19.11.10

Storia di un piatto di spinaci. E di una mamma che impara ad accogliere


La prima volta che ho proposto gli spinaci allaPulce, in realtà non volevo neanche proporglieli: erano il mio contorno e avevo dato per scontato che non le piacessero. E' finita che come contorno mi sono pelata due carote, e che LaPulce si è sbafata fino all'ultimo filo verde.

L'episodio si è ripetuto varie volte.
Poi, un giorno, a pranzo, la ragazza ha detto "No!" (sull'utilizzo mio e suo di questa parola produrrò prossimamente un post). Ovviamente si trattava di uno di quei giorni in cui non avevo pronta la ruota di scorta (leggasi proposta alternativa altrettanto sana) e il mio cervello ha mulinato in fretta una serie di commenti e soluzioni mentre il mio cuore vagava tra le emozioni.

Non è bello vedersi rifiutare qualcosa che si è preparato magari con stanchezza ma anche con affetto.
Non è divertente temere che si stia per inaugurare una stagione di bracci di ferro.
Non è facile fare i conti con il conflitto (non dovevamo aspettare i tuoi 14 anni, bimba mia?!).
Non è semplice prendere alla leggera il timore di lasciare la prole "digiuna".

e poi una parte di me tentava di decifrare il segnale: sarà già sazia? non le piaceranno? vorrà fare la bastian contraria? e, quel che è peggio, di ascoltare il grillo parlante della Mamma-educatrice "eh, già, oggi non li vuoi e magari vorresti finire i tuoi giorni a pizza, pane e formaggio, bella mia!"....

Tutto questo in pochi, pochissimi secondi. Poi mi sono ricordata.
Non è sempre facile danzare allo stesso modo, con lo stesso ritmo, non è sempre scontato che quello che faccio io, mamma, piaccia a te, figlia, o che ti sia chiaro perché mi preoccupo (insegnarti che si mangia sempre tutto, che non si spreca, che non si può darla sempre vinta alla gola etc etc etc). Magari non è chiaro neppure per me quante cose si nascondono dentro e sotto quel piatto di spinaci....

Nello stesso tempo, tu sei tu.
Tu sai come stai, che odori senti, se oggi una cosa ti da nausea o meno, se hai sonno o semplicemente se oggi vorresti tanto chiedermi una cosa diversa. E ho accettato di fidarmi.
Abbiamo scostato il piatto, ti sei fatta prendere in braccio e abbiamo navigato a vista.
poi, certo, ho scoperto che avevi mal di pancia (da altri segnali).

Ma quello che dovevo capire l'ho capito in quei dieci secondi in cui ti ho guardata negli occhi e ho dovuto scegliere come comportarmi.
Posso educarti solo se rispetto il limite in cui tu mi chiedi di accogliere la tua persona.
Posso darti del mio ma devo accettare tutto quello che esiste già, di tuo.
Posso solo accettare il rischio di accompagnarti alla vita, non pretendere che tu risponda fedelmente ai miei circuiti e percorsi di pensiero, anche quando si tratta di finire o assaggiare una pietanza che - chissà perché, proprio oggi - ti dà angoscia.

Questo post partecipa al
blogstorming


14 commenti:

  1. Perfetta, descrizione perfetta di quello che succede anche nella mia testa e che, spesso, richiede strategie emotive/cognitive/relazionali/comportamentiste immediate ed efficaci.
    Non è facile, ma ho scoperto che se la prendo con calma (anzichè attivare subito il segnale OK PANIC) riesco quasi sempre ad interpretare il reale messaggio del nano (poca fame, oggi non ne ho voglia, mal di pancia, troppa merenda).
    Passo dopo passo, a poco a poco, si cresce assieme. Grazie

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  2. Indaga a fondo sulla "mamma educatrice"...è quella che rompe di più le scatole...è proprio liberatorio poterle dare un calcio dai propri pensieri, saltarla a piè pari in modo che non interferisca con i nostri sentimenti, non ci trascini verso aspettative illogiche che creano solo rabbia se disattese.
    E così si è liberi di vivere il "qui ora", di guardare negli occhi il proprio figlio senza prosciutti .
    Ed è proprio un meraviglioso crescere insieme :-)

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  3. Una lezione magistrale.
    Come tante delle tue, meravigliosa amica.
    Dovrò attaccarmela come post-it sul frigo...

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  4. @Taomamma: troppo buona, piuttosto grazie a te per confermarmi le comuni difficoltà. condivido il messaggio. a volte basta spegnere il cartello "No panic" per riuscire a decodificare il messaggio senza lasciarsi frantumare dal panico. Dai, continuiamo così ;-)a presto, s.

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  5. @Emy, hai ragione: se c'è uno da capire è proprio quel benedetto grillo parlante... che trascina via dal presente, come se ci fosse un altro posto in cui stare con i bimbi.... a presto s.

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  6. @Ondaluna: sul tuo frigo è un onore veramente grandissimo!!! scherzi a parte, come sempre, si cresce insieme, ragionando assieme sui reciproci momenti di difficoltà e di gioia. ti attendo, buon lavoro e a presto. un grande bacio, s.

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  7. eh già, è la cosa più difficile del mondo, anche se raccontato da te sembra quasi di no.
    ma che meraviglia sintonizzarsi sulle onde dei nostri figli per armonizzarci , invece di ostinarci a "farci rispettare".
    brava!
    anche sul mio frigo!

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  8. direi che, come sempre, hai espresso il concetto in modo impeccabile. perche' hai spiegato cio' che sta alla base: che lei e' lei, prima di essere anche parte di te.
    che dire di piu'???

    un abbraccio, paola

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  9. Grande Silvietta! Un post perfetto per questo mese di accoglienza. Che poi per assurdo proprio sugli spinaci si combattono le guerre più feroci tra madri e figli ;)

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  10. @Nuvole, come sei gentile e positiva: in realtà io mi vedo moooolto poco paziente e forse, la mamma educatrice vorrebbe tanto "farsi rispettare" solo che dentro al cuore so che ogni qual volta riprendiamo la "nostra" danza stiamo bene.. tutte edue! grazie, a presto, s.

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  11. @PaolaFrancy: grazie .. eh .. be, che dire di più? che se non avessi tante blogamiche forse mi scoraggerei di fronte alla fatica di accogliere un'altra persona come tale. e invece, grazie all'aiuto di tutte e soprattutto tuo.. eccomi qua, un altro passetto in avanti! baci s.

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  12. @Serena: grazie anche a te! vero, che assurdo? pensa che se sugli spinaci abbiamo un sacco di varianti sulle carote (vai a capire perché) abbiamo solo una risposta. un drastico no! w la differenza!!! baci s.

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  13. Sono rimasta colpita dal tuo post, perchè a me è successa una cosa analoga alla tua. E anch'io, dopo il primo momento di forte irritazione ho guardato mia figlia negli occhi e ho trovato smarrimento. Smarrimento di una persona che costretta a mangiare anche se non ne ha voglia. Allora l'ho presa in braccio e l'ho rassicurata. "non devi mangiare , se non hai voglia "le ho detto.
    Come infatti tutti noi adulti facciamo
    deborah

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  14. @deborah: grazie di quello che mi scrivi. è bellissima l'attenzione che hai saputo dedicare a quell'attimo di smarrimento e la tua capacità di rassicurare tua figlia. grazie di averne lasciata traccia qui.
    a presto
    silvietta

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