22.8.09

Mamma Piovra e la sindrome del colibrì

Non riesco a ricordare una data precisa, ma so per certo che giorno dopo giorno, cambiamento dopo cambiamento - complice anche una certa determinazione all'indipendenza di entrambe - è svanito il bisogno di una mia presenza fisica costante da parte delLaPulce.
Così magicamente ho ripreso l'uso delle due braccia. Fascia-marsupio-sdraietta-cuscinoneBoppy ecc., tante canzoni, qualche piccolo show e ... voilà, ecco le due mani e le due braccia per sbrigare in metà tempo tante piccole cose...

Ma, nel mio caso,
quando LaPulce mi ha dato il modo di gestirmi almeno qualche momento (più o meno lungo) della giornata, l'ebrezza della ri-conquistata libertà ha comportato una mia improvvisa presunzione di essere diventata wonderwoman e di poter pretendere di fare mille cose in un lampo. E così qualche volta mi sono ritrovata a girare per la stanza sbattendo le ali come un colibrì impazzito con mille cose tra le mani, come se fossi una piovra. Altro che scelta delle priorità!!!

Un osservatore esterno mi avrebbe colto con una pentola sul fuoco con mezzo soffritto, i guanti appesi al lavandino, 1/2 lavastoviglie caricata e metà delle pentole da finire di lavare, il pc acceso per verificare un pezzo di lavoro che mi è improvvisamente venuto in mente di controllare (malefici insights), i calzini spaiati da portare in camera, la roba fuori dalla lavatrice ma non ancora stesa, il ferro da stiro attaccato e la mente altrove ... mentre LaPulce, fino a questo momento intrattenuta da un canto di mammà, ha improvvisamente deciso di perdere la pazienza.

Ecco, questi sono i momenti in cui mi detesto...
Che fare, ALLORA?

Attaccare a cantare la canzone preferita delLa Pulce e nel frattempo, a velocità doppia (tipo disco da 33 giri fatto andare come un 45 giri.... ) iniziare, come Teseo con il filo di Arianna, a riavvolgere il filo, rifacendo in maniera inversa il percorso di tutti i lavori lasciati a metà, fino a colmare ogni spazio e a ripristinare l'ordine, soprattutto mentale.
E poi, Pulce permettendo, permettermi un caffè - rigorosamente decaffeinato - sedendomi con lei sul tappetone, per rischiararmi la mente e riprendere a fare le cose una alla volta, priorità dopo priorità, sperando che le ricadute della sindrome di colibrì siano sempre meno....

9.8.09

Dopo tanto leggere e pensare, il mio lungo outing sull'allattamento a richiesta ...

Come ho scritto qui, quando io e LaPulce siamo state dimesse dall'ospedale l'invito-ingiunzione-istruzione era di allattare a richiesta. Ero abbastanza informata – grazie al corso Preparto - e mi ero in qualche modo convinta del fatto che “La maggior parte dei bambini è pienamente in grado, basandosi sulla propria fame, di succhiare più o meno spesso e più o meno a lungo per ogni singola poppata.”(Ministero della Salute)
Convinta, cioè, che il neonato si autoregola.

... Questo non vuol dire che riuscissi ad esserne sempre consapevole, anzi, come scrive My varie domande mi frullavano in capo... “Ma no! il latte materno non è mai uguale a se' stesso, a volte più nutriente, a volte meno, lui si regola. Lui SA. Si' ma io no!!!! IO devo sapere!!! ogni quanto? e per quanto? ”....

Dopo sei mesi di esperienza, dopo aver superato fatica, dolori, ragadi e aver scoperto la tenerezza e la relazione che si crea con l'allattamento, credo di poter dire che nel mio caso, l'autoregolazione non ha funzionato.

Intendiamoci, il passaggio da uno stile di allattamento rigido ad orari ad uno stile di allattamento a richiesta è importante, è un bel cambiamento di mentalità sociale: Allattando a richiesta, infatti, continua il Ministero della Salute "la mamma riuscirà ad adeguare la propria produzione secondo le richieste del suo bambino, sempre che questo abbia la possibilità di alimentarsi quando vuole e si attacchi correttamente e quindi efficacemente al seno materno".

Senza dubbio, il fine del Ministero e dei siti di riferimento per la migliore gestione dell'allattamento materno (per i riferimenti, potete vedere sul blog di Silvia Mammaimperfetta o di Silvia e Serena Genitori Crescono) è quello di aiutare le mamme che vogliono allattare al seno e che, sviate dai pediatri con le "aggiunte" o da usi familiari - come biberon di acqua o tisane ecc., impediscono una frequente suzione del seno inibendo così la produzione di latte.

Però, per come l'ho vissuta io, l'allattamento a richiesta va benissimo se c'è qualche problema nella produzione di latte o se il bambino è particolarmente piccolo o pigro. Va benissimo come mentalità, come indicazione.

Ma - ad oggi – visto che oggettivamente posso ritenermi fortunata perché sono riuscita a produrre il latte necessario senza nello stesso tempo essere tormentata da una sovrapproduzione (leggetevi un po' la guida di Raperonzolo ) - nutro un po' di dubbi sulla modalità di massa con cui mi è stato proposto e che ho provato a seguire per un paio di mesi.

Per LaPulce, infatti, nata “in carne” e con appetito, la tecnica l'autoregolazione era più o meno così come l'ha genialmente descritta Tutto doppio +1 (peccato averti letta solo adesso, mi sarei risparmiata tanto nervoso!! per chi può, leggete tutto!):

L’allattamento a richiesta funziona così: tuo figlio piange, e tu per tutta risposta gli dai la tetta. Sempre.
Quello che non ti viene detto, ma che se sei un pò sveglia scopri molto presto, è che tuo figlio nell’arco della giornata piange un indefinito numero di volte. [...]
E in mezzo a tutte queste volte, può anche essere che pianga perché ha fame, o sete.
Tu ovviamente, salvo saltuaria e inattesa botta di culo, non capisci subito perché sta piangendo.
Quindi, appurato che non è sporco, fai ciò che ti hanno detto di fare: gli dai la tetta (e per sporco si intende che tuo figlio ha grosso modo raggiunto il peso specifico del piombo in prossimità di un buco nero, causa pannolino stracolmo di rifiuti organici/tossici).
Davanti a tale proposta, al neonato non resta che fare una delle seguenti cose:
a. ha fame, quindi mangia (poppante felice)
b. non ha fame, quindi non mangia (poppante non felice)
c. non ha fame, ma mangia lo stesso, così siam tutti felici e comunque con la crisi qui non si butta via niente (poppante diplomatico) ....

Nel caso mio e delLaPulce la mia inesperienza e la sua diplomazia hanno generato un cocktail poco felice...

... in pratica, finchè avevo le ragadi (che mi sono durate fino alla fine del puerperio, 40 giorni) e per sopravvivere al dolore cercavo di distanziare le poppate, di usare il ciuccio ecc., vivevo piena di sensi di colpa e di ansie (oddio, inibirò la produzione, cielo ma non starà crescendo ecc. ecc. - n.d.r. grazie al cielo MrWolf mi aiutava poichè è preziosamente razionale e ironico e la Pulce cresceva al ritmo di 250 grammi a settimana che rendevano la crescita praticamente visibile ad occhio nudo, per non parlare dei pannolini che bagnava ... e del numero di lavatrici!!, ma il senso di colpa .. restava). Quando poi le ragadi si sono rimarginate, e ho smesso l'uso dei paracapezzoli, anche vittima della suggestione dei balzi di crescita – per cui ad ogni pianto temevo di dover soccorrere un bisogno reale per una ulteriore crescita delLa Pulce, ho deciso di iniziare – finalmente?! - a praticare l'allattamento a richiesta e sono finita in un altro girone di sensi di colpa....

Perché l'allattamento a richiesta praticato come mi avevano detto si è rivelato, come più giustamente lo definiva mia madre, un allattamento su proposta.

Ogni volta che non capivo, che non sapevo ... voilà, tetta. LaPulce a volte mi guardava dubbiosa a volte ... faceva la diplomatica. Chissà che pensava...

Siamo andate avanti così un mese e mezzo.

LaPulce è passata dal 75° al 90° percentile e io avevo perso la capacità di fidarmi quando MrWolf mi diceva “esci, ci penso io a lei, per almeno due ore e mezza non ha bisogno di te”.

Mangiava così spesso che non riuscivo a crederci. E allora non uscivo o se uscivo, uscivo con l'ansia di tornare dopo un'ora, massimo, e se ritardavo (un parcheggio più lungo, un semaforo rosso...) rientravo in casa con una tale scarica di adrenalina da farmi pentire di essere uscita.... per trovare – spesso – LaPulce che dormiva B E A T A.

Quoto Serena: Tutto ciò l’ho vissuto come spesso fanno le donne, in modo conflittuale. Sentendomi in colpa per un’ora di libertà ritagliata un pomeriggio, e sentendomi una pessima madre per il fatto di volermela ritagliare quell’ora di libertà. E i sensi di colpa non aiutano.

Ripeto, sono stata fortunata perché non ho avuto problemi di produzione né LaPulce ha avuto problemi di crescita. Soltanto, i sensi di colpa, la pressione di dover essere sempre presente, sempre a disposizione mi hanno reso ancor più pesante la solitudine e l'allattamento (per trovare compagnia, mi leggevo Mammasterdam, l'intervista a Wonderland, lo speciale su GenitoriCrescono ....).

Perchè alla fine il fatto è che le norme e i suggerimenti per l'allattamento a richiesta funzionano per fare di te una “macchina da latte” ma non a costruire quella che per me era ed è la cosa più importante: una relazione tra due persone, me e LaPulce, fatta si, anche di nutrimento, ma anche della mia e della sua serenità. Sarò cinica, sarò egoista perchè il latte ce l'ho avuto e non ci sono dovuta passare – e chiedo scusa a chi si trova in una condizione diversa - ma ho sempre pensato che io, personalmente, preferivo il latte artificiale alla perdita della mia serenità. E tuttora non so se un biberon avrebbe davvero fatto sentire me, Silvietta, tanto più in colpa di questa prigione. O se le volte che l'ho consolata solo con coccole e ciuccio ho davvero danneggiato questa speciale relazione tetta-bimba. Certo, dipende da come sei.

Forse, vorrei essermi sentita libera di scegliere io il male minore per me, per noi.

Intendiamoci: credo che ci siano mamme e bimbi per cui l'allattamento a richiesta è bellissimo e senza dubbio utilissimo e vitale. E credo che chi non ha potuto scegliere e si è vista imporre in ospedale il latte artificiale è sicuramente stata più danneggiata di me.

Ma so anche che per me e LaPulce questo modello “dall'alto” è stato .. troppo.

Come ogni storia, c'è un lieto fine, una fine (anche se temporanea)... questa si è materializzata nella pediatra che -sentendo il mio disagio - mi ha consigliato ed aiutato (con il quotidiano sostegno di MrWolf) a passare da 9-10 poppate a 5, creando spazi e tempi perchè io e LaPulce giocassimo, riposassimo, passeggiassimo ... e soprattutto ci prendessimo il tempo per capire qual era davvero il problema o il disagio.

“Cercando di essere genitori perfetti, il cui bambino non si sente mai frustrato, a volte interpretiamo troppo presto i suoi bisogni, prima che abbia avuto il tempo di assaporare la propria sensazione. Attribuiamo significato al principio di un bisogno, con la conseguenza, magari, di privare il bambino dell'esperienza di provare davvero e appieno quella sensazione. Vogliamo proteggere nostro figlio, ma in realtà finiamo a volte per sottrargli la sua stessa esperienza. [...] Magari siamo incapaci di tollerare l'attesa, che consentirebbe sia al bambino sia a noi stessi di capire cosa è più vantaggioso. Non sappiamo dire “no” alla richiesta del bambino, ma nemmeno alla nostra interpretazione di quella richiesta.” Asha Philipps, I no che aiutano a crescere, 1999, Feltrinelli, Milano.

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