruttive, seguendo come metodo non tanto una logica ma le immagini di bellezza che la vita ci offre (vengono tantissimi dubbi, leggendola così semplificata, lo so).

Ovviamente, elaborando questo concetto, Hillmann analizza anche alcuni problemi sul ruolo dei genitori, che lo portano a scrivere:
Non è tua madre che continua a dominare la tua vita adulta, bensì l'ideologia che proclama che ciascuno di noi è stato determinato nelle prime ore dopo la nascita o nell'istante stesso della nascita, l'ideologia che sostiene a gran voce che una somma di minuscole cause e di effetti cumulativi conduce a quello che siamo oggi e come a nostra volta influiremo sui nostri figli. Tu sei la causa diretta di danni irreversibili alla vita dei tuoi figli [...]. Questa ideologia intrappola le madri nella superstizione parentale e i figli nel risentimento contro la madre. [...]
Questa esaltazione dei genitori e della madre in particolare, a scapito di tutte le altre realtà (sociale, ambientale, economica), mostra come la cieca venerazione di un archetipo possa cancellare il buon senso.


Quello che penso e credo della vita non si riduce a questi brani, ma quello che il libro mi ha dato e continua a darmi è che esiste una libertà di comprendere e realizzare quello che sono e sento dentro (anche quando non riesco a decifrarlo rapidamente e in modo chiaro: ci sono biografie di "colpi di fulmine" e biografie di "lenti corteggiamenti").
E se questa libertà esiste per me, esiste anche per mia figlia: lei stessa avrà tutti gli strumenti per perseguire la sua vocazione e uno degli elementi del suo progetto sarà stato proprio quello di aver avuto una mamma che perseguiva la sua vocazione, con i suoi atteggiamenti di valore o di difetto apparente. Perché quelli che possono apparire "difetti" - la passione per il lavoro, i ritardi cronici .... - saranno gli elementi che nella sua biografia la sproneranno a creare quella novità di cui lei sola è portatrice.

Non mi adagio sui miei difetti, non mi giustifico per le cose che so di voler e poter cambiare, non nego a mia figlia il bene di cui sono portatrice, ma non nego a me stessa gli angoli spigolosi (ahimè, ci sono anche questi ;-) ) che mi rendono unica, perchè renderanno unica anche lei.

Per questo, e finisco, sono tanto affezionata al Coaching di Flavia, perché penso che mia figlia potrebbe rinunciare ai pannolini lavabili, alla mia "famosa" MarcaFreezer, persino ai miei tetris, ma non a me soddisfatta di me, comprese tutte le mie inquietudini, ricerche e perenni progetti, persino se questo significa dover aver a che fare con una MammaColibrì! (l'ho detto!)


15.12.09

Fammi giocare ...

Fammi giocare, mammina mammina,
a sentire i rumori che fai in cucina.


Fammi giocare, quanti colori:

che forme hanno questi odori?


Fammi giocare, voglio scoprire,

un raggio di sole: dove va a finire?

Non darmi la chicco, non darmi cubotti:
fammi giocare con i tuoi occhi!


Dammi un minuto, un minuto soltanto
per farmi giocare con il tuo canto,
poi lasciami tentare a dirti parole
e lanciami in cambio sillabe nuove.


Fammi giocare, mammina mammina,

tirami al volo due parole in rima.


Dammi per gioco, lo faccio rotolare,
quel vasetto di yoghurt, non lo buttare!

Dammi per un istante e durerà una mattina,
quel sacchetto usato che fruscia in cucina.


Dammi per giocare quel grosso arancio,
più che cento palline lo lancio e rilancio.

Fammi giocare con il cesto delle meraviglie
sei tu che ci vedi solo stoviglie!


Fammi infilare le mie manozze
nel mazzo di chiavi che tu vedi sozze:
non senti, non senti proprio,
più di un carillon è magico il loro tocco!


Lo chiami gioco ma per me è scoperta:

non voglio un oggetto, ma la tua mente aperta!
tua, Pulce


Questo post partecipa al
blogstorming



Grazie all'amica L. per la definizione del cesto delle meraviglie!

4.12.09

il downshifting riletto da una downshifter-a-metà

Ho scoperto il libro "Adesso Basta" di Simone Perotti grazie a un post di Lorenza (qualche giorno prima che arrivasse l'ondata su tv, radio, giornali...).
Mi ha colpito l'idea di un pensiero "diverso" per ragionare sul lavoro, così l'ho regalato a MrWolf.
Alla fine l'ha letto MrWolf, l'ho letto io e ora nella mia testa si muovono sbattacchiando un po' di idee raccolte da tutti e due che vorrei provare a mettere giù...


Per iniziare devo dire che il libro mi è piaciuto: lo stile di Simone è fresco, anche entusiasta, allegro, di uno che si sta ancora sperimentando, che propone, innova, lancia, e che tutto sommato, fresco ancora del brivido della partenza, non ha voglia o tempo di esporre rigidamente un credo.

Devo anche sottolineare, però, che non siamo affatto i destinatari della sua proposta, come direi molti - purtroppo - oggi in Italia:
  • da un lato per il guadagno netto su cui vengono fatti i calcoli (Simone parla di guadagni netti annui compresi tra i 48.000 e i 76.500 euro l'anno - a testa),
  • dall'altro perchè abbiamo una figlia e perchè certe idee e certi progetti, al momento, li portiamo avanti sempre in due, quindi come disponibilità di tempo, energie, prospettive non siamo paragonabili ai single a cui fa riferimento Simone.
Però resto dell'idea che sia un libro interessante e, come l'ha definito Lorenza, salutare.

Salutare per la società, perché mi piace pensare che è tempo ormai perché si inizi a ragionare su modi diversi di vivere e di stabilire le priorità, di rispondere alla domanda "chi siamo".
Salutare per le mamme,
che downshifiting, come sottolinea Lorenza, spesso lo fanno già, per un motivo o per l'altro, rimodellando la propria vita non a vantaggio di un interesse personale ma di una nuova persona (tra l'altro, più "curiamo" le nuove persone, meglio va anche per la società, ma questa è un'altra storia, e l'ha scritto anche MdiMS qui).
Salutare per ciascuno
, perchè pur nella completa diversità di esperienze percepisco nella razionale esposizione della strategia di Simone un tratto interessante: utilizzare la nostra razionalità e le altre capacità a vantaggio di un progetto nuovo, il nostro. Per quanto si sia poi costretti a fare i conti con un numero veramente ristretto di sostenitori, per quanto poi spesso ci si sentirà soli, controcorrente.

"Uno studio condotto sul fenomeno del downshifting in Gran Bretagna rivela che le persone che hanno scelto di rinunciare agli obiettivi "convenzionali" e accettare salari più bassi e consumi ridotti spesso si sentono isolate, e che molti non-downshifter li considerano nel migliore dei casi degli esseri anomali" (Perotti, Adesso Basta, pag. 98).
La mia esperienza di "downshifter-a-metà" si è concretizzata come quella di Simone per una scelta, meditata, ragionata ma soprattutto "calcolata", ossia compiuta calcolatrice alla mano. Anche noi (spero che MrWolf mi perdoni se parlo anche di lui) ci siamo trasferiti dalla città in un piccolo centro in montagna e con il trasferimento abbiamo colto l'occasione per vivere diversamente il rapporto con il lavoro, il ruolo all'interno del nostro lavoro, altre passioni che si sono nel frattempo trasformate in lavoro.
Non abbiamo fatto quindi il percorso che propone lui, lavorare tantissimo prima per poi "mollare gli ormeggi" ma ridimensionato certi carichi e incarichi nel quotidiano (con il problema poi di gestire le passioni che si sono trasformate in lavoro e tendono a "risucchiare" ... ma questa è un'altra storia ...).

Il ridimensionamento "costante" continua a sembrarmi la via più fattibile e realistica (senza nulla togliere al valore profetico di "Adesso Basta"): part time, telelavoro, nuove professioni ... perchè a breve sulle strade ci saranno troppi mezzi per riuscire a muoversi ancora e sarà sempre più necessario guardare con attenzione a come usiamo le ore della nostra giornata.

Anche per questo, l'aspetto della proposta di Simone con cui ho sentito tantissima affinità (saranno le origini genovesi) è il discorso della pianificazione finanziaria. Ossia di allearsi con la calcolatrice (ed excel, magari) per ragionare su quello che serve per vivere. E provare a invertire il ragionamento lavoro qui-vivo qui - quindi spendo così e così ...

Perchè è vero che quando si hanno dei figli le cose si complicano, le paure aumentano ...
Perchè è vero che i soldi sono necessari per vivere e qualcuno deve pur guadagnarli (come ho letto nei commenti
al post di Lorenza e al post "Mi riduco al massimo" di Manager di MeStessa) ...
Perchè è verissimo che se si è ricchi è più facile fare downshifting ...

... però mi è già successo di notare - magari è un caso capitato solo a me - che quando si parla di pianificazione delle uscite di casa solo uno su dieci tiene traccia delle spese e ha idea di quanto spende annualmente per certe voci e su che cosa si può tagliare o no. (Non sto dicendo che non siano momenti economicamente difficili, ma che spesso mi è capitato di incontrare persone che non sapevano dove spendevano i soldi che guadagnano. E questo mi sembra un peccato, perchè per guagnarli vi stavano investendo la loro vita).

Per finire e provare a rispondere a Lorenza, io credo che alla fine la società non farà downshifting "in massa" ma che dove si farà spazio a un ragionamento aperto rispetto a chi si vuole essere valutando attentamente costi e benefici, motivazioni individuali e obblighi sociali (valutazione che non vieta a nessuno di darsi la risposta che più gli si adatta) saranno forse un po' più accettate socialmente certe risposte e certe scelte individuali (e forse anche i Lombardo Veneti inside potranno dirsi "sto a casa con i figli, e questo tempo vale "x € di risparmio tata + y € risparmio trasporti + z € di vita" ").


Detto questo, Lorenza, grazie.
Il libro è stata anche l'occasione per riprendere consapevolezza di un tratto di me stessa ....

"Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne [...] Sono persone che non hanno radici molto profonde, per mille ragioni, e potrebbero spostarsi, cambiare la propria vita, molto rapidamente, soffrendo quanto basta (ogni cambiamento è comunque una lacerazione), ma trovando la cosa anche affascinante, divertente, avventurosa. Probabilmente quelli così hanno radici interne, cioè non sono radicate tanto nel mondo fuori di loro quanto piuttosto direttamente a se stesse. La zolla che consente loro di vivere se la portano dietro." (Perotti, Adesso Basta, pag. 110)

Questo post è dedicato all'amica F. e all'amico M.


25.10.09

Dalla tetta al piatto - parte 1

LaPulce ha attraversato - come raccontavo qui - varie tappe di allattamento fino a raggiungere, tra la fine del quarto e l'inizio del quinto mese un equilibrio ragionevole (per me e per lei).

In quello stesso periodo - però - la ragazza ha anche iniziato ad allungare le sue manozze verso le cose ... e in particolare quelle cose un po' colorate un po' profumate che la sua mamma e il suo papà sembravano mettere in bocca con tanto entusiasmo.


Silvietta, allora, ha
cercato timidamente di avanzare la prospettiva di "assaggi" di frutta o altro al controllo sanitario.
"Assolutamente no, fino al sesto mese il bambino rifiuta qualunque cosa sia diversa dal latte materno"

"Ehm, ecco, si, ho sentito, ma veramente allunga le mani, prende. ..."


"Non è possibile, lo avrà scambiato per un gioco, sicuramente non ha voglia di lasciare laTetta.
E poi se anche provasse a darle della frutta grattata, non avendo la bambina ancora sviluppato il meccanismo della deglutizione si sentirebbe soffocare e rifiuterebbe lo svezzamento per chissà quanto tempo. Probabilmente fino all'anno.
Bisogna aspettare che abbia compiuto sei mesi. Ci sentiamo quando manca una settimana ai sei mesi".


(...probabilmente Silvietta aveva ancora troppo poco pelo sullo stomaco per affrontare con dignità certi scambi di opinioni con il personale sanitario che si occupa di bambini).

Ora, parliamone.

Silvietta non ha mai pensato di aver sviluppato la telepatia con la gravidanza o il parto.
Nè Silvietta si è mai augurata di diventare una mamma che "lo sa" a priori (la famosa MammaSuperEgo di Rapè su Veremamme).
E d'altra parte, dopo decenni di studi si può dare ormai per scontata la capacità di Silvietta di leggere (e apprendere e anche magari condividere) le raccomandazioni dell'OMS in merito ad allattamento naturale e svezzamento.
Silvietta poi era (ed è) perfettamente cosciente del rischio di trasferire la propria stanchezza rispetto all'allattamento su un presunto desiderio di svezzamento delLa Pulce.
Però riteneva piuttosto improbabile che certi segnali potessero essere oggetto di fraintendimento
(avrei letto dopo quello che Serena ha sperimentato con Pollicino, peccato, perché mi avrebbe consolidata nella mia lettura dei segni).
E, diciamolo, forse avrebbe anche accettato di parlarne, se non fosse stata gelata da quel "Non è possibile" (ah, no?!?!).

Lo ripeto sempre, per me ogni scelta ha diritto di esistere, purchè si rispettino i bisogni e le esigenze di tutti coloro che ne sono interessati (ergo, Pulce compresa), ossia purché non diventi un asettico a-priori.

.... perchèpppperò....

La faccia delLa Pulce che addentava e rosicchiava un gioco qualunque era di un certo tipo.
Diciamo così. :-|


La faccia delLa Pulce che leccava la mela di Silvietta era più o meno così:
:-D
... seguita da sguardo luminoso verso mamma ("cielo, che roba!") altra leccata, altra faccia così :-D e via dicendo ...

Per tutto questo - e per una propria e sana intima convinzione che assaggiare cose nuove non avrebbe devastato il suo legame con LaPulce - dopo un discorso molto sensato con la pediatra delLaPulce, Silvietta (ai cinque mesi e mezzo delLaPulce) ha deciso che forse era il caso di provare.

E questo è stato il risultato del primo giorno di "novità".


... e ora picchiatemi per il mio Super Ego ;-)

21.10.09

Intervallo - Recensire un libro in una frase - Tracy Hogg

Questo post è sulla punta delle dita da un po' di tempo ....

Ho letto il libro di Tracy Hogg "Il linguaggio segreto dei neonati" quando LaPulce aveva ormai 4 mesi. Per alcuni versi avrei voluto leggerlo prima, per altri sono contenta di averlo letto quando potevo confrontarmi con scelte e impressioni già formate e rafforzarmi con le dolci parole di Tracy.

Una volta ho sentito dire che se un libro non ti ha lasciato niente, hai perso il tuo tempo.
Del libro di Tracy voglio dire solo una cosa: a me è bastata una frase per capire che non avevo perso il mio tempo:
"Inutile dire che noi non viviamo a Bali".

Con questo, non voglio dire che non mi piacerebbe vivere a Bali (:-D) nè che non provo rispetto e forse anche profonda invidia per chi sa fare scelte più "naturali" di quelle che riesco a fare io (si veda per esempio il dossier di Uppa in merito al sonno), ma che questa frase, e lo stile di Tracy in generale, mi ha fatto bene all'anima consentendomi di accettare, accogliere e "sfruttare" meglio persino i miei ... limiti.


Chi volesse invece una recensione più seria, o farsi un'idea più completa del libro può trovarla da:

Caia - su Tracy Hogg
Caia - in merito all'allattamento
Caia -
sul sonno
Caia - sull' Attività

Genitori Crescono - su Tracy Hogg
Genitori Crescono - in merito al sonno
Genitori Crescono -
ancora sul sonno
Genitori Crescono - sull'allattamento da un lato solo

Mamma Felice
Mamma Felice - in merito al sonno

Mamma in 3 D - sul metodo E.A.S.Y.



... e può anche dare un'occhiata a tutti i commenti su questo post di Wonderland.


30.9.09

Le parole sono importanti!


"Chi parla male, pensa male, e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
Michele, Palombella Rossa - Nanni Moretti (1989)



Sarà che nonostante tutto sto vivendo un periodo molto razionale (controllato?), sarà che il blog è un'ottima palestra - commenti compresi - che mi sprona a formulare con chiarezza il mio pensiero, è un po' di tempo che questa scena mi gira in testa ...

Da quando c'è LaPulce, infatti, penso sempre di più a quanto è importante quello che dico e come lo dico: a quanto, in negativo e positivo, posso creare o rovinare!

Nei primi mesi della sua vita, MrWolf mi faceva sempre riflettere su quanto fosse importante raccontarle quello che le stava accadendo per "tenerla insieme", come lo ha efficacemente descritto Asha Phillips nel suo fortunatissimo "I no che aiutano a crescere".


Un’altra cosa che facciamo, forse meno coscientemente, è “tenere unito” il neonato mentalmente, interpretare le sue azioni per lui e dar loro significato. Il famoso psicoanalista postkleiniano Wilfrid Bion parla del compito dei genitori di “contenere” emotivamente il bambino. Spiega che, quando un neonato bombardato da sensazioni e sentimenti che possono sopraffarlo, il ruolo della madre è di prenderli dentro di sé ed elaborarli per poi riproporli al bambino in una forma più accettabile, di tradurre insomma qualcosa di intollerabile in qualcosa che può essere gestito. Supponiamo per esempio che il bimbo pianga perché ha mal di pancia. La madre lo calma parlandogli, spiegandogli che è solo un po’ d’aria, lo prende in braccio , gli dà dei colpetti sulla schiena, lo aiuta a ruttare. Il bambino, che magari sentiva di essere sul punto di disintegrarsi, si sentirà sorretto, tenuto insieme, tranquillizzato e soddisfatto.
Asha Phillips,
I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, 2003.

Crescendo lei e crescendo io e aumentando le relazioni, ho scoperto di essere molto sensibile al fatto che le parole, con la Pulce, venissero utilizzate correttamente, per "descrivere" cose, sentimenti ed emozioni, per "gestire" le situazioni, ma non per "etichettarle" e catalogarle. Mi sono ritrovata quindi con piacere a leggere e rileggere più volte questo post di Silvia e Serena - Genitori Crescono e a cercare di seguirne i consigli - e a farli seguire, cosa a volte più difficile.

In sostanza, voglio essere ottimista e cerco di descrivere i comportamenti delLaPulce in maniera se possibile oggettiva e positiva: quindi, via libera a espressioni come "tenace, curiosa, vispa"... cercando di eliminare dal mio vocabolario giudizi negativi e di lasciare alLa Pulce tutta la libertà di formare con il tempo il proprio carattere e di non trovarsi già imbrigliata - a neanche un anno! - dentro il Personaggio dedito al vizio "x".

Quando però non ci riesco, e sento
un termine negativo salirmi alla punta della lingua, da buona analitica riflessiva, a parte cercare di trovare velocemente qualcosa di positivo con cui sostituire il giudizio, devo guardarmi dentro per notare quante etichette sono ormai appiccicate sulle mie spalle.

E allora, complici gli ultimi percorsi di Flavia sull'intelligenza emotiva, inizio a sperare che sia anche per me l'occasione buona di crescere su questo nodo cruciale e di imparare a descrivere i fatti e me stessa, soprattutto nelle cose che vivo, utilizzando termini neutri, se non addirittura positivi :-), per scoprire nuove cose di me, per darmi l'occasione di diventare ancora diversa, di crescere ancora un po', di darmi nuovi obiettivi, anche se sono così "estranei" al PersonaggioSilvietta per come - fino ad oggi - è stato "etichettato" e "semplificato" dagli altri (e da me stessa!) ....
insomma, per usare le parole in maniera appropriata ... non solo per non fare ripetizioni quando scrivo un post!

22.8.09

Mamma Piovra e la sindrome del colibrì

Non riesco a ricordare una data precisa, ma so per certo che giorno dopo giorno, cambiamento dopo cambiamento - complice anche una certa determinazione all'indipendenza di entrambe - è svanito il bisogno di una mia presenza fisica costante da parte delLaPulce.
Così magicamente ho ripreso l'uso delle due braccia. Fascia-marsupio-sdraietta-cuscinoneBoppy ecc., tante canzoni, qualche piccolo show e ... voilà, ecco le due mani e le due braccia per sbrigare in metà tempo tante piccole cose...

Ma, nel mio caso,
quando LaPulce mi ha dato il modo di gestirmi almeno qualche momento (più o meno lungo) della giornata, l'ebrezza della ri-conquistata libertà ha comportato una mia improvvisa presunzione di essere diventata wonderwoman e di poter pretendere di fare mille cose in un lampo. E così qualche volta mi sono ritrovata a girare per la stanza sbattendo le ali come un colibrì impazzito con mille cose tra le mani, come se fossi una piovra. Altro che scelta delle priorità!!!

Un osservatore esterno mi avrebbe colto con una pentola sul fuoco con mezzo soffritto, i guanti appesi al lavandino, 1/2 lavastoviglie caricata e metà delle pentole da finire di lavare, il pc acceso per verificare un pezzo di lavoro che mi è improvvisamente venuto in mente di controllare (malefici insights), i calzini spaiati da portare in camera, la roba fuori dalla lavatrice ma non ancora stesa, il ferro da stiro attaccato e la mente altrove ... mentre LaPulce, fino a questo momento intrattenuta da un canto di mammà, ha improvvisamente deciso di perdere la pazienza.

Ecco, questi sono i momenti in cui mi detesto...
Che fare, ALLORA?

Attaccare a cantare la canzone preferita delLa Pulce e nel frattempo, a velocità doppia (tipo disco da 33 giri fatto andare come un 45 giri.... ) iniziare, come Teseo con il filo di Arianna, a riavvolgere il filo, rifacendo in maniera inversa il percorso di tutti i lavori lasciati a metà, fino a colmare ogni spazio e a ripristinare l'ordine, soprattutto mentale.
E poi, Pulce permettendo, permettermi un caffè - rigorosamente decaffeinato - sedendomi con lei sul tappetone, per rischiararmi la mente e riprendere a fare le cose una alla volta, priorità dopo priorità, sperando che le ricadute della sindrome di colibrì siano sempre meno....

9.8.09

Dopo tanto leggere e pensare, il mio lungo outing sull'allattamento a richiesta ...

Come ho scritto qui, quando io e LaPulce siamo state dimesse dall'ospedale l'invito-ingiunzione-istruzione era di allattare a richiesta. Ero abbastanza informata – grazie al corso Preparto - e mi ero in qualche modo convinta del fatto che “La maggior parte dei bambini è pienamente in grado, basandosi sulla propria fame, di succhiare più o meno spesso e più o meno a lungo per ogni singola poppata.”(Ministero della Salute)
Convinta, cioè, che il neonato si autoregola.

... Questo non vuol dire che riuscissi ad esserne sempre consapevole, anzi, come scrive My varie domande mi frullavano in capo... “Ma no! il latte materno non è mai uguale a se' stesso, a volte più nutriente, a volte meno, lui si regola. Lui SA. Si' ma io no!!!! IO devo sapere!!! ogni quanto? e per quanto? ”....

Dopo sei mesi di esperienza, dopo aver superato fatica, dolori, ragadi e aver scoperto la tenerezza e la relazione che si crea con l'allattamento, credo di poter dire che nel mio caso, l'autoregolazione non ha funzionato.

Intendiamoci, il passaggio da uno stile di allattamento rigido ad orari ad uno stile di allattamento a richiesta è importante, è un bel cambiamento di mentalità sociale: Allattando a richiesta, infatti, continua il Ministero della Salute "la mamma riuscirà ad adeguare la propria produzione secondo le richieste del suo bambino, sempre che questo abbia la possibilità di alimentarsi quando vuole e si attacchi correttamente e quindi efficacemente al seno materno".

Senza dubbio, il fine del Ministero e dei siti di riferimento per la migliore gestione dell'allattamento materno (per i riferimenti, potete vedere sul blog di Silvia Mammaimperfetta o di Silvia e Serena Genitori Crescono) è quello di aiutare le mamme che vogliono allattare al seno e che, sviate dai pediatri con le "aggiunte" o da usi familiari - come biberon di acqua o tisane ecc., impediscono una frequente suzione del seno inibendo così la produzione di latte.

Però, per come l'ho vissuta io, l'allattamento a richiesta va benissimo se c'è qualche problema nella produzione di latte o se il bambino è particolarmente piccolo o pigro. Va benissimo come mentalità, come indicazione.

Ma - ad oggi – visto che oggettivamente posso ritenermi fortunata perché sono riuscita a produrre il latte necessario senza nello stesso tempo essere tormentata da una sovrapproduzione (leggetevi un po' la guida di Raperonzolo ) - nutro un po' di dubbi sulla modalità di massa con cui mi è stato proposto e che ho provato a seguire per un paio di mesi.

Per LaPulce, infatti, nata “in carne” e con appetito, la tecnica l'autoregolazione era più o meno così come l'ha genialmente descritta Tutto doppio +1 (peccato averti letta solo adesso, mi sarei risparmiata tanto nervoso!! per chi può, leggete tutto!):

L’allattamento a richiesta funziona così: tuo figlio piange, e tu per tutta risposta gli dai la tetta. Sempre.
Quello che non ti viene detto, ma che se sei un pò sveglia scopri molto presto, è che tuo figlio nell’arco della giornata piange un indefinito numero di volte. [...]
E in mezzo a tutte queste volte, può anche essere che pianga perché ha fame, o sete.
Tu ovviamente, salvo saltuaria e inattesa botta di culo, non capisci subito perché sta piangendo.
Quindi, appurato che non è sporco, fai ciò che ti hanno detto di fare: gli dai la tetta (e per sporco si intende che tuo figlio ha grosso modo raggiunto il peso specifico del piombo in prossimità di un buco nero, causa pannolino stracolmo di rifiuti organici/tossici).
Davanti a tale proposta, al neonato non resta che fare una delle seguenti cose:
a. ha fame, quindi mangia (poppante felice)
b. non ha fame, quindi non mangia (poppante non felice)
c. non ha fame, ma mangia lo stesso, così siam tutti felici e comunque con la crisi qui non si butta via niente (poppante diplomatico) ....

Nel caso mio e delLaPulce la mia inesperienza e la sua diplomazia hanno generato un cocktail poco felice...

... in pratica, finchè avevo le ragadi (che mi sono durate fino alla fine del puerperio, 40 giorni) e per sopravvivere al dolore cercavo di distanziare le poppate, di usare il ciuccio ecc., vivevo piena di sensi di colpa e di ansie (oddio, inibirò la produzione, cielo ma non starà crescendo ecc. ecc. - n.d.r. grazie al cielo MrWolf mi aiutava poichè è preziosamente razionale e ironico e la Pulce cresceva al ritmo di 250 grammi a settimana che rendevano la crescita praticamente visibile ad occhio nudo, per non parlare dei pannolini che bagnava ... e del numero di lavatrici!!, ma il senso di colpa .. restava). Quando poi le ragadi si sono rimarginate, e ho smesso l'uso dei paracapezzoli, anche vittima della suggestione dei balzi di crescita – per cui ad ogni pianto temevo di dover soccorrere un bisogno reale per una ulteriore crescita delLa Pulce, ho deciso di iniziare – finalmente?! - a praticare l'allattamento a richiesta e sono finita in un altro girone di sensi di colpa....

Perché l'allattamento a richiesta praticato come mi avevano detto si è rivelato, come più giustamente lo definiva mia madre, un allattamento su proposta.

Ogni volta che non capivo, che non sapevo ... voilà, tetta. LaPulce a volte mi guardava dubbiosa a volte ... faceva la diplomatica. Chissà che pensava...

Siamo andate avanti così un mese e mezzo.

LaPulce è passata dal 75° al 90° percentile e io avevo perso la capacità di fidarmi quando MrWolf mi diceva “esci, ci penso io a lei, per almeno due ore e mezza non ha bisogno di te”.

Mangiava così spesso che non riuscivo a crederci. E allora non uscivo o se uscivo, uscivo con l'ansia di tornare dopo un'ora, massimo, e se ritardavo (un parcheggio più lungo, un semaforo rosso...) rientravo in casa con una tale scarica di adrenalina da farmi pentire di essere uscita.... per trovare – spesso – LaPulce che dormiva B E A T A.

Quoto Serena: Tutto ciò l’ho vissuto come spesso fanno le donne, in modo conflittuale. Sentendomi in colpa per un’ora di libertà ritagliata un pomeriggio, e sentendomi una pessima madre per il fatto di volermela ritagliare quell’ora di libertà. E i sensi di colpa non aiutano.

Ripeto, sono stata fortunata perché non ho avuto problemi di produzione né LaPulce ha avuto problemi di crescita. Soltanto, i sensi di colpa, la pressione di dover essere sempre presente, sempre a disposizione mi hanno reso ancor più pesante la solitudine e l'allattamento (per trovare compagnia, mi leggevo Mammasterdam, l'intervista a Wonderland, lo speciale su GenitoriCrescono ....).

Perchè alla fine il fatto è che le norme e i suggerimenti per l'allattamento a richiesta funzionano per fare di te una “macchina da latte” ma non a costruire quella che per me era ed è la cosa più importante: una relazione tra due persone, me e LaPulce, fatta si, anche di nutrimento, ma anche della mia e della sua serenità. Sarò cinica, sarò egoista perchè il latte ce l'ho avuto e non ci sono dovuta passare – e chiedo scusa a chi si trova in una condizione diversa - ma ho sempre pensato che io, personalmente, preferivo il latte artificiale alla perdita della mia serenità. E tuttora non so se un biberon avrebbe davvero fatto sentire me, Silvietta, tanto più in colpa di questa prigione. O se le volte che l'ho consolata solo con coccole e ciuccio ho davvero danneggiato questa speciale relazione tetta-bimba. Certo, dipende da come sei.

Forse, vorrei essermi sentita libera di scegliere io il male minore per me, per noi.

Intendiamoci: credo che ci siano mamme e bimbi per cui l'allattamento a richiesta è bellissimo e senza dubbio utilissimo e vitale. E credo che chi non ha potuto scegliere e si è vista imporre in ospedale il latte artificiale è sicuramente stata più danneggiata di me.

Ma so anche che per me e LaPulce questo modello “dall'alto” è stato .. troppo.

Come ogni storia, c'è un lieto fine, una fine (anche se temporanea)... questa si è materializzata nella pediatra che -sentendo il mio disagio - mi ha consigliato ed aiutato (con il quotidiano sostegno di MrWolf) a passare da 9-10 poppate a 5, creando spazi e tempi perchè io e LaPulce giocassimo, riposassimo, passeggiassimo ... e soprattutto ci prendessimo il tempo per capire qual era davvero il problema o il disagio.

“Cercando di essere genitori perfetti, il cui bambino non si sente mai frustrato, a volte interpretiamo troppo presto i suoi bisogni, prima che abbia avuto il tempo di assaporare la propria sensazione. Attribuiamo significato al principio di un bisogno, con la conseguenza, magari, di privare il bambino dell'esperienza di provare davvero e appieno quella sensazione. Vogliamo proteggere nostro figlio, ma in realtà finiamo a volte per sottrargli la sua stessa esperienza. [...] Magari siamo incapaci di tollerare l'attesa, che consentirebbe sia al bambino sia a noi stessi di capire cosa è più vantaggioso. Non sappiamo dire “no” alla richiesta del bambino, ma nemmeno alla nostra interpretazione di quella richiesta.” Asha Philipps, I no che aiutano a crescere, 1999, Feltrinelli, Milano.

29.7.09

Ancora dei pannolini lavabili: dall'organizzazione del lavaggio alle valutazioni

Vi ho lasciate raccontandovi come ho scelto i pannolini lavabili e come li uso. Ora viene la parte più scabrosa (astenersi stomaci deboli): l'organizzazione del lavaggio e casalinga.

L'organizzazione del lavaggio e la gestione degli odori

In un mondo perfetto, il fasciatoio sarebbe accanto a lavatrice, wc e secchio, risparmiandomi un giro ... In sostanza, ogni tot di tempo (spesso, un'ottima cosa da fare tenendo LaPulce in braccio mentre fa il ruttino), prendo la bacinella e divido il "carico": pannolini e inserti nel secchio, raccattapupù nel wc o nella spazzatura (quelli solo "bagnati", si asciugano e ritornano "inodori").

Per gli odori, invece, dei pannolini - soprattutto i primi mesi, quando la cacca è tanta e tanto liquida (adesso, con le pappe, per noi è tutto molto più facile) - ho notato che lasciandoli a bagno con il detersivo per la lavatrice ed eventualmente dell'aceto l'odore si annulla.
In alcuni momenti particolari (terzo quarto mese, non chiedetemi perchè), a volte, ho preferito risciacquare a mano alcuni pannolini.
In generale, la porta del bagno resta chiusa. Ma credo sia superfluo dirlo :-)
Un giorno si e un giorno no, faccio la lavatrice per il cotone a 60° (dopo averli strizzati con i guanti), spesso aggiungendo asciugamani o altro cotone bianco. Ecomamma è stata molto più precisa nel descrivere come lavare correttamente i pannolini lavabili, quindi vi mando direttamente da lei.

Volete sapere se questo lavoro è fastidioso? A volte, ma non è molto diverso dalle sensazioni che ho provato usando gli usa e getta: purtroppo, anche se è pupù santa delLaPulce puzza lo stesso tantissimo - com'è logico aspettarsi da una dieta esclusivamente a base di latte ....
Come regola personale e familiare, aggiungerei, non siamo mai stati rigidi, abbiamo sempre tenuto almeno due o tre usa e getta come riserva e per alcune occasioni.

In viaggio
Siamo stati via da casa già tre volte per periodi da una settimana a 10 giorni: due volte ci siamo portati via i pannolini lavabili (almeno 10), una volta, siamo partiti solo con gli usa e getta e i due pannolini lavabili notturni (ma prendevamo un aereo).
Gli unici fattori discriminanti che considero sono la presenza di una lavatrice funzionante, il volume (i lavabili occupano tanto spazio nel bagaglio) e un minimo di pianificazione per riuscire a stenderli in tempo utile.

Pregi e difetti per LaPulce
LaPulce ha dimostrato di essere abbastanza tollerante a tutte le soluzioni, anche se a lungo andare gli usa e getta (credo per via dello strato che trattiene l'umidità) le irritano la pelle.
In questi casi, le metto tanta crema, la faccio giocare nuda (su un tappeto plasticoso) e mi attrezzo per asciugare!
Quest'attività la tengo anche spesso presente per farla muover un po' senza i pannolini lavabili, che sono particolarmente grossi - soprattutto per le piccole dimensioni dei primi mesi - difetto che però tende a svanire con la crescita delLaPulce e, ovviamente, di tutti i bambini (anche se non me la sento di lanciarmi in affermazioni generaliste).
I pannolini notturni sono ottimi per la notte (appunto!), secondo me perchè oltre a non irritare la pelle, tengono LaPulce in una sorta di abbraccio.

Last but not least, dicono che i bambini, sentendo di più il bagnato con i pannolini lavabili, tendono a imparare prima a stare senza e a spannolinnarsi da soli. Speriamo.... diciamo che rispetto a questo, sto soltanto investendo, ma non ho ancora le prove.

Spero di aver dato un quadro generale dell'organizzazione che ci siamo dati per questo aspetto della cura delLa Pulce.

Riprendendo il post sul Primo mese e il senso di alcuni commenti, voglio ribadire che non sono una fanatica dell'uno o dell'altro approccio, ma soltanto sottolineare che quella che poteva essere una scelta faticosa si è rivelata invece una splendida risorsa anche per me, un modo per affrontare l'ondata d'urto del primo mese appoggiandomi a un piccolo gesto quotidiano tanto salutare per la mente.

28.7.09

Ancora dei pannolini lavabili: dalla scelta all'organizzazione del cambio

Nel post precedente accennavo al fatto che la gestione dei pannolini lavabili, nel mio caso, non ha rappresentato un onere in più quanto un'occasione di mantenere una sana piccola quotidianità.

Provo ora, per rispondere alle domande che mi fate nei commenti, a descrivere come ho organizzato questa quotidianità, che mi ha fatto e fa tuttora tanta "compagnia" (anche se, per fare onore a Mamma Cattiva, devo ammettere che preferirei 10 libri in più sul comodino, ma c'è tempo e tempo...).

La scelta e l'acquisto
Le motivazioni per decidere di usare i pannolini lavabili sono già state descritte: economia, ecologia, salute. In dettaglio, sul web se ne occupano il sito pannolini lavabili e ecomamma. A me ha aiutato anche molto la lettura del post che canneoryfamily ha dedicato al riguardo (anche se critico) e di tutti i commenti.
Una volta imbarcati nell'avventura occorreva però scegliere marca e modello. Non ho più la tabella in excel con cui facevo il confronto, ma ricordo che alla fine ero indecisa tra questo sito e quest'altro.
A fare l'ultima scelta è stato però il caso: i pannolini lavabili sono
stati l'unico acquisto fatto prima della nascita delLaPulce (tutto il resto, grazie al cielo e grazie a generosi amici e parenti, è stato ricevuto in prestito) e ci sono stati regalati. Chi ce li ha regalati è potuto andare direttamente al negozio di Bologna della Popolini per osservare i materiali e la praticità dei modelli.

Ho scartato come idea i "tutto in uno" perché più lenti ad asciugare (da noi fa freddino) e più costosi, e mi sono orientata verso i prefold. In sostanza: mutandina impermeabile, pannolino, inserto e carta ecologica "raccattapupù". Grazie alla generosità di chi ci ha fatto il regalo, ne ho ricevuti 20 e ho potuto provare 3 modelli.


U
ltrafit - il modello "base", ottimo. Viene venduto un kit già pronto con 8 pannolini da giorno e 2 da notte, tutti e 10 con il loro inserto. Asciuga veloce.
Onesize - un bel modello, con i bottoni, molto facile da usare.
Panda - il modello più morbido ma anche quello con cui mi sono trovata peggio perchè il velcro, più morbido, ha smesso da subito di funzionare.

L'utilizzo dei pannolini e il momento del "cambio"
Quando leggevo che per cambiare LaPulce avrei dovuto usare 4 pezzi invece di 1 ero molto spaventata. Mi dicevo: ma ce la farò? Avrà senso?

Provo quindi a descrivere nel dettaglio che cosa accade in casa mia.
Apertura della tutina e del body, come da copione.

La mutandina in microfibra, impermeabile, si chiude con il velcro. Si cambia raramente e quindi, al momento del cambio resta "sotto" il sedere delLaPulce, aperta a triangolo. Come se la pulce avesse già le mutandine, tutto qui. (uno strato in meno)

Si apre quindi il pannolino, si toglie il foglio di carta biologica "raccattapupù", che si butta, si tolgono pannolino e inserto,
si pulisce LaPulce e si riparte.
In sostanza, aperta la mutandina, io inserisco un "trio" che ho già preparato: pannolino, inserto e raccattapupù. Il "trucco" è stato imparare a stendere per l'asciugatura ogni pannolino vicino ad un inserto, così da mettere nel cassetto del fasciatoio i due pezzi già montati (ed ecco spiegato come si possa facilmente fare un cambio con 4 pezzi).
A lato del fasciatoio, tengo una bacinella in cui metto i due pezzi divisi: da un lato i raccattapupù (spesso piuttosto spiacevoli da maneggiare) e dall'altro i pannolini da lavare.
In un mondo perfetto, avrei il fasciatoio in bagno. Nel mio caso, è in camera delLa Pulce, quindi ogni volta che riesco devo portare la bacinella in bagno dove avviene la distribuzione: cacca nel wc, pannolini nel secchio (in attesa della lavatrice).

A breve, l'organizzazione del lavaggio e la gestione degli odori.

20.7.09

Allattare? che tenerezza!!!

E' difficile descrivere che cosa componga la tenerezza dell'allattamento: se il gioco di sguardi, il calore dell'abbraccio, il placarsi del pianto della mia bimba.
Ho deciso di condividere con voi alcune parole con cui uno psicoanalista immagina che un bimbo pensi se stesso mentre allatta. Per me sono state un ottima immagine. Buona lettura.

"A un tratto il mondo si raccoglie. Diventa più piccolo, placido e dolce. Quel guscio protettivo allontana le vaste distese vuote. Tutto si trasforma. Affiora una vaga promessa. L'altalena delle pulsazioni dolorose si attenua. Anche se sono ancora lì, in agguato, pronte a scatenarsi di nuovo.
Da qualche parte, tra i confini e il centro stesso della tempesta, un'attrazione magnetica richiama a sè le cose. Due calamite si cercano, si toccano, per poi saldarsi strettamente.
Nel punto di contatto, inizia un nuovo ritmo veloce. Cavalca le ondate pulsanti della tempesta. Questo nuovo ritmo è avido e breve. Tutto si sforza di consolidarlo. Ad ogni pulsazione una corrente fluisce verso il centro. La corrente riscalda il ghiaccio. Raffredda il fuoco. Scioglie il nodo e placa la violenza delle pulsazioni finché queste non cessano del tutto.
Il nuovo ritmo assume un andamento placido e lento. Il resto del mondo si rilassa e segue la scia. [...] come una luce incantata, riportano in vita ogni cosa."
Daniel N. Stern Diario di un bambino
Da un mese a quattro anni, il mondo visto da un bambino. Milano, Mondadori, 1990 (tit. or. Diary of a Baby)

16.7.09

Allattare? che dolore!!!

Allattare mi ha fatto venire, da subito, due ragadi, il cui dolore si è unito e sovrapposto a quello dell'attacco (tipico delle primipare, dicono).

E' vero ed è sicuramente giusto dire che la comparsa delle ragadi dipende in gran parte dall'attacco del bambino.
Ma .. permettetmi uno sfogo personale: una volta che una mamma si è fatta controllare da 10 diverse infermiere del nido che hanno verificato la correttezza dell'attacco, continuare a dirle, quando chiede consiglio e aiuto, che "il bambino sarà stato attaccato male", significa lasciarla ancora più sola, con il suo male, a chiedersi dove ha sbagliato.

A quanto pare, non c'è mai male abbastanza grande che non possa essere condito con un po' di sano
senso di colpa.

Forse, sarò io
sbagliata, senza questo senso di colpa e senza l'idea, inculcatami al corso preparto, che le ragadi passano da sole, non avrei aspettato 15 lunghissimi giorni (150 poppate a destra e 150 a sinistra) prima di farmi aiutare a usare i paracapezzoli e a trovare una crema che non mi desse allergia.

L'unica certezza che ho è che come tutte le esperienze di
dolore vissute insieme ha reso me, MrWolf e LaPulce più uniti e più forti. E che, con i paracapezzoli, anche le ragadi più estese, si rimarginano.

Allattare? che fatica!!!

Questo post è un omaggio alle mamme bloggers.

Come scrivevo nell'altro post, complici i dolori e i malesseri tipici del post parto, non ho iniziato ad allattare spinta dal sacro furore materno, ma quasi più per il fatto che veniva dato per scontato e che avrebbe fatto bene allaPulce.

Le prime due settimane l'adrenalina mi ha trasformato in una SuperDonna. E soprattutto, continuavo ad andare avanti dicendomi che prima o poi il male ai capezzoli durante la suzione sarebbe finito, e che ce l'avrei fattta (Poi Passa, ha scritto Elasti-)

Poi.
Poi una notte, il sangue.
Poi i capezzoli spaccati da due aperture a mezza luna.
Poi il crollo.

Non ne potevo più. Del dolore 10 volte al giorno per un'ora. Delle telefonate in cui mi dicevano "la bambina cresce, quindi devi solo sopportare e lasciare il seno al vento, passerà". Del vagare per casa intontita dalla stanchezza, dal dolore, sgorgando latte come la DeaKalì. Della ricerca di spiegazioni per le ragadi e di sentirmi rispondere "è il bambino attaccato male".

E ho capito che resistere non era sufficiente.
che stavo perdendo con la Pulce la possibilità di vivere con dolcezza anche i nostri primi giorni insieme.
che dovevo chiedere aiuto.
Sono tornata al post di SilviaMammaimperfetta sulle dimissioni e ho chiesto aiuto nell'unico posto in cui sapevo di poter trovare risposte non scontate alle mie domande.
E' così è stato.
I commenti delle mammebloggers mi hanno sostenuto, nutrita, consolato, assolto, incoraggiato, dato fiducia e speranza che un giorno allattare sarebbe stato solo tenerezza (tanto che Valentina si è sentita addirittura di raddoppiarla!).

Silvia, come sempre, ha saputo anche donarmi un pizzico di magica emozione da conservare per tutto il puerperio
"
Devi trovare un tuo equilibrio di serenità. Ma non stare nel guscio solo in attesa che tutto passi, stai anche in ascolto del miracolo che hai tra le braccia."

E così, grazie a Silvia, Flavia, Viviana, My, BStevens, Vale, Itmom,
alla fine, la fatica è passata davvero!


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