7.12.10

Chi ha paura di dire no?

... e di sentirselo dire?

Mi è sempre piaciuto e ne ho già scritto il concetto del libro di Asha Phillips I no che aiutano a crescere:
"Penso che non dicendo no al momento giusto rischiamo di sottrarre possibilità e risorse a noi stessi e ani nostri cari; ci limitiamo troppo, non esercitando i nostri "muscoli emotivi". Un no non è necessariamente un rifiuto dell'altro o una prevaricazione, ma può invece dimostrare la fiducia nella sua forza e nelle sue capacità. E' il necessario corollario del dire si. Entrambi sono importantissimi."
"Dicendo di no, la madre avrebbe permesso a Jim di farsi un'idea di quello che riusciva o non riusciva a fare da solo, oltre che di quello che per lei era agevole o che le costava fatica. La sua riluttanza a opporsi al bambino ne fece un piccolo despota."
Ho quindi sempre pensato e penso tuttora che uno dei compiti, delle responsabilità e delle fatiche più grandi sia di discernere obiettivamente i bisogni miei e delLaPulce e saper capire qual è il momento opportuno per intervenire e quale quello per tirarmi indietro, quale il secondo di assecondare e quale quello giusto per negare o sottrarsi. Insomma, dire si o no al momento "giusto."

Ovviamente, fino a pochi mesi fa, questo era un compito relativamente "facile": in fin dei conti, si trattava solo di fissare i limiti delLa Pulce, e poi di spronarla a muoversi da sola entro quei limiti.

Giustamente, però, è cresciuta. Forse, come leggevo su GenitoriCrescono e su Mamma felice, è entrata nell'età dei "terrible two". Forse, semplicemente, sta completando e portando avanti proprio quel processo di autonomia che in questi mesi ho sostenuto e promosso.
"Non è piacevole sentirsi dire no, e vi sono vari modi di reagire. Un bambino può usare la stessa parola quasi fosse un'arma, gridando con forza "no" ogni volta che gli viene chiesto di fare qualcosa" (Asha Phillips)
- non erano forse Serena e Silvia che raccontavano come a volte questo no sta per "no, perché me lo proponi tu, ma magari si una volta che decido io..."?
In queste giornate, mi piace (piacerebbe?) conservare le energie per osservarmi con sufficiente ironia e distacco e notare come anche per me sia difficile accogliere questo "no" e come spesso risuoni dentro di me come l'ennesimo ostacolo a fine giornata...

Eppure lo so bene, sta completando proprio quel processo con cui intende diventare persona, processo per cui abbiamo progressivamente (e con mio sollievo) abbandonato la simbiosi fra noi e gioito della reciproca diversità.
Non dovrei essere contenta?
"... sta semplicemete riflettendo su se stesso e pensa: "Io sono uno al quale piacciono le mele e non piacciono le carote". Il bambino è ora in grado di discriminare e di sottrarsi all'obbligo di mangiare tutto ciò che gli viene offerto, contrariamente a come faceva quando era più piccolo e aveva troppa fame all'ora dei pasti per fare delle scelte.
Di pari passo con la crescita della sua indipendenza, il bambino va esplorando le sue relazioni con la madre in quanto persona che provvede [...] a lui." (Dilys Daws, centro Tavistock di psicologia infantile)
Per questo, quando vado in conflitto tra la mia stanchezza e la sua richiesta di crescente autonomia, e temo di frantumarmi (io e tutti i miei pensieri e riflessioni, che senza un po' di pazienza e di energia vanno proprio a farsi friggere... e io non sono proprio un tipino paziente....) in un mucchio di cocci, mi piace pensare alLaPulce come se fosse il Maestro Yoda, e mi allenasse a un compito impossibile: usare tutta l'energia dell'universo per ... avere tutta la pazienza necessaria per accompagnarla usando e ascoltando i "si" e i "no" al momento ... giusto!


(la foto porta al filmato, altrimenti questo è il link)

Così sicuro sei tu
sempre per te non può essere fatto
tu non senti ciò che dico
no, non diverso! solo diverso in tua mente
devi disimparare ciò che hai imparato
[..]
No! provare no! Fare. O non fare
non c'è provare...
[..]
La grandezza non conta.
Guarda me: giudichi forse me dalla grandezza?
Hmhm ...non dovresti farlo infatti.
Mio alleato è la forza...

8 commenti:

  1. Mi hai appena fatto render conto che il periodo dei 'no' è finito. Così improvvisamente come era arrivato, è andato via.
    Non saprei dirti quando, nè perchè, ma mi rendo conto in questo momento che è da un po' che è finito.

    Finisce. E' una bella notizia. Ti prometto che finisce!

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  2. Che combinazione, anch'io ho giusto ripreso la metafora dei cocci :)
    Stranamente, non ho notato nella nostra vita un periodo dei no, eppure tutti sanno che esiste, ma il no per noi è una realtà trasversale a tutte le età! ci sono anche i nostri no ingiustificati. L'altro giorno il papà ha detto no a priori, poi si è detto "oddio, mi sembra di risentire i miei" e si è corretto in un sì motivato.
    abbracci! :) F

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  3. @Mammafelice: grazie! mi hai riaperto la speranza ;-)

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  4. @Flavia: la metafora dei cocci mi accompagna spesso, almeno mentalmente, anche se non lo scrivo, è una sorta di leitmotiv di speranza con cui accompagno i miei post e i luuunghi pomeriggi ;-) per quanto riguarda i no "immotivati" mi vorrei allenare a diventare migliore, grazie alla tua riflessione ci penserò un po' di più, grazie! a presto, s.

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  5. Io credo tu sia una maestra della "lettura del no".
    Vorrei scriverti qualcosa di "tecnico", ma rovinerei la magia.
    E poi, per quel che ti ho visto scrivere, non c'è niente in più che io possa dirti rispetto alla splendida cura che metti nel cogliere l'essenza delle cose nella tua esperienza.
    Ti voglio bene.

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  6. noi siamo in piena fase dei terrible twos (28 mesi...) e dei no a tutto, anche quando vuole una cosa dice prima no, poi magari dice quello che vuole veramente.

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  7. @Ondaluna: sei troppo buona, però mi piace questo tuo modo speciale di cogliere le magie. Grazie. Ti voglio bene anch'io, s.

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  8. @MammaNews: siamo in due!!! devo dire che quando dice di no mentre contemporaneamente fa quello che vuole negare mi viene da ridere e devo stare attenta a non farmi beccare ;-)

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