30.9.09

Le parole sono importanti!


"Chi parla male, pensa male, e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!"
Michele, Palombella Rossa - Nanni Moretti (1989)



Sarà che nonostante tutto sto vivendo un periodo molto razionale (controllato?), sarà che il blog è un'ottima palestra - commenti compresi - che mi sprona a formulare con chiarezza il mio pensiero, è un po' di tempo che questa scena mi gira in testa ...

Da quando c'è LaPulce, infatti, penso sempre di più a quanto è importante quello che dico e come lo dico: a quanto, in negativo e positivo, posso creare o rovinare!

Nei primi mesi della sua vita, MrWolf mi faceva sempre riflettere su quanto fosse importante raccontarle quello che le stava accadendo per "tenerla insieme", come lo ha efficacemente descritto Asha Phillips nel suo fortunatissimo "I no che aiutano a crescere".


Un’altra cosa che facciamo, forse meno coscientemente, è “tenere unito” il neonato mentalmente, interpretare le sue azioni per lui e dar loro significato. Il famoso psicoanalista postkleiniano Wilfrid Bion parla del compito dei genitori di “contenere” emotivamente il bambino. Spiega che, quando un neonato bombardato da sensazioni e sentimenti che possono sopraffarlo, il ruolo della madre è di prenderli dentro di sé ed elaborarli per poi riproporli al bambino in una forma più accettabile, di tradurre insomma qualcosa di intollerabile in qualcosa che può essere gestito. Supponiamo per esempio che il bimbo pianga perché ha mal di pancia. La madre lo calma parlandogli, spiegandogli che è solo un po’ d’aria, lo prende in braccio , gli dà dei colpetti sulla schiena, lo aiuta a ruttare. Il bambino, che magari sentiva di essere sul punto di disintegrarsi, si sentirà sorretto, tenuto insieme, tranquillizzato e soddisfatto.
Asha Phillips,
I no che aiutano a crescere, Feltrinelli, 2003.

Crescendo lei e crescendo io e aumentando le relazioni, ho scoperto di essere molto sensibile al fatto che le parole, con la Pulce, venissero utilizzate correttamente, per "descrivere" cose, sentimenti ed emozioni, per "gestire" le situazioni, ma non per "etichettarle" e catalogarle. Mi sono ritrovata quindi con piacere a leggere e rileggere più volte questo post di Silvia e Serena - Genitori Crescono e a cercare di seguirne i consigli - e a farli seguire, cosa a volte più difficile.

In sostanza, voglio essere ottimista e cerco di descrivere i comportamenti delLaPulce in maniera se possibile oggettiva e positiva: quindi, via libera a espressioni come "tenace, curiosa, vispa"... cercando di eliminare dal mio vocabolario giudizi negativi e di lasciare alLa Pulce tutta la libertà di formare con il tempo il proprio carattere e di non trovarsi già imbrigliata - a neanche un anno! - dentro il Personaggio dedito al vizio "x".

Quando però non ci riesco, e sento
un termine negativo salirmi alla punta della lingua, da buona analitica riflessiva, a parte cercare di trovare velocemente qualcosa di positivo con cui sostituire il giudizio, devo guardarmi dentro per notare quante etichette sono ormai appiccicate sulle mie spalle.

E allora, complici gli ultimi percorsi di Flavia sull'intelligenza emotiva, inizio a sperare che sia anche per me l'occasione buona di crescere su questo nodo cruciale e di imparare a descrivere i fatti e me stessa, soprattutto nelle cose che vivo, utilizzando termini neutri, se non addirittura positivi :-), per scoprire nuove cose di me, per darmi l'occasione di diventare ancora diversa, di crescere ancora un po', di darmi nuovi obiettivi, anche se sono così "estranei" al PersonaggioSilvietta per come - fino ad oggi - è stato "etichettato" e "semplificato" dagli altri (e da me stessa!) ....
insomma, per usare le parole in maniera appropriata ... non solo per non fare ripetizioni quando scrivo un post!

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