21.12.09

Una persona felice, una madre perfetta

Un dicembre, impegnativo, sui blog, almeno come spunti sull'identità e il ruolo di madre. Alcuni appunti che diventano il post di oggi sono sulla scrivania da un po' di mesi, ma il bilancio di Flavia, la ripresa di Marilde, l'episodio raccontato da Pocahontas e la riflessione di Lanterna mi hanno smosso a tentare di dar loro forma.

A farmi compagnia, in questi mesi, è stato un articolo comparso circa sei mesi fa su Elle Junior (ah, che letture impegnate ;-) ) in cui Isabelle Lortholary intervistava Stéphane Clerget, l'autrice di La mère parfait, c'est vous (in Italia, pubblicato in ed. Hachette e già splendidamente recensito da Silvia - Mammaimperfetta - appunto! ;-) - qui).
Nell'intervista, si diceva:
"Non si osa più attaccare una donna in quanto tale, ma si tende a incolparla nel suo ruolo di madre. [...]
Le donne dispongono oggi di mezzi per controllare la procreazione [...] Ma così vivono anche l'illusione di "fare" davvero un bambino, di fabbricarlo come oggetto. Ma è falso, perché non sono loro a dare la vita: è il bambino a prendersi quella delle donne, in buona parte. è lui che si serve della madre: in questo senso, è assolutamente autonomo già a partire dal concepimento."

Nei (molti) momenti in cui non sono all'altezza di quello che vorrei essere per LaPulce mi ripeto brevemente queste tre parole "vai bene tu" e mi calmo.
Il concetto, per me, non è solo quello di abbassare le mie aspettative su me stessa, ma si rifà a una lettura più complessa e profonda che mi ha dato molto alcuni anni fa, che ora spero di riassumere in maniera non troppo superficiale. Spero con questo di contribuire alla discussione.

Anni fa per un colpo di fulmine da libreria ho avuto l'opportunità di leggere il libro di James Hillmann "Il codice dell'anima" [
James Hillmann Il codice dell'anima (ed. or. The soul's code, 1996)].

In estrema sintesi: nel volume, Hillmann, portando ad esempio e a confronto numerose biografie rielabora un mito di PLatone (quello di Er, alla fine dell'opera la Repubblica), che riassume in questo modo:
Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. [...] la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.
Quindi, il libro esplora la teoria per cui ciascuno di noi è portatore di una ghianda che, attraverso la vita che si è scelta, intende perseguire la propria felicità (eudaimonia) con l'aiuto del proprio daimon.
Riguardo ai bambini e alla loro psicologia, voglio che ci togliamo i paraocchi dell'abitudine [...]. I bambini cercano di vivere due vite contemporaneamente, la vita con la quale sono nati e quella del luogo e delle persone in mezzo a cui sono nati. L'immagine di un intero destino sta tutta stipata in una minuscola ghianda, seme di una quercia enorme su esuli spalle. [...]
Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un'immagine che è l'essenza di quella vita e che la chiama a un destino. [...]

In sostanza, quindi, la persona ha una propria vocazione. Per realizzare questa vocazione, l'anima della persona ha scelto di nascere proprio in questa vita. Hillmann analizza esempi di vocazioni felici e infelici, di biografie eccellenti e di biografie distruttive, seguendo come metodo non tanto una logica ma le immagini di bellezza che la vita ci offre (vengono tantissimi dubbi, leggendola così semplificata, lo so).

Ovviamente, elaborando questo concetto, Hillmann analizza anche alcuni problemi sul ruolo dei genitori, che lo portano a scrivere:
Non è tua madre che continua a dominare la tua vita adulta, bensì l'ideologia che proclama che ciascuno di noi è stato determinato nelle prime ore dopo la nascita o nell'istante stesso della nascita, l'ideologia che sostiene a gran voce che una somma di minuscole cause e di effetti cumulativi conduce a quello che siamo oggi e come a nostra volta influiremo sui nostri figli. Tu sei la causa diretta di danni irreversibili alla vita dei tuoi figli [...]. Questa ideologia intrappola le madri nella superstizione parentale e i figli nel risentimento contro la madre. [...]
Questa esaltazione dei genitori e della madre in particolare, a scapito di tutte le altre realtà (sociale, ambientale, economica), mostra come la cieca venerazione di un archetipo possa cancellare il buon senso.


Quello che penso e credo della vita non si riduce a questi brani, ma quello che il libro mi ha dato e continua a darmi è che esiste una libertà di comprendere e realizzare quello che sono e sento dentro (anche quando non riesco a decifrarlo rapidamente e in modo chiaro: ci sono biografie di "colpi di fulmine" e biografie di "lenti corteggiamenti").
E se questa libertà esiste per me, esiste anche per mia figlia: lei stessa avrà tutti gli strumenti per perseguire la sua vocazione e uno degli elementi del suo progetto sarà stato proprio quello di aver avuto una mamma che perseguiva la sua vocazione, con i suoi atteggiamenti di valore o di difetto apparente. Perché quelli che possono apparire "difetti" - la passione per il lavoro, i ritardi cronici .... - saranno gli elementi che nella sua biografia la sproneranno a creare quella novità di cui lei sola è portatrice.

Non mi adagio sui miei difetti, non mi giustifico per le cose che so di voler e poter cambiare, non nego a mia figlia il bene di cui sono portatrice, ma non nego a me stessa gli angoli spigolosi (ahimè, ci sono anche questi ;-) ) che mi rendono unica, perchè renderanno unica anche lei.

Per questo, e finisco, sono tanto affezionata al Coaching di Flavia, perché penso che mia figlia potrebbe rinunciare ai pannolini lavabili, alla mia "famosa" MarcaFreezer, persino ai miei tetris, ma non a me soddisfatta di me, comprese tutte le mie inquietudini, ricerche e perenni progetti, persino se questo significa dover aver a che fare con una MammaColibrì! (l'ho detto!)


18 commenti:

  1. "Ma non nego a me stessa gli angoli spigolosi": E' questo un punto fondamentale. Perché non negare le parti di sè più spigolose vuol dire essere madri autentiche. Esattamente ciò di cui hanno bisogno i nostri figli ( e noi ovviamente). Tra il modulare alcuni aspetti nostri (per esempio alcune aggressività che possono spaventare) e presentare una facciata perfetta mentre dentro si ribolle, esistono sane vie di mezzo. In ogni caso i figli percepiscono anche le parti più nascoste di noi, e quindi molto meglio che ci vedano nella nostra interezza. Jung diceva che non dobbiamo insegnare ai nostri figli ad essere felici, ma che dobbiamo fare in modo di esserlo noi, loro impareranno dalla nostra esperienza. Mi hai fatto venire in mente un libro che spero di trovare e leggere in questa vacanza e di cui magari scriverò. Proprio su questo argomento. Intanto, Buon Natale. Gran bel post!

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  2. Ho letto in apnea, in questo periodo mi chiedo, guardando soprattutto il grande, quanti danni posso aver fatto... E' una domanda che ritorna, a volte, e la risposta che mi dò è sempre la stessa: tutte quelle volte che non sono stata contenta di me... Grazie, e buon Natale!!

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  3. Cara Silvietta, trovo in te sempre una splendida cassa di risonanza, e i tuoi pensieri sulla libertà di perseguire le proprie vocazioni, il ridimensionamento dell'onnipotenza materna nel plasmare i figli e il richiamo al buon senso, anticipano perfettamente quello che sto per mettere nei prossimi bilanci.. ;) intanto, che la testa riposi un po' (persino la nostra!!!) e buone feste!!
    Flavia

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  4. Bello, bello, bello.
    Sei molto brava Silvietta ad aggregare i vari punti di vista di una tematica comune e in tutto questo far anche emergere il tuo.

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  5. Tutto di un fiato. Complimenti Silvietta, non ti smentisci mai.

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  6. Bene l'immagine alla fine (Scrat è uno dei miti della nuova generazione, quello che per noi era il ragionier Fantozzi, ma molto più dinamico).
    Bene il concetto (paurosamente vicino al buddhismo) della ghianda.
    Bene voler bene a se stessi coi propri difetti.

    Posso provare a dire una cosa? Ma se VERAMENTE tutte noi pensassimo che per tirare su un figlio bisogna essere perfette, NESSUNO oserebbe mai riprodursi, solo delle perfette imbecilli non consapevoli di se stesse. Invece ci riproduciamo (o ci stiamo provando!!!) tutte, più e meno brave, più e meno belle.

    Basta, poi, con questa storia che le MADRI devono essere perfette. Siate oneste con voi stesse: quante di voi fanno ogni giorno un c**o così al progenitore maschio dei vostri figli perchè non è perfetto?
    Io per esempio ho la certezza che quando resterò incinta dirò all'Uomo: "senti, io sono un'ansiosa con compulsioni plurime, nonchè una ca****zzi di prima categoria, disordinata, pigra e smodatamente distratta, quindi invece che contare su di me per l'educazione di questa creatura, comincia a migliorarti tu, che ci metti meno tempo di me a diventare un buon esempio".
    Poi mi farò un culo così per diventare Wonder Woman, ovviamente, ma allora voglio avere di fianco Wonder Man, se no che senso ha?

    Deliro? O c'è un barlume di senso in quel che esce dalla mia bocca di Strega Senzafigli?

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  7. @ Marilde: grazie, grazie davvero di essere passata, avevo davvero bisogno della tua lettura.
    Mi aiuti anche a capire cosa si traduce poi di quel dialogo interiore nei miei gesti: una fruttuosa via di mezzo tra il ribollire interiore e l'esplodere senza senso. Tanto, effettivamente, laPulce capirebbe comunque ;-)

    Tra l'altro mi hai fatto venire in mente una citazione di Jung che volevo trascrivere ma ho tralasciato "In ultima analisi, noi contiamo qualcosa solo in virtù dell'essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata".

    E ora, davvero auguri, spero che troverai quel libro: ho voglia di leggerti!
    a presto
    Silvietta

    p.s. ancora grazie

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  8. @Lorenza: grazie del tuo ritornare su questa domanda e della tua risposta. A volte essere contenti di sè è difficile, però può essere la chiave, e comunque sapere che scontenti non facciamo il bene di nessuno è un ottimo sprone a rimboccarsi le maniche!

    grazie a te,
    a presto,
    silvietta

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  9. @Flavia
    cara Flavia, l'ho detto e lo ripeto: sono stati i tuoi bilanci a farmi capire che era l'ora di mettere chiarezza in questo pensiero confuso sulla vocazione, che riguarda me, certo, ma che da quando c'è laPulce bussa con più insistenza alla porta.
    E ora, riposo natalizio,
    un abbraccio
    Silvietta

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  10. @TuttoDoppio+1 grazie! grazie di cuore! In realtà io faccio molta fatica a scrivere (non ho le armi dell'ironia che trovo nei tuoi post!) e provare a tenere assieme, a sviscerare i diversi punti di vista è un po' l'esercizio che voglio provare a fare con questi post! e se sono utili anche per altri, mi rende molto felice!

    a presto e auguri
    silvietta

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  11. @Marlene: grazie. Ora però arrossisco davvero.

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  12. @Castagna: lo so, Scrat è un mio mito personale! e poi aveva la ghianda! :-)
    per il buddismo invece... sono troppo ignorante, ti toccherà scriverne ;-)

    ...per l'Essere Perfette, purtroppo, aggiungerei a quanto scrivi (che ha il suo fondo di verità) che il problema non è esserne convinte prima del concepimento (di non esserlo), ma certe affermazioni con cui ti scontri / incontri "dopo", che ti rimandano non a credere di essere ma quanto meno ad atteggiarti a dare sempre il 120% di te stessa...
    (tra tanti esempi, ho un ricordo personale. La prima volta che mi sono azzardata a "confessare" che a 3 mesi la Pulce ogni tanto non voleva la poppata notturna e si sparava 8 ore di sonno, mi è stato subito detto "ah, bè, certo, se tu vuoi perdere il latte ..." e via continuando - intendo dire, è un mio limite: se non dormo 8 ore, sclero, ed era una sua richiesta - non era che io la lasciassi piangere ore e ore per dormire... - allora, perchè darmi della scriteriata perchè non mi mettevo la sveglia per chiamarla a poppare? inutile dire, che al terzo incontro scontro così ho lasciato perdere.... ).
    Non so se mi spiego, ma purtroppo anche se ti fai un mazzo così per essere WonderWoman incontri sempre quella che ti dimostra che c'è un tuo atteggiamento poco "Wonder", allora io preferisco mettermi l'anima in pace e provare a dirmi che mia figlia come mamma avrà solo una Woman, però con la maiuscola :-)

    besitos
    silvietta

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  13. @Improvvisamente in quattro. grazie... ti pensavo ieri, spero che le notti vadano meglio. tanti auguri di buone feste, silvietta

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  14. Silvietta, fammi un toc toc ulteriore quando scrivi post cosi' belli...la vocazione! Che parola intrigante. Ancora non ci sono sulla vocazione. Ci lavoro da tempo ma niente, nessuna risposta. Mi accontento di aver eliminato i sensi di colpa e di sapere che va bene essere la migliore mamma cattiva.

    @Castagna - Quotatissima!

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  15. E come dico sempre io: "non mi siedo sui miei difetti, ma non ci muoio nemmeno spora".
    Buon inizio d'anno cara.
    Silvia

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  16. @MammaCattiva: ma dai! come puoi vedere dall'alternarsi dei miei post, predico bene, e razzolo male, sognando vocazione e inciampando nella stanchezza e nei sensi di colpa .... ma continuo a sperare che a suon di lavorarci anche dal termine vocazione estrarrò qualcosa...

    ti abbraccio, ti porto con me
    a presto
    Silvietta

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  17. @Silvia: grazie di aver riportato quella frase!

    Quando l'avevo letta, mi era apparsa come un'illuminazione, un qualcosa a cui tendere ma che non mi apparteneva.
    Oggi che mi fai notare come scrivendo scrivendo io sia arrivata a una coscienza simile, mi sento un po' più cresciuta, con una qualità nuova.

    Grazie, Silvia,
    come sempre.
    Buon inizio anno a te,
    a presto
    Silvietta

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