20.10.10

Quando mamma si ammala.

Da principio, quindi, l'inserimento al micro nido, inserimento tutto sommato "tranquillo" o da manuale, pianti compresi e terremoti emotivi della mamma compresi (anche se mammà cercava di allontanarsi il prima possibile e di "fare dell'altro").

Mentre stavamo cercando di adeguarci a questo nuovo ritmo di vita, lentamente, ho iniziato a stare sempre peggio: dapprima bruciori agli occhi, sensazione di sabbiolina, insofferenza per le lenti. Cose già viste, già sentite, sicuramente. A differenza di quanto vissuto prima, la sensazione di non riuscire in nessun modo a sopportare il male (segnale importante, avrei scoperto più tardi), fino all'arrivo di un'improvvisa e sconvolgente fotofobia che mi ha costretta a una corsa in Pronto Soccorso e alla prima di una serie di diagnosi.

Il peggio (al di là del male) è stato sperare di volta in volta di visita in visita che da lì a pochi giorni tutto sarebbe tornato come prima. Per noi e ovviamente, per laPulce, che ha sopportato un terremoto dopo l'altro per quasi due mesi.

Ci sarà tempo - mi insegnano Paola e MammaCattiva- per raccontare l'esatta evoluzione della diagnosi e dare forma al che cosa mi aveva/ha ridotto così.
Per ora, mi prendo uno spazio una riflessione su quanto ho osservato avvenire nellaPulce e nei rapporti con me.

I disturbi hanno completamente cambiato quanto potevo fare o sopportare nel mio quotidiano, condizionando ovviamente la vita delLaPulce e di MrWolf. Prima ancora della mia scarsa presenza, quindi, laPulce ha dovuto affrontare l'improvviso oscuramento della casa e la sparizione vicino a mamma di ogni cosa che potesse farle male perché luminosa.

Fortuna ha voluto che potesse sostituire facilmente la presenza e l'accudimento con la figura di MrWolf, che è sempre stato ma ancor più si è trasformato in un perfetto mammo-papà, ma ovviamente tutto questo non poteva bastare.

Mi è sempre stato chiaro, fin dai primi giorni delLaPulce, di come i primi tre anni di vita del bambino siano condizionati dal fatto che si percepisce non come un essere-a-sé-stante ma come essere-in-relazione, in particolare con la mamma.

L'esperienza mi ha aiutato a ragionare sulle differenze di genere e di ruolo che hanno i genitori: ho riflettuto giorno per giorno su come fosse positivo per laPulce conoscere un papà (e un nonno) in grado di cambiarla, farla giocare, portarla al parco, fare la spesa, coccolarla, prepararle la pappa e farla addormentare. E' stato anche un bel momento per comprendere per quanti aspetti e momenti delle sue necessità quotidiane io non sia, davvero, strettamente indispensabile.

Nello stesso tempo, però, proprio mentre mi ritiravo (sia perché oggettivamente non ce la facevo, sia per dare spazio e onore a MrWolf) non potevo fare a meno di notare che io mancavo. Mancavo non per quello che dovevo fare o non fare. Mancavo come parte di una relazione. Mancavo come riferimento per metà del cosmo di una piccola Pulce in trasformazione.

E questo mi ha colpito.

Ho pensato non solo alle persone che si separano (e questo post non è assolutamente un giudizio sulla loro scelta, ci sono passata da figlia e so perfettamente che in certe situazioni è davvero l'unica cosa possibile) ma anche a chi delega troppo se non tutto a un genitore solo (anche se ovviamente, ma ci tengo a sottolinearlo, anche questo non è un giudizio: si fanno le scelte a partire dalle condizioni in cui ci si trova, spesso è difficile "modificare" le condizioni del proprio lavoro. Comprendo poi benissimo che la nostra - nella "sfortuna" - è stata una soluzione privilegiata, e che tale rimane, anche nella sua unicità).

Ho pensato a quello che probabilmente perdono i bambini ma soprattutto a quello che perdiamo tutti in un paese dove la cultura del lavoro è tale per cui è concepibile che sia solo mamma a stare a casa ad accudire: come donne non possiamo vivere - tranne rari casi (e questo mio non è dovuto alla mia "bravura" ma totalmente alla sorte) - il privilegio di vedere un figlio che ci cerca non perché ci siamo occupate e ci occupiamo dei suoi bisogni primari 24h/24 - 7/7, ma solo ed esclusivamente per la bellezza di stare con noi.

Il privilegio di non essere indispensabili per quello che facciamo ma importanti per quello che siamo, per la nostra bellezza.

14 commenti:

  1. ma posso dire una cosa? c'è anche quello che perdono i padri che trovano sempre un buon motivo per delgare i propri figli. perdono la loro dimensione emotiva, e credo che gli uomini in generale ne abbiano un gran bisogno. quando ci si separa perdono tutti (poi si spera di poter lavorare sul quanto perdiamo). un bacio.

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  2. intanto BENTORNATA! :)

    io non so se alle madri rimane SOLO la dimensione del necessario, del quotidiano, delle incombenze cosiddette indelegabili, che indelegabili non sono.
    credo che la nostra sia una bellezza che si manifesta proprio nell'esserci sempre, per la cacca le lagne le passeggiate la nanna.
    detto ciò, i ruoli che i genitori si ritagliano sono scolpiti, purtroppo, nella pietra. lo dico per esperienza.
    nel mio caso, il papà è quello dei giochi, dei vola-vola, delle risate pazze. io sono quella della tetta, degli abbracci, dei pannolini.

    quello che perdiamo è, secondo me, la capacità di insegnare ai nostri figli l'elasticità e la fungibilità dei ruoli legati al genere maschile e femminile.
    per evitare di perpetrare questa cultura maschilista e patriarcale.

    ma vabbe'.

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  3. assolutamente mi colpisci sul vivo. quando non posso stare con mio figlio soffro da matti. anche se e' solo per qualche giorno. anche se il resto del tempo sta con me. anche se sta crescendo.
    pero' il pensiero di non poter vedere o sentire anche solo quello che dice e che fa in quei giorni mi manda fuori di testa. e mi ficco in testa il pensiero: "lui e' felice di stare anche con il suo papa'" ma alla fine non serve a niente.
    prevale il mio egoismo di averlo sempre con me, lo ammetto. ma so che e' sbagliato.
    anche tu stessa, di fronte a quello che ti e' accaduto, hai visto in questa situazione un' importante lato positivo: e cioe' il fatto che tua figlia e tuo marito potessero viversi di piu' e in modo diverso dal solito ...
    purtroppo bisognerebbe stare sempre tuti insieme per avere il 100%.
    che bello rileggerti ...
    un bacio, paola

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  4. eppure io credo che a volte la distanza è quella che serve per farci sentire quanto vorremmo starci vicini. Insomma la distanza è quella che apre degli spazi da riempire, dando luogo a nuove possibilità. Con moderazione certo, e purchè sia presa come l'occasione giusta per uscire dalla noia e l'abitudine della quotidianeità. Bentornata Silvietta! :)

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  5. Bentornata! Spero che i tuoi occhi stiano meglio.
    Al solito, il tuo post mi è piaciuto tantissimo: come ci riesci a mettere così bene in fila tutte le parole e ad emozionarmi tutte le volte?
    "Il privilegio di non essere indispensabili per quello che facciamo ma importanti per quello che siamo, per la nostra bellezza." Bellissimo.
    Un abbraccio

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  6. La tua ultima frase è da incidere sulla pietra. E' quando siamo "fuori forma" che ci rendiamo conto di quanto siamo preziose, non nel "fare" ma nell'"essere". Concio' ti auguro di stare benissimo, d'ora in poi ;)

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  7. @Polly: hai sicuramente ragione, ma non me la sono sentita di aprire proprio tutta la voragine delle perdite in caso di separazione. Comunque io sono una di quelle sempre assolutamente convinta che su ogni cosa si possa lavorare - eforse addirittura guadagnare! a presto, grazie del passaggio s.

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  8. @Nuvole: GRAZIE! è bello sentirsi salutare. Mi piace il tuo punto di vista, e credo di averlo fatto mio tanti mesi, diciamo che quest'esperienza mi ha fatto - anche se non volevo - vivere le cose da un altro punto di vista. Si forse mi ha dato modo di vedere i ruoli scardinati. E scoprire che un figlio ti vuolo al di là del ruolo che rivesti normalmente ...

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  9. @Paola: credo che tu davvero possa capire quante altalene emotive siano alle spalle di questo post. la volontà di vederci il positivo e il dolore per non poterci essere "come sempre, come al solito". Ma forse alla fine il ruolo di madre è anche questo: contenere tutte assieme queste emozioni contrastanti ...

    grazie anche per il tuo bentornata, sai quanto sia importante quello che stai facendo per me!

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  10. @Serena: ecco, quando scrivi questi commenti capisco quanto sia importante far leggere quello che penso, perché è come se avessi un riflettore speciale, particolare everamente notevole. E mettere in evidenza il ruolo della distanza nel rapporto genitore - figlio è veramente uno di quei settori di genitorialità su cui devo tanto tanto crescere.... grazie :-)

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  11. @MammaUlcy: grazie dei complimenti! sai che in realtà a scuola mi hanno sempre detto che ero involuta e incomprensibile??!? miracoli del blog. SOno contenta che ti sia piaciuta la frase. Io cerco di ripetermela sempre, ora che me la sono detta. Sto molto meglio, anche se occorrerà qualche mese per esserne completamente "fuori". Ma sono serena e paziente. un abbraccio s.

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  12. @Laura.ddd: i tuoi commenti sono sempre puntuali, grazie! si, "esserci" anche quando si sta tanto bene da poter "fare" e "strafare". chissà. comunque anch'io spero di non aver altre occasioni per imparare la lezione ;-)

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  13. "Mancavo non per quello che dovevo fare o non fare. Mancavo come parte di una relazione."
    E' proprio così. A me non pesa fare meno cose per loro ma mancare in certi momenti relazionali. So che sono sempre in ottime mani ma certe volte vorrei esserci solo io. E quando ci sono ci sono così e loro mi riconoscono tra mille.
    Torna presto in forma che i tuoi post sono come acqua fresca per i tuoi occhi :)

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  14. @MammaCattiva: proprio a te, pensavo, sia nei giorni bui, sia scrivendo. A te, alla tua forza e alle tue scelte. Non sai quanto mi abbia salvato conoscere i tuoi giorni si e i tuoi giorni no, mi ha aiutato a dare valore e priorità a quanto vivevo e a quanto potevo fare. gRAZIE a te e a presto!!!!!!1 :)

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