31.7.09

Primo mese: meglio di un master

Proprio pochi giorni fa, l'energica Caia ha pubblicato un simpaticissimo post su quanto sia importante cogliere l'attimo, soprattutto durante le prime, cruciali settimane con un bimbo in casa: mi ha riportato indietro ai primi momenti condivisi con LaPulce, soprattutto al modo con cui cercavo di gestire quei problemi un po' particolari che può farti conoscere solo una Pulce che ha deciso che tu sei il suo scoglio e lei la tua cozza.

In quei giorni, con il desiderio sempre presente di dormire ma anche di fare mille cose in un minuto, mi dicevo che 'sta faccenda di diventare mamma è meglio di un master per l'individuazione delle priorità.
Non si tratta solo di avere poco tempo per fare quello di cui hai bisogno, ma anche il fatto di non sapere quanto sarà questo tempo o quando ti verrà dato o quando verrà interrotto.
Non male come sfida per una come me, abituata all'indipendenza, al chi fa da sè fa per tre ecc.

Dati questi normali presupposti, il mio modo di affrontare tutto questo era individuare la priorità numero 1.
Flavia ne ha parlato benissimo nel suo posto La fatidica "to do list": "E infine esistono le cose urgenti ed importanti".
Se c'è una cosa che spero di non perdere più è quella capacità di individuare l'essenziale da fare - cosa che un tempo ottenevo scrivendo e cancellando liste e contro liste - e che in quei giorni era così lampante e istintiva: "LaPulce dorme nella culla. Ok, ho per me un tempo variabile tra i 30 e i 5 minuti: lasciando perdere tutto quello che vedo esserci da fare, che cosa è davvero urgente ed importante per me da fare ora?".
E il bello era, che non sempre la risposta era "andare in bagno", "doccia" o "cibo" (bisogni vitali scontati ...) : per questo spero di tenere stretta questa voglia e questa capacità di dare risposta - con la giusta priorità - ai bisogni e ai desideri che mi appartengono e che si affacciano con diversa urgenza alla mia mente.
Oggi e nel futuro.

29.7.09

Ancora dei pannolini lavabili: dall'organizzazione del lavaggio alle valutazioni

Vi ho lasciate raccontandovi come ho scelto i pannolini lavabili e come li uso. Ora viene la parte più scabrosa (astenersi stomaci deboli): l'organizzazione del lavaggio e casalinga.

L'organizzazione del lavaggio e la gestione degli odori

In un mondo perfetto, il fasciatoio sarebbe accanto a lavatrice, wc e secchio, risparmiandomi un giro ... In sostanza, ogni tot di tempo (spesso, un'ottima cosa da fare tenendo LaPulce in braccio mentre fa il ruttino), prendo la bacinella e divido il "carico": pannolini e inserti nel secchio, raccattapupù nel wc o nella spazzatura (quelli solo "bagnati", si asciugano e ritornano "inodori").

Per gli odori, invece, dei pannolini - soprattutto i primi mesi, quando la cacca è tanta e tanto liquida (adesso, con le pappe, per noi è tutto molto più facile) - ho notato che lasciandoli a bagno con il detersivo per la lavatrice ed eventualmente dell'aceto l'odore si annulla.
In alcuni momenti particolari (terzo quarto mese, non chiedetemi perchè), a volte, ho preferito risciacquare a mano alcuni pannolini.
In generale, la porta del bagno resta chiusa. Ma credo sia superfluo dirlo :-)
Un giorno si e un giorno no, faccio la lavatrice per il cotone a 60° (dopo averli strizzati con i guanti), spesso aggiungendo asciugamani o altro cotone bianco. Ecomamma è stata molto più precisa nel descrivere come lavare correttamente i pannolini lavabili, quindi vi mando direttamente da lei.

Volete sapere se questo lavoro è fastidioso? A volte, ma non è molto diverso dalle sensazioni che ho provato usando gli usa e getta: purtroppo, anche se è pupù santa delLaPulce puzza lo stesso tantissimo - com'è logico aspettarsi da una dieta esclusivamente a base di latte ....
Come regola personale e familiare, aggiungerei, non siamo mai stati rigidi, abbiamo sempre tenuto almeno due o tre usa e getta come riserva e per alcune occasioni.

In viaggio
Siamo stati via da casa già tre volte per periodi da una settimana a 10 giorni: due volte ci siamo portati via i pannolini lavabili (almeno 10), una volta, siamo partiti solo con gli usa e getta e i due pannolini lavabili notturni (ma prendevamo un aereo).
Gli unici fattori discriminanti che considero sono la presenza di una lavatrice funzionante, il volume (i lavabili occupano tanto spazio nel bagaglio) e un minimo di pianificazione per riuscire a stenderli in tempo utile.

Pregi e difetti per LaPulce
LaPulce ha dimostrato di essere abbastanza tollerante a tutte le soluzioni, anche se a lungo andare gli usa e getta (credo per via dello strato che trattiene l'umidità) le irritano la pelle.
In questi casi, le metto tanta crema, la faccio giocare nuda (su un tappeto plasticoso) e mi attrezzo per asciugare!
Quest'attività la tengo anche spesso presente per farla muover un po' senza i pannolini lavabili, che sono particolarmente grossi - soprattutto per le piccole dimensioni dei primi mesi - difetto che però tende a svanire con la crescita delLaPulce e, ovviamente, di tutti i bambini (anche se non me la sento di lanciarmi in affermazioni generaliste).
I pannolini notturni sono ottimi per la notte (appunto!), secondo me perchè oltre a non irritare la pelle, tengono LaPulce in una sorta di abbraccio.

Last but not least, dicono che i bambini, sentendo di più il bagnato con i pannolini lavabili, tendono a imparare prima a stare senza e a spannolinnarsi da soli. Speriamo.... diciamo che rispetto a questo, sto soltanto investendo, ma non ho ancora le prove.

Spero di aver dato un quadro generale dell'organizzazione che ci siamo dati per questo aspetto della cura delLa Pulce.

Riprendendo il post sul Primo mese e il senso di alcuni commenti, voglio ribadire che non sono una fanatica dell'uno o dell'altro approccio, ma soltanto sottolineare che quella che poteva essere una scelta faticosa si è rivelata invece una splendida risorsa anche per me, un modo per affrontare l'ondata d'urto del primo mese appoggiandomi a un piccolo gesto quotidiano tanto salutare per la mente.

28.7.09

Ancora dei pannolini lavabili: dalla scelta all'organizzazione del cambio

Nel post precedente accennavo al fatto che la gestione dei pannolini lavabili, nel mio caso, non ha rappresentato un onere in più quanto un'occasione di mantenere una sana piccola quotidianità.

Provo ora, per rispondere alle domande che mi fate nei commenti, a descrivere come ho organizzato questa quotidianità, che mi ha fatto e fa tuttora tanta "compagnia" (anche se, per fare onore a Mamma Cattiva, devo ammettere che preferirei 10 libri in più sul comodino, ma c'è tempo e tempo...).

La scelta e l'acquisto
Le motivazioni per decidere di usare i pannolini lavabili sono già state descritte: economia, ecologia, salute. In dettaglio, sul web se ne occupano il sito pannolini lavabili e ecomamma. A me ha aiutato anche molto la lettura del post che canneoryfamily ha dedicato al riguardo (anche se critico) e di tutti i commenti.
Una volta imbarcati nell'avventura occorreva però scegliere marca e modello. Non ho più la tabella in excel con cui facevo il confronto, ma ricordo che alla fine ero indecisa tra questo sito e quest'altro.
A fare l'ultima scelta è stato però il caso: i pannolini lavabili sono
stati l'unico acquisto fatto prima della nascita delLaPulce (tutto il resto, grazie al cielo e grazie a generosi amici e parenti, è stato ricevuto in prestito) e ci sono stati regalati. Chi ce li ha regalati è potuto andare direttamente al negozio di Bologna della Popolini per osservare i materiali e la praticità dei modelli.

Ho scartato come idea i "tutto in uno" perché più lenti ad asciugare (da noi fa freddino) e più costosi, e mi sono orientata verso i prefold. In sostanza: mutandina impermeabile, pannolino, inserto e carta ecologica "raccattapupù". Grazie alla generosità di chi ci ha fatto il regalo, ne ho ricevuti 20 e ho potuto provare 3 modelli.


U
ltrafit - il modello "base", ottimo. Viene venduto un kit già pronto con 8 pannolini da giorno e 2 da notte, tutti e 10 con il loro inserto. Asciuga veloce.
Onesize - un bel modello, con i bottoni, molto facile da usare.
Panda - il modello più morbido ma anche quello con cui mi sono trovata peggio perchè il velcro, più morbido, ha smesso da subito di funzionare.

L'utilizzo dei pannolini e il momento del "cambio"
Quando leggevo che per cambiare LaPulce avrei dovuto usare 4 pezzi invece di 1 ero molto spaventata. Mi dicevo: ma ce la farò? Avrà senso?

Provo quindi a descrivere nel dettaglio che cosa accade in casa mia.
Apertura della tutina e del body, come da copione.

La mutandina in microfibra, impermeabile, si chiude con il velcro. Si cambia raramente e quindi, al momento del cambio resta "sotto" il sedere delLaPulce, aperta a triangolo. Come se la pulce avesse già le mutandine, tutto qui. (uno strato in meno)

Si apre quindi il pannolino, si toglie il foglio di carta biologica "raccattapupù", che si butta, si tolgono pannolino e inserto,
si pulisce LaPulce e si riparte.
In sostanza, aperta la mutandina, io inserisco un "trio" che ho già preparato: pannolino, inserto e raccattapupù. Il "trucco" è stato imparare a stendere per l'asciugatura ogni pannolino vicino ad un inserto, così da mettere nel cassetto del fasciatoio i due pezzi già montati (ed ecco spiegato come si possa facilmente fare un cambio con 4 pezzi).
A lato del fasciatoio, tengo una bacinella in cui metto i due pezzi divisi: da un lato i raccattapupù (spesso piuttosto spiacevoli da maneggiare) e dall'altro i pannolini da lavare.
In un mondo perfetto, avrei il fasciatoio in bagno. Nel mio caso, è in camera delLa Pulce, quindi ogni volta che riesco devo portare la bacinella in bagno dove avviene la distribuzione: cacca nel wc, pannolini nel secchio (in attesa della lavatrice).

A breve, l'organizzazione del lavaggio e la gestione degli odori.

23.7.09

Primo mese: dei pannolini lavabili e del tempo

Se c'era una cosa a cui ero allergica prima di partorire erano le raccomandazioni e i racconti sul primo mese. Avevo così tanta paura per LaPulce che non riuscivo a prefigurarmi un dopo. Volevo arrivarci. Volevo che stessimo bene tutte e due. Poi mi sarei occupata del dopo.

L'unica cosa che avevo deciso era che avremmo provato a usare i
pannolini lavabili (per ecologia, risparmio e .. prevenzione dermatiti). Questo ci faceva oggetto di raccomandazioni e critiche sul fatto che non avremmo avuto tempo, che sarebbe stato faticoso, che sarebbe stato una cosa in più da gestire.

A posteriori, sono contenta di aver fatto questa scelta.
Non sono e non mi considero affatto un'eroina per come ho gestito il primo mese, e credo di averne scritto a sufficienza. Ma oggi so che quella lavatrice di pannolini ogni due giorni, a volte stesa con LaPulce in braccio, non era soltanto un'occasione di risparmio ecologico: era il ritmo quotidiano delle mie giornate che in qualche modo si riprendeva il proprio spazio, era un gesto di cura, ma nello stesso tempo, non presumendo da parte mia un pensiero superiore, mi depurava la mente.

E come molte cose quotidiane, una manna per una mamma alle prese con i dubbi dei primi giorni.


21.7.09

una pausa sulle meditazioni lattesche per raccontare di me che

.... finalmente, dopo la nascita delLa Pulce leggo di un fiato un libro.

Una delle conseguenze per me - con lo straniamento e i piccoli inconvenienti fisici - dei primi mesi di presenza di una bimba in casa è stata la nostalgia: la nostalgia di quello che ero e facevo. E' strano, è sicuramente egoista, ma spero comprensibile in maniera "sana".

Spesso mi trovavo a leggere e rileggere il post di Valewanda e mi vedevo riflessa in lei (ma ancora molti mesi indietro ... purtroppo)
poi...
poi... i mesi sono passati
poi... è arrivato il momento di osare essere quelli di un tempo e di partire per un viaggio programmato da tempo (perché di valewanda leggevo anche ... )
poi... LaPulce ha reagito meglio di come potessimo immaginare (nel frattempo però, anche per sognare, continuo a leggere gli utilissimi post pubblicati da genitoricrescono sulle vacanze)
poi... è arrivata questa fantastica vacanza mentre un'intera famiglia di amici intratteneva coccolava vezzeggiava la Pulce

... e una mattina, all'improvviso, sono sobbalzata di scatto fuori da un libro per scoprire che erano passati tre quarti d'ora nei quali non mi ero minimamente preoccupata nè di prendermi cura della Pulce nè di fare qualcosa di utile o di doveroso, mi ero semplicemente persa - come mi è sempre successo da quando ho imparato a leggere - in un libro.
E con un sospiro ho capito di essere rientrata - con tutti i limiti ma anche la bellezza della presenza delLaPulce - nella mia vecchia me.

Con grave disappunto per il mio orgoglio intellettuale, lo confesso, il primo libro con cui è successo tutto questo è stato Il Diavolo veste Prada (però in inglese, he!). Però è successo. E credo che un giorno, forse, LaPulce - che è una creatura indipendente - sarà fiera di me!


20.7.09

Allattare? che tenerezza!!!

E' difficile descrivere che cosa componga la tenerezza dell'allattamento: se il gioco di sguardi, il calore dell'abbraccio, il placarsi del pianto della mia bimba.
Ho deciso di condividere con voi alcune parole con cui uno psicoanalista immagina che un bimbo pensi se stesso mentre allatta. Per me sono state un ottima immagine. Buona lettura.

"A un tratto il mondo si raccoglie. Diventa più piccolo, placido e dolce. Quel guscio protettivo allontana le vaste distese vuote. Tutto si trasforma. Affiora una vaga promessa. L'altalena delle pulsazioni dolorose si attenua. Anche se sono ancora lì, in agguato, pronte a scatenarsi di nuovo.
Da qualche parte, tra i confini e il centro stesso della tempesta, un'attrazione magnetica richiama a sè le cose. Due calamite si cercano, si toccano, per poi saldarsi strettamente.
Nel punto di contatto, inizia un nuovo ritmo veloce. Cavalca le ondate pulsanti della tempesta. Questo nuovo ritmo è avido e breve. Tutto si sforza di consolidarlo. Ad ogni pulsazione una corrente fluisce verso il centro. La corrente riscalda il ghiaccio. Raffredda il fuoco. Scioglie il nodo e placa la violenza delle pulsazioni finché queste non cessano del tutto.
Il nuovo ritmo assume un andamento placido e lento. Il resto del mondo si rilassa e segue la scia. [...] come una luce incantata, riportano in vita ogni cosa."
Daniel N. Stern Diario di un bambino
Da un mese a quattro anni, il mondo visto da un bambino. Milano, Mondadori, 1990 (tit. or. Diary of a Baby)

17.7.09

nota di servizio sull'allattamento

Dopo tanti ricordi (e non ho ancora finito!!!), qualcosa di oggi: come molte altre mamme, invitata da Flavia, sto partecipando all'iniziativa di the Talkin Village su Veremamme.it con cui vogliamo confrontarci e parlare di cuscini per l'allattamento, in particolare di Boppy. Trovate il mio contributo qui.
a presto!

16.7.09

Allattare? che dolore!!!

Allattare mi ha fatto venire, da subito, due ragadi, il cui dolore si è unito e sovrapposto a quello dell'attacco (tipico delle primipare, dicono).

E' vero ed è sicuramente giusto dire che la comparsa delle ragadi dipende in gran parte dall'attacco del bambino.
Ma .. permettetmi uno sfogo personale: una volta che una mamma si è fatta controllare da 10 diverse infermiere del nido che hanno verificato la correttezza dell'attacco, continuare a dirle, quando chiede consiglio e aiuto, che "il bambino sarà stato attaccato male", significa lasciarla ancora più sola, con il suo male, a chiedersi dove ha sbagliato.

A quanto pare, non c'è mai male abbastanza grande che non possa essere condito con un po' di sano
senso di colpa.

Forse, sarò io
sbagliata, senza questo senso di colpa e senza l'idea, inculcatami al corso preparto, che le ragadi passano da sole, non avrei aspettato 15 lunghissimi giorni (150 poppate a destra e 150 a sinistra) prima di farmi aiutare a usare i paracapezzoli e a trovare una crema che non mi desse allergia.

L'unica certezza che ho è che come tutte le esperienze di
dolore vissute insieme ha reso me, MrWolf e LaPulce più uniti e più forti. E che, con i paracapezzoli, anche le ragadi più estese, si rimarginano.

Allattare? che fatica!!!

Questo post è un omaggio alle mamme bloggers.

Come scrivevo nell'altro post, complici i dolori e i malesseri tipici del post parto, non ho iniziato ad allattare spinta dal sacro furore materno, ma quasi più per il fatto che veniva dato per scontato e che avrebbe fatto bene allaPulce.

Le prime due settimane l'adrenalina mi ha trasformato in una SuperDonna. E soprattutto, continuavo ad andare avanti dicendomi che prima o poi il male ai capezzoli durante la suzione sarebbe finito, e che ce l'avrei fattta (Poi Passa, ha scritto Elasti-)

Poi.
Poi una notte, il sangue.
Poi i capezzoli spaccati da due aperture a mezza luna.
Poi il crollo.

Non ne potevo più. Del dolore 10 volte al giorno per un'ora. Delle telefonate in cui mi dicevano "la bambina cresce, quindi devi solo sopportare e lasciare il seno al vento, passerà". Del vagare per casa intontita dalla stanchezza, dal dolore, sgorgando latte come la DeaKalì. Della ricerca di spiegazioni per le ragadi e di sentirmi rispondere "è il bambino attaccato male".

E ho capito che resistere non era sufficiente.
che stavo perdendo con la Pulce la possibilità di vivere con dolcezza anche i nostri primi giorni insieme.
che dovevo chiedere aiuto.
Sono tornata al post di SilviaMammaimperfetta sulle dimissioni e ho chiesto aiuto nell'unico posto in cui sapevo di poter trovare risposte non scontate alle mie domande.
E' così è stato.
I commenti delle mammebloggers mi hanno sostenuto, nutrita, consolato, assolto, incoraggiato, dato fiducia e speranza che un giorno allattare sarebbe stato solo tenerezza (tanto che Valentina si è sentita addirittura di raddoppiarla!).

Silvia, come sempre, ha saputo anche donarmi un pizzico di magica emozione da conservare per tutto il puerperio
"
Devi trovare un tuo equilibrio di serenità. Ma non stare nel guscio solo in attesa che tutto passi, stai anche in ascolto del miracolo che hai tra le braccia."

E così, grazie a Silvia, Flavia, Viviana, My, BStevens, Vale, Itmom,
alla fine, la fatica è passata davvero!


15.7.09

Allattare? iniziamo bene da subito

Quando in ospedale hanno fatto la visita alla pulce per verificare che andasse tutto bene, il pediatra, senza neanche guardarmi, ha detto - e contemporaneamente segnato sulla scheda - "allattamento materno a richiesta, no?" (LME)

Una piccola sigla.
Una minuscola "x".

Ecco, ripensandoci io sarei tornata indietro mille volte a quel momento per poter
dire al dottorino "guardi, non so, mi dia una settimana per provarci, poi ne riparliamo, rivediamoci, ... intanto per sicurezza mi dia un barattolo di latte in polvere".

E invece ... invece niente, niente supporto, niente via di fuga ...
... anche se
in ospedale avevo a mala pena imparato ad attaccare La Pulce inseguendo tutte le infermiere del nido e chiedendo ossessivamente "è attaccata bene?", senza neanche immaginare che cosa sarebbe accaduto a casa con la montata lattea (e attenzione, l'unica che mi ha scritto la cosa giusta "controlla che le labbra siano a pesciolino" è stata SilviaMammaImperfetta, qui)
... anche se
le dimissioni dall'ospedale sono state tutto tranne che una passeggiata
... anche se MrWolf si alzava alle 4 con me per tenermi la mano ...


alla fine, grazie al cielo LaPulce aveva le idee ben chiare e letette le sono andate dietro, così se la sono cavata da sole, però la prossima volta riparto in maniera diversa!!!

13.7.09

scrittura e insoddisfazione


A volte i miei post proprio non mi piacciono!
Li guardo, li riguardo, li cancello, li ripubblico: mi sembrano incompleti, privi di verve ... Speriamo bene, il tempo (e l'esercizio) spesso aggiustano molte cose...
Intanto però in cuor mio ho deciso di premiare My per questo post eccezionale: sintetico, ironico, un lampo di genialità!

santo cielo, non potevo iscrivermi a faccialibro?

Da quando ho concepito l'idea di questo blog, il mio cervello è in fermento: ho voglia di confrontarmi con quanto scritto su altri blog in maniera più approfondita di quanto non si possa fare in un commento. Ma è faticoso: pensare, scrivere, limare, ripensare ... ogni tanto mi dico non potevo iscrivermi a faccialibro?
...ma... ma .. non me ne voglia chi lo usa tanto e spesso e chi lo usa bene, per comunicare e scrivere bene (per certo, so che c'è almeno una persona così) ... faccialibro non mi convince..

Da un lato sono titubante rispetto alle garanzie di privacy offerte dal simpatico social network.

Poi c'è il discorso di accettare le amicizie: Valewanda ha già scritto qui tutto quello che vorrei dire io se certe persone provassero a ricontattarmi (già esistono i motori di ricerca ....).

Ma forse, più di tutto, c'è il mio bisogno-tentativo-sforzo di orientarmi verso il presente e il futuro, piuttosto che il passato: voglio incontrare ancora chi ha fatto parte del mio passato, ma solo se il futuro mi riserva di condividere con loro nuovi ed esaltanti pezzi di cammino, altrimenti perché avremmo smesso di sentirci?
Sbaglierò, ma ho il timore che il desiderio di ricontattarsi sia finalizzato soltanto alla curiosità di sapere "dove si è finiti"
... E' difficile da spiegare, quindi mi rassegno a citare Gramellini, che amaramente, nel suo Buongiorno sulLa Stampa del 17.3.09 scriveva:
"Il vero desiderio dei contemporanei è illuminare l’unica zona delle loro vite che ritengono interessante: il passato. Non il presente, che è il pianto che è. E tanto meno il futuro, abrogato dall’egoismo di intere generazioni. Il business del passato ha costruito le fortune di Facebook e ora arriva su Sky con la prima puntata de «La più bella della classe». [...] ... da qualche tempo è così poco divertente diventare adulti che uno non vede l’ora di sprofondare di nuovo e per sempre nell’adolescenza. A costo di scoprire che non ha più molto da dire neanche lì. "

Insomma, c'è un tempo per ogni cosa, e forse questo tempo mio è necessario perché sudando sulla scrittura io possa scoprire qualcosa in più di me stessa.

Nascita (2). Una coca cola ghiacciata per me, grazie!

Come ho scritto nel post Nascita (1), durante il parto ho cercato la consapevolezza per poter vivere la nascita della mia Pulce nel modo "giusto", pieno cioè di quel significato che io stavo cercando per noi.
Come spesso accade, questa mia ricerca di significato, in quelle ore, non ha seguito una perfetta linea diritta - come un treno che percorre due binari ben saldi e fissi, come ogni tanto vorrei essere e vorrei vedermi - ma è stata talvolta interrotta da alcuni messaggi che il mio cervello ha deciso potessero tenermi compagnia durante il seppurbrevemaintenso travaglio.
"Ma il cesareo ti fa schifo?"
"Se riesci a partorire forse potrai riinfilarti quello stupendo maglione che ti è stato regalato solo un anno fa ..."
...
ma soprattutto, non appena è nata, non appena ho visto che stava bene, non appena ho registrato la commozione negli occhi di MrWolf e l'assoluta bellezza della Pulce, alla faccia di tutte le romanticherie che pensavo mi avrebbero emozionato, l'"egoistico" messaggio nella mia testa è stato: "bè, ora credo proprio di essermela meritata una bella coca cola ghiacciata con limone e cannuccia!" (grazie a Ondaluna per l'analisi di questo mio desiderio "sano e sincero"! :-) )

11.7.09

Nascita (1). Quanto serve avere le idee chiare

Quando è arrivato il momento del parto ... bè, ero preoccupata, in ansia .... per l'eventuale induzione, per il parto, per il dolore ... Ondaluna (quanto materiale, quanta ricchezza) non aveva ancora cominciato a scrivere sul blog di Flavia e io continuavo a leggere e rileggere i racconti sul parto pubblicati da Silviamammaimperfetta augurandomi la sua forza, la sua energia.

Quello che più mi sconcertava era che non riuscivo a rispondere ad una domanda che mi avevano fatto al corso preparto: "che parto vuoi?"
Che domanda, mi dicevo, che vuoi che ti risponda? Voglio urlare dal dolore per 24 ore di travaglio senza dilatazione, che l'anestesista sia in ferie, che non arrivi il ginecologo, che dopo 36 ore dobbiate farmi un cesareo d'urgenza e che vi dimentichiate la placenta.... ma che domanda è?!?!

Pensavo e ripensavo, ma non ne venivo a capo.
Eppure ... anche se il "sacco si è rotto" a 41+3 e, diversamente da come avevo immaginato, ho passato la notte di travaglio in ospedale da sola e ho dovuto accettare che gli eventi fossero diversi da come avevo sperato ... a un certo punto ho capito.

Ho capito che immaginando e pensando alle cose che ritenevo importanti per il distacco tra me e laPulce avevo immagazzinato abbastanze riserve di energia fisica e mentale perché ...
... la contentezza di essere entrata in travaglio naturalmente mi facesse dormire durante le contrazioni!
... avessi la forza di fare a meno dell' epidurale (che temevo rallentasse la fase espulsiva), anche se alla fine c'è stata l'induzione con l'ossitocina.
... si sviluppassero le endorfine naturali che sono riuscite a farmi superare il dolore delle contrazioni - nonostante io sia una che marcia solo di testa! - (grazie a chi mi ha suggerito il libro di Verena Schmidt)
... diventasse un momento speciale per me, MrWolf e laPulce (punti compresi ...augh!).

... perché, insomma, potessi scegliere il modo migliore per dire addio alla mia pancia e "benvenuta nel mondo" alla mia Pulce. Sono stata fortunata e ho potuto scegliere
(per un'analisi di scelta, libertà e il vivere il dolore vi rimando qui, da Mammaimperfetta) ma alla fine, credo davvero che mi sia stato d'aiuto aver cercato, inconsapevolmente e inconsciamente, di rispondere alla domanda "che parto vuoi, Silvietta?"

9.7.09

in principio ...


... fu la gravidanza (ovvio, no? No, anzi, ci sarebbe tanto altro prima di questo, però .. per ora va bene così).

Aiutata dal fatto che il mio ginecologo di fiducia è a 300 km da casa mia (è tanto di fiducia che lo mantengo nonostante la distanza, anche se non ne ho mai sfruttato le competenze in materia di procreazione medica assistita) - per cui, pochi scherzi, non era il caso di farsi prendere dallo sghiribizzo di qualche controllo in più oltre ai tre canonici - l'ho vissuta in gran parte bene, ripetendomi un mantra, "la gravidanza non è una malattia".

Sono quindi arrivata all'ecografia morfologica apparentemente "come sempre", anche perché praticamente nessuno era al corrente di quello che stava accadendo
dentro di me.
Avevo però bisogno di prefigurare, capire, scoprire e forse condividere e così, spulciando il web, sono arrivata al blog di Silviamammaimperfetta. E sono diventata una lettrice affezionata, perché mi aiutava a capire, a guardare il futuro, a sperare.

Una mattina, però, complici gli ormoni e alcune tristi vicessitudini familiari, mi sono scoperta in ansia e, complice un articolo di Silvia sul centro diagnostico Raoul Palmer , mi sono decisa a scriverle. Silvia mi ha risposto dopo soli 6 minuti, attenta, precisa, sollecita.
Tra le sue parole, che ancora conservo, eccone alcune:

"E’ normale che durante la gravidanza affiorino tutte le "alghe" della nostra vita.

Ed è un bene, perché solo avendo davanti agli occhi le paure, i problemi, e le preoccupazioni si riesce a cominciare a scavalcarli.

Piano piano."

Silvia è una poetessa.

E questo è stato il principio del mio affetto e debito con i blog delle mamme...

7.7.09

Ora che c'è ...

Ora che in 24 ore ho deciso, pensato, allestito e creato questo blog sarà il caso che rimetta mano a tutto quello che nell'ultimo anno (da quando cioè ho iniziato ad attendere la Pulce) ho scritto, sottolineato, letto su altri blog e fatto mio.
Ora che .. è il momento di recuperare i pezzi sparsi.
Ora che .. è il momento di scrivere.
Ora che .. è il momento di non dimenticarsi di citare tutte quelle che negli ultimi mesi mi hanno emozionato e aiutato..

Per fortuna, il web è pieno di anime gentili, che hanno stilato dei vademecum per le anime perse come me se vogliono lanciarsi nella creazione di un blog e vogliono seguire le regole apposite pensate per le mamme.
Quindi, intanto grazie a IT mom e a Luciano Giustini.

"Qua non si può tornare indietro
..
Sguardo in avanti passo incalzante per poter spingerci più in là..."
(da Più in là, Iubal Folk, buon ascolto).

6.7.09

Madrine del blog

Non avrei mai pensato di usare un blog per riscoprirmi raccontando se non avessi conosciuto i blog di Silvia, di Flavia, di Valentina.

Tre blog profondamente diversi. Ma per me (che sto cercando di rileggere la mia vita, il mio tempo, le mie competenze, e le relazioni attorno a me) sono inesauribili fonti di spunto in cui scoprire modi, stili e priorità con cui una donna (persona, figlia, moglie, lavoratrice, lettrice, sognatrice, creatrice) (ri-)nasce mamma e vive. Senza sbavature.

A loro il mio grazie per quello che condividono e il modo con cui lo fanno.
A loro il titolo di Fate Madrine.

Lavori in corso - primo post

Primo post, per raccogliere le idee.

Penso che l'esperienza iniziata con la gravidanza mi abbia costretto, oltre a cercare informazioni su quello che stava accadendo
fisicamente dentro di me (sapere), anche a raccogliere le energie per comprendere, grazie a chi descrive con sincerità la propria maternità, quello che stava sconvolgendo il mio panorama emotivo (saper essere).
E' stato così che ho scoperto, grazie a Silvia, la mamma imperfetta, che "
con il parto, non nascono solo neonati ma anche madri".
E pian piano, settimana dopo settimana di gravidanza, leggendo il blog di Silvia, ho accettato di rinascere mamma anch'io.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails