4.12.09

il downshifting riletto da una downshifter-a-metà

Ho scoperto il libro "Adesso Basta" di Simone Perotti grazie a un post di Lorenza (qualche giorno prima che arrivasse l'ondata su tv, radio, giornali...).
Mi ha colpito l'idea di un pensiero "diverso" per ragionare sul lavoro, così l'ho regalato a MrWolf.
Alla fine l'ha letto MrWolf, l'ho letto io e ora nella mia testa si muovono sbattacchiando un po' di idee raccolte da tutti e due che vorrei provare a mettere giù...


Per iniziare devo dire che il libro mi è piaciuto: lo stile di Simone è fresco, anche entusiasta, allegro, di uno che si sta ancora sperimentando, che propone, innova, lancia, e che tutto sommato, fresco ancora del brivido della partenza, non ha voglia o tempo di esporre rigidamente un credo.

Devo anche sottolineare, però, che non siamo affatto i destinatari della sua proposta, come direi molti - purtroppo - oggi in Italia:
  • da un lato per il guadagno netto su cui vengono fatti i calcoli (Simone parla di guadagni netti annui compresi tra i 48.000 e i 76.500 euro l'anno - a testa),
  • dall'altro perchè abbiamo una figlia e perchè certe idee e certi progetti, al momento, li portiamo avanti sempre in due, quindi come disponibilità di tempo, energie, prospettive non siamo paragonabili ai single a cui fa riferimento Simone.
Però resto dell'idea che sia un libro interessante e, come l'ha definito Lorenza, salutare.

Salutare per la società, perché mi piace pensare che è tempo ormai perché si inizi a ragionare su modi diversi di vivere e di stabilire le priorità, di rispondere alla domanda "chi siamo".
Salutare per le mamme,
che downshifiting, come sottolinea Lorenza, spesso lo fanno già, per un motivo o per l'altro, rimodellando la propria vita non a vantaggio di un interesse personale ma di una nuova persona (tra l'altro, più "curiamo" le nuove persone, meglio va anche per la società, ma questa è un'altra storia, e l'ha scritto anche MdiMS qui).
Salutare per ciascuno
, perchè pur nella completa diversità di esperienze percepisco nella razionale esposizione della strategia di Simone un tratto interessante: utilizzare la nostra razionalità e le altre capacità a vantaggio di un progetto nuovo, il nostro. Per quanto si sia poi costretti a fare i conti con un numero veramente ristretto di sostenitori, per quanto poi spesso ci si sentirà soli, controcorrente.

"Uno studio condotto sul fenomeno del downshifting in Gran Bretagna rivela che le persone che hanno scelto di rinunciare agli obiettivi "convenzionali" e accettare salari più bassi e consumi ridotti spesso si sentono isolate, e che molti non-downshifter li considerano nel migliore dei casi degli esseri anomali" (Perotti, Adesso Basta, pag. 98).
La mia esperienza di "downshifter-a-metà" si è concretizzata come quella di Simone per una scelta, meditata, ragionata ma soprattutto "calcolata", ossia compiuta calcolatrice alla mano. Anche noi (spero che MrWolf mi perdoni se parlo anche di lui) ci siamo trasferiti dalla città in un piccolo centro in montagna e con il trasferimento abbiamo colto l'occasione per vivere diversamente il rapporto con il lavoro, il ruolo all'interno del nostro lavoro, altre passioni che si sono nel frattempo trasformate in lavoro.
Non abbiamo fatto quindi il percorso che propone lui, lavorare tantissimo prima per poi "mollare gli ormeggi" ma ridimensionato certi carichi e incarichi nel quotidiano (con il problema poi di gestire le passioni che si sono trasformate in lavoro e tendono a "risucchiare" ... ma questa è un'altra storia ...).

Il ridimensionamento "costante" continua a sembrarmi la via più fattibile e realistica (senza nulla togliere al valore profetico di "Adesso Basta"): part time, telelavoro, nuove professioni ... perchè a breve sulle strade ci saranno troppi mezzi per riuscire a muoversi ancora e sarà sempre più necessario guardare con attenzione a come usiamo le ore della nostra giornata.

Anche per questo, l'aspetto della proposta di Simone con cui ho sentito tantissima affinità (saranno le origini genovesi) è il discorso della pianificazione finanziaria. Ossia di allearsi con la calcolatrice (ed excel, magari) per ragionare su quello che serve per vivere. E provare a invertire il ragionamento lavoro qui-vivo qui - quindi spendo così e così ...

Perchè è vero che quando si hanno dei figli le cose si complicano, le paure aumentano ...
Perchè è vero che i soldi sono necessari per vivere e qualcuno deve pur guadagnarli (come ho letto nei commenti
al post di Lorenza e al post "Mi riduco al massimo" di Manager di MeStessa) ...
Perchè è verissimo che se si è ricchi è più facile fare downshifting ...

... però mi è già successo di notare - magari è un caso capitato solo a me - che quando si parla di pianificazione delle uscite di casa solo uno su dieci tiene traccia delle spese e ha idea di quanto spende annualmente per certe voci e su che cosa si può tagliare o no. (Non sto dicendo che non siano momenti economicamente difficili, ma che spesso mi è capitato di incontrare persone che non sapevano dove spendevano i soldi che guadagnano. E questo mi sembra un peccato, perchè per guagnarli vi stavano investendo la loro vita).

Per finire e provare a rispondere a Lorenza, io credo che alla fine la società non farà downshifting "in massa" ma che dove si farà spazio a un ragionamento aperto rispetto a chi si vuole essere valutando attentamente costi e benefici, motivazioni individuali e obblighi sociali (valutazione che non vieta a nessuno di darsi la risposta che più gli si adatta) saranno forse un po' più accettate socialmente certe risposte e certe scelte individuali (e forse anche i Lombardo Veneti inside potranno dirsi "sto a casa con i figli, e questo tempo vale "x € di risparmio tata + y € risparmio trasporti + z € di vita" ").


Detto questo, Lorenza, grazie.
Il libro è stata anche l'occasione per riprendere consapevolezza di un tratto di me stessa ....

"Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne [...] Sono persone che non hanno radici molto profonde, per mille ragioni, e potrebbero spostarsi, cambiare la propria vita, molto rapidamente, soffrendo quanto basta (ogni cambiamento è comunque una lacerazione), ma trovando la cosa anche affascinante, divertente, avventurosa. Probabilmente quelli così hanno radici interne, cioè non sono radicate tanto nel mondo fuori di loro quanto piuttosto direttamente a se stesse. La zolla che consente loro di vivere se la portano dietro." (Perotti, Adesso Basta, pag. 110)

Questo post è dedicato all'amica F. e all'amico M.


17 commenti:

  1. Grazie a te per queste belle riflessioni. Commento a casaccio, partendo dalla fine. Mi ha fatto sorridere la tua ultima citazione, è una di quelle in cui mi sono più ritrovata. Condivido anche la tua visione di un modo diverso di lavorare, che è poi una prospettiva di massima applicabile da tutti e possibile. E' bello poter leggere queste storie, e avere (a posteriori) persone che possono capire e condividere sul serio le tue scelte.

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  2. Grazie per questo post: non conoscevo questa parola, se non per 'sentito dire', e mi riconosco parecchio in questo modo di vivere.

    Ho sempre pensato che la mia strada di mamma fosse quella di occuparmi di Dafne per almeno i suoi primi 2 anni di vita. Così ho fatto delle scelte forti, che mi hanno portata ovviamente a non lavorare più nel modo tradizionale.
    Nello stesso tempo, però, lavorare mi piaceva, e quindi mi sono inventata un lavoro da casa (più che altro la fortuna è stata avere una professionalità che potesse essere gestita in questo modo, perchè se avessi fatto la panettiera, la vedevo dura...).

    Io sono tanto felice della mia vita.
    E non lo dico per sbatterlo in faccia alle altre donne, anzi... lo dico sempre solo con l'intento di testimoniare che la felicità è possibile per tutti.

    Oggi siamo mediamente poveri.
    Non viaggiamo, non usiamo l'auto se non per brevi spostamenti, non facciamo shopping... eppure posso dirti che a me non pesa per niente.
    Abbiamo la cosa che per noi era il dono più grande: il tempo.
    E per me avere tempo vale più di mille giornate di shopping compulsivo.
    Adesso che mio marito è in cassa integrazione (e quindi siamo ancora più poverelli :) ), stiamo davvero realizzando entrambi che a noi piace vivere così, con un profilo bassissimo, passando tanto tempo insieme.
    Siamo poveri, ma privilegiati!

    E spero che l'anno nuovo possa aiutare mio marito ad attuare a sua volta una scelta forte, memore di questa cassa integrazione, perchè anche lui ha bisogno di riprendere in mano la sua vita come ho potuto fare io grazie a lui.

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  3. Ecco... letto il post, seguiti tutti i link... mi ritrovo in un certo disordine di riflessioni sparse...
    Il primo istinto è "non mi sento pronta"... poi ci penso bene ed in realtà, in modo graduale, il mio downshifting-a-metà in fondo l'ho un po' fatto anche io, spinta come molte dalla maternità... Diciamo che il mio potrebbe essere un ds-a-un-quarto-scarso...
    Sono un po' scettica nei confronti dei profeti, ma mi dici che il libro non è in stile predicatore di una verità rivelata...
    Il concetto di fondo è decisamente condivisibile ed appartiene a molte mamme l'averlo sperimentato in modo naturale.
    Grazie per il motivo di riflessione.

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  4. MC: Cmq ho trovato la parola per definire la mia aspirazione a una vita più "semplice". Si chiama downshifters:
    http://www.diogenemagazine.eu/home/index.php?option=com_content&view=article&id=255:downshifting-del-radersi-pelo-per-pelo&catid=14:psicologia&Itemid=53
    Non sono poi così sola a pensarla così. Come vedi ci sono movimenti in merito...
    Se hai modo e anche per starmi vicino dimmi cosa ne pensi...bacio

    Il Doc: Avevo già letto qualcosa su questi movimenti... ma il mio proverbiale scetticismo mi fa notare che...guarda caso...chi fa queste scelte è gente con un cospicuo gruzzolo alle spalle (viste le precedenti professioni)...quindi molta moda e poca sostanza. La vita di tutti i giorni è un'altra cosa...

    MC: La vita di tutti i giorni non può dare tutto questo spazio al lavoro. Sono disposta a farlo per un tempo determinato ma poi dobbiamo far rientrare le cose e dare spazio al tempo necessario a seguire i bambini. Se tu non fossi stato in grado di seguire i bambini al mio posto, perché il tuo lavoro richiedeva lo stesso tempo del mio, come avremmo fatto? E soprattutto in futuro credi che possiamo permetterci di seguire i bambini che crescono, così poco? Quando inizieranno le scuole e inizieranno a sentire i richiami dell'"altro" e del "diverso" noi dobbiamo esserci. Non può esserci una baby sitter a rispondere. Io non voglio esserci SEMPRE ma voglio accompagnarli o prenderli a scuola. Voglio seguirli e con questi ritmi non capisco come. Per questo cerco una soluzione nella riduzione delle aspettative.

    :) qualche mese fa...

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  5. come premessa, grazie a tutte, avete commentato con passione, aggiungendo "carne al fuoco" che è quanto di meglio potessi sperare. Credo che più si medita, sull'argomento, più ne traiamo vantaggio tutti, anche quelli che decideranno di fare diversamente :-)

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  6. @ Lorenza: la stessa frase? bè, una bella e felice coincidenza! sono contenta che le riflessioni sparse avessero un senso, ci sarebbero state milioni di cose da dire... e alla fine ho fatto sintesi :-)

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  7. @ MammaFelice. Intanto, grazie.
    grazie perchè condividi la tua storia, la tua vita e le tue scelte senza giudicare e con una gratuità sorprendente.
    E poi perchè dici quello che nella mia bocca sarebbe suonato forse stonato e che invece penso vada detto: si possono fare scelte "dure" e si può voler rivendicare la propria felicità anche quando si sa e non si può negare il prezzo che si paga per quella felicità.
    grazie

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  8. @Silvia GC: wow... sono fiera di aver portato riflessione in quel calderone di idee che è la fucina di genitoricrescono!! :-)
    il tuo commento mi aiuta a sottolineare ancora una volta quello che per me è il buono del libro: riportare alla scelta individuale, non a un movimento a cui aderire. Se per me downshifting è una pausa pranzo con mio marito, anche questa è una scelta possibile e comunicabile. Come scelta.

    Per quanto riguarda lo stile ... ehm per me è così, però sento per onestà di doverti dire che per MrWolf un po' di stile profetico c'è ...

    un abbraccio s.

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  9. MC:
    mi stupisci sempre. SEMPRE.

    "Per questo cerco una soluzione nella riduzione delle aspettative."

    grazie della condivisione e del tuo cammino in cui vuoi al tuo fianco. Le soluzioni e le scelte verranno giorno per giorno

    grazie, un abbraccio, silvietta

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  10. eccomi qui
    anch'io sto meditanto circa 24/24 sul tema.

    il problema mio è che si tratterebbe prima di AZZERAshifting (neologismo) ossia di rinunciare di botto ad un tempo pieno di 40 ore e relativo buon stipendio, per POI ricostruire chissà cosa e chissà come.

    no, il part time non esiste

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  11. che bella discussione sul mio libro... grazie alla padrona di casa e a chi l'ha letto. Se posso... alcune considerazioni rapide:
    - io penso in modo libero, dico quel che sento e voglio. La scelta l'ho fatta anche per poter fare questo senza condizionamenti. Se questo suona come stile profetico o da guru... mi spiace. Il guru però è uno che dice che la verità è la sua e ti invita a seguirlo. Io nel libro spiego che ognuno ha la sua e quel che conta è il metodo...
    - i soldi: non è vero che questa è una scelta snob da ricchi. Io vivo con 10mila euro all'anno, la mia casa costa 50mila euro e me la sono messa a posto tutta io; la mia macchina l'ho comprata su ebay per 8mila euro; non avrò la pensione; ho soldi da parte per 5 anni se butta male male, poi basta; non sono ricco di famiglia, non ho proprietà. Insomma, è una scelta vera e ci tengo molto che sia chiaro. E' la mia vita.

    Condivido pienamente quel che dice la padrona di casa, e cioé che qui i conti li ho fatti su stipendi da 1600, 2500, 3500 euro al mese. Ma quel che conta è lo schema. Ognuno vede quel che lo rgiuarda e prende il buono.

    Ultimo punto: i figli. Io nel libro sono stato cauto. Però vi assicuro mi sono arrivate centinaia di email di gente che l'ha fatto con figli, due, tre, sei mesi lavora lei alla cassa di una GS, sei mesi lavora lui, vivono dove costa poco, consumano pochissimo, autoproducono molto... Insomma, i lettori sono più ottimisti di me.

    Un caro saluto!!
    ciao. simone perotti (autore di "Adesso Basta")

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  12. cara My,
    è un passo critico quello che descrivi. Non so, ho un cuore di pecora e un cuore di leone. Il primo fa tutti i discorsi "di paura" sui soldi, la sicurezza ecc., il cuore da leone dice che c'è l'azzera shifting e prima c'è - forse - anche la lotta, la costruzione di nuovi progetti. CHissà. Hai provato a sentire Paola Liberace? il libro però potrebbe comunque essere di buona compagnia :-)

    coraggio, a presto,s.

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  13. caro Simone,
    che emozione ieri sera scoprire che eri passato! le tue considerazioni sono molto bene accette, ovviamente arricchiscono e specificano aspetti su cui ho tagliato corto o sono andata giù con l'accetta.

    ti confermo che per me la lettura è stata piacevole e l'ho presa proprio come lettura di uno schema e di un'autobiografia.

    a me ora la palla per decidere in che modo attuare l'avventura e darle gambe.

    intanto, ancora complimenti e buon viaggio, che ci sta sempre.

    a presto, spero,
    silvietta

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  14. molto vero questo post, che leggo solo ora. persone che vivono al limite hanno poco da fare downshifting., ma quello che è importante è il capovolgimento di prospettiva di cui parli. bisogna darsi come obiettivi cose sostanziali (affetti, stile di vita, valori, tempo, passione) e in base a quelli cercare di costruire la propria vita, anche a piccoli passi

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  15. @Piattini, grazie a te del passaggio, anche perchè con il tuo dono di centrare il concetto giusto mi aiuti ancora una volta a focalizzare quello su cui voglio impegnarmi, "capovolgere la prospettiva" e capire quali sono gli obiettivi sostanziali!
    grazie
    a presto, silvietta

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  16. Ciao Silvietta.
    Dopo così tanto tempo ho scoperto questo tuo post. Scusa il ritardo.
    Secondo me, come dice Piattini, downshifting è una parola che, calata nelle nostre rispettive realtà, può voler dire molte cose.
    Che restare a casa a fare la mamma, dopo un iniziale periodo di scoramento, può diventare una scelta di vita soddisfacente.
    Che è utile mantenere una macchina sola in famiglia, magari di un modello poco costoso. Che non è male viaggiare solo in treno per lavoro, scegliendo gli itinerari più economici. Riciclare, non sprecare, non esibire. E questo vale per tutti i portafogli. Sono livelli di downshifting diversi. E poi magari così saltano fuori spese "importanti" per es. per l'educazione dei figli o una bella vacanza.

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  17. Ciao Manager! grazie della visita! non ti scusare per il ritardo, non sono mica un treno, il bello del blog è proprio questo: le cose sono qui e aspettano.. che ci siano persone che ripensano con intelligenza e danno idee e prospettive nuove alle cose scritte.
    anche oggi rileggendo quanto scrivi mi dicevo, oh, che bello un altro modo, sempre migliore di dire le cose. Non esibire. Ma soprattutto sapere far saltare fuori le spese "importanti".

    Ma non è che stiamo dicendo che ci mancano le lezioni e gli apprendimenti di economia domestica degli anni 60?
    scherzi a parte, credo proprio che andremo avanti solo proponendo sempre nuove idee e nuovi stili, di modo che sempre più persone provino a guardare il loro stile di vita da una prospettiva diversa... per scoprire che magari si può davvero indossarlo "dall'altro lato".

    grazie ancora del tuo passaggio e della tua ricchezza
    a presto silvietta

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