22.2.10

sensazioni dal primo anno (ovvero qualcosa sta - sempre - cambiando)

L'ho già detto fin dal principio. Non sono molto brava a dare i titoli: nè ai post nè tantomeno a questo blog. Ma strategie comunicative inefficienti a parte, non volevo un titolo "mammacentrico", volevo darmi la possibilità di un titolo volubile, come mi sento io, e soprattutto che mi servisse per focalizzare le difficoltà che incontro in particolare in questo primo - primi - anno/i di vita dellaPulce. [Forse questo rende un po' a scadenza, il blog, ma per me, che vivo il difetto dell'incostanza, è anche un modo di non darlo per scontato e impegnarmici dentro, visto che è un modo di dare senso a quanto vivo da quando laPulce è presente, come mamma ma soprattutto come persona (nonchè donna)].

E così arriviamo al
dunque.
Durante la gravidanza, quando leggevo passo passo tutte le tappe che deve attraversare un bambino durante il suo primo anno di vita restavo ammirata da madre natura. In fin dei conti è proprio bello notare come le tappe di sviluppo del primo anno siano concepite perché il bambino raggiunga l'indipendenza mantenendo aperte tutte le possibilità della sua evoluzione.

Come scrive Marilde: "I primi tre anni di vita del bambino sono significativi per quanto concerne l'
impronta che farà da sfondo al resto della sua vita" (Marilde Trinchero, La solitudine delle madri).
Circa ogni due mesi laPulce - e così immagino ogni bambino - attraversa una fase di cambiamento, con cui muta il suo rapporto con i propri bisogni, con la figura materna, con le altre figure con cui è in relazione, con il movimento, con il sonno, con il cibo (ok, con il cibo meno :-D ) ...

Il problema, allora, dove sta, dov'è stato? Che nella solitudine - appunto - io tendo a costruire degli spazi per mantenere
piccoli momenti per me (in cui leggere o fare altro), routine (egoistiche e individualistiche) che questa costante evoluzione spazza via costantemente.
Ricordo ancora quando laPulce decise che dopo la poppata delle 7.30 non c'era più spazio per pisolini: vo-le-va par-la-re e a-scol-ta-re!! Mi ero giusto appena abituata a valorizzarlo come tempo mio ... fu un trauma! (senza nulla di esteriore, solo la sensazione di dover ri-settare il sistema!)

The truth is that the only constant in the job of parenting is change (Tracy Hogg, The baby whisperer solves all your problems).

Già.
Brava Tracy.
E io stessa avrei detto e - nonostante tutto - continuo a dire che "
CHANGE" è una buona cosa, che mantiene svegli, giovani e pimpanti, che ti apre alla vita e evita la sclerosi dei "soliti atteggiamenti". Fa molto New York ...

Il fatto è che è
faticoso da matti. Forse solo per me (e giù l'autoflagellazione sulla mia struttura, la mia rigidità ecc. ecc. bla bla) o forse, anche per gli altri, tanto che Marilde, sempre sul suo libro, scrive:
Quando i figli sono piccoli e anche più avanti, quando sono adolescenti, lo scorrere della giornata è un numero infinito di interruzioni.
Il tempo interrotto continuamente da
un legittimo bisogno altrui. Ma la creatività ama poco le interruzioni. Quasi sempre, quasi per tutti, queste fratture del tempo, creano tanti cocci di un vaso che non si può più incollare insieme
E MammaCattiva, parlandone, racconta dell'Intensità dei primi 24 mesi.
Fatica.
Cocci che non si incollano più insieme.
Eppure voglio
resistere a tutti i costi alla china pericolosa di mollare tutti gli obiettivi che fino ad ora hanno dato forma alla mia vita.
Sempre Marilde:
Una persona che dedica tutta la propria vita ad un'altra persona, le chiederà in cambio altrettanto. E non si tratta di generosità, come a volte si vuol far credere, ma di egoismo. L'egoismo di chi, per fuggire da se stesso, vive per un altro, legandolo a sè.
E allora continuiamo a percorrere così il nostro tempo assieme, io e LaPulce: lei cambiando, legittimamente e legittimamente imponendo nuovi bisogni, nuovi schemi e obiettivi per la sua crescita, io proteggendo i suoi spazi e diritti e valorizzando i miei, anche se questo significa spostare continuamente l'oggetto dei miei momenti creativi per evitare che diventino cocci.
E se sono egoista, in questo, o poco incline alla simbiosi, mi rifugerò in queste parole di Concita De Gregorio (Una madre lo sa, tutte le ombre dell'amore perfetto)

è che la vita per fortuna dà un posto alle cose. Quando sembra che non ce ne sia uno per sé guardarsi attorno aiuta. Le storie, anche poche storie incrociate senza averle cercate, parlano di questo: di come invece ci sia un posto per tutto, a saperglielo dare. Un posto anche per l'assenza. Di quante ombre sia pieno l'amore perfetto, e di quante risorse inattese. Di quanti modi esistano per accogliere quello che viene, quello che c'è. Tanti modi così diversi e tutti senza colpa, alla fine: i modi che ciascuno trova.

Avrei dovuto dare retta all'amica F. e leggerlo prima. Accettarsi, alla fine, fa crescere e lascia spazio per crescere. Anche se si deve trovare un modo nuovo ogni giorno, come in una danza.

15.2.10

Eat, pray, love and ... move!

Sto leggendo un libro bellissimo, un libro che mi ha folgorato e che mi rapisce! Si tratta di "Eat, Pray, Love" di Elizabeth Gilbert.

Elizabeth ha appena divorziato, un divorzo molto newyorkese - con colpi bassi, enormi fortune da dividere, ipoteche sui guadagni futuri - e reazioni universali (come i pianti condivisi con le piastrelle del bagno durante le notti insonni).
In un momento particolarmente buio, riesce a parlare con se stessa e a farsi una domanda bellissima: "Che cos'è che hai veramente voglia di fare, Elizabeth?". Una serie di coincidenze le dà modo di poter fare quello che davvero vuole: partire per scoprire il piacere, la preghiera ed infine l'amore. [Non è solo un viaggio, perchè in realtà si fermerà 4 mesi nei paesi che ha scelto per scoprire il proprio Io (Italia, India, Indonesia)].

Probabilmente, in un periodo in cui ho bisogno di semplificare, dopo la lettura, già citata, di Le francesi non ingrassano e la sua filosofia di dieta basata sulla qualità più che la quantità era giusto che incontrassi questa storia autobiografica che fonde con l'amore per la vita e i viaggi (tanto da essere stata classificata in biblioteca accanto alle guide!) anche l'amore per il buon cibo!

Nello stesso tempo, Elizabeth elabora un sano processo di scelta. Adoro, per esempio, questo paragrafo.
E' stato interessante, per me, a quel punto, scoprire che cosa non volevo fare in Italia. Ci sono così tante occasioni di sperimentare il piacere e io non avevo tempo di coglierle tutte. Bisogna scegliere, in Italia, altrimenti c'è il rischio di venire sopraffatti. Ho messo da parte, per necessità, la moda, l'opera, il cinema, la passione per le automobili, lo sci sulle Alpi. Anche l'arte, perché è troppa. [...] Ho scoperto che volevo solo mangiare divinamente e imparare l'italiano. Le materie in cui avevo deciso di specializzarmi erano queste due, parlare e mangiare (con un'attenzione particolare per il gelato).

Mi piace, insomma, ritrovarmi, assumere sollecitazioni rispetto ai processi di scelta, di amore di sè, di rispetto per la propria mente e il proprio corpo.

E questo mi appare ancora più evidente a causa di un sentimento davvero negativo che sta influenzando il mio rapporto con la nostra società.
In un'Italia in cui l'80% degli abitanti utilizza il televisore come unica fonte di informazione mi sono sempre sentita privilegiata perchè da quasi 7 anni ormai non ho un televisore in casa: ascolto la radio, guardo i film in DVD sul pc, rivedo spezzoni di trasmissioni su Youtube, leggo i giornali, e se sono in una casa dove c'è la tv non tralascio di "dare un'occhiata". Insomma, non mi è mai mancata ....

Per questo, quando sono iniziate le riflessioni di Marlene e Valewanda sulla tv non commentavo neanche: non avendo visto nulla, come posso giudicare?
Forse, mi illudevo - avendo la capacità di controllare quando e come vediamo certe immagini in casa - di controllare l'influsso di certi modelli nella vita delLaPulce.

La visione del documentario Il corpo delle donne aveva un minimo minato questa sensazione
Ancora di più lo ha fatto la visione del documentario Videocracy-Basta Apparire.

Attenzione: non sto facendo un discorso politico (e tanto meno partitico, eh!). Sto elaborando un pensiero sulla società. Ho letto le critiche a Videocracy: chi lo accusa di essere superficiale, non avendo analizzato fino in fondo le cause della videocrazia in Italia, chi lo accusa di essere il solito politicizzato che fa finire tutti i discorsi contro il signor B. Io mi attengo alle immagini. A me il documentario è piaciuto. Non è un film. E' un documentario e mi ha dato spunti di riflessione. Questo mi basta.

La sequenza di immagini, il montaggio mi hanno dato un senso di nausea: non basta non guardare la TV per esserne fuori. Questo andava bene negli anni '70, anni '80, quando io ero una bambina e si raccomandava di non lasciare i bambini troppo tempo davanti allo schermo. Ma oggi no.

Le immagini hanno dato forma al modo di ragionare di molte persone, troppe, probabilmente. Mentre guardavo il documentario, nella mia mente risuonavano echi di risatine e battute sarcastiche. Di commenti volgari.
E ho iniziato a temere. E scusate il qualunquismo dei pensieri seguenti.
... Quando mia figlia andrà a scuola le diranno che a fare la velina guadagna di più che in ogni altro mestiere. Che è inutile affidarsi al cervello e studiare per capire, meglio farsi un tatuaggio sul culo e riuscire ad apparire davanti alle telecamere. Che per esistere non bisogna essere consapevoli di sè, ma stare davanti alla telecamera un quarto d'ora. Anche se sotto passa la scritta in sovraimpressione "il talento incompreso" (vagamente sarcastica, ma tanto, non sai che significa...).

E allora, sempre più forte, si è fatto spazio dentro di me il bisogno impellente - come dice Bianca, nei commenti a questo post di My: "lo so, l'ho detto un sacco di volte, però prima o poi me ne andrò e la porterò via da qui".

Perché in Italia, ... bisogna scegliere: siamo in grado di far ripartire una società in cui si rispettano le persone, donne comprese, mente e corpo compresi?

Sto per chiudere, ed ecco che trovo il post Non c'è scelta? di Extramamma. Non sono la sola, a preoccuparmi.

10.2.10

Di addizioni e sottrazioni

E' un po' di giorni che tutti i miei pensieri e riflessioni ruotano attorno a poche parole
"Di meno è di più"

Non è downshifting ...
E' iniziato leggendo il libro di M. Guiliano consigliato da Caia,
è proseguito per via di alcuni lavori che esigono un'attenzione assoluta che non permette multitasking,
è dilagato in una gestione omeopatica delle nevrosi da casalinga,
in una nuova attenzione al tempo che dedico a leggere e che cosa, alla qualità dei commenti che lascio ai post altrui,

in una gestione slow del tempo condiviso con laPulce ...

Forse è che più obiettivi, azioni, priorità pretendono di riempire le 24 ore, meno tempo c'è per ciascuna cosa, forse MammaPiovra
sta subendo una mutazione, forse, semplicemente, in attesa della Primavera sto imparando a godere degli attimi di quiete come delle vere vacanze con me stessa.


Nel frattempo, e non dev'essere un caso, su GenitoriCrescono, c
on la rubrica Anno 0, impressioni di una mamma, sto ripercorrendo il primo anno con LaPulce, e oggi si parla di nascita e parto.

4.2.10

Guest Post presso Silvia e Serena

Et voilà: sono stata contagiata... molti dei racconti con cui ho "bloccato" qualche istantanea di questo primo anno delLaPulce (l'anno 0, da 0 a 12 mesi), diventeranno ora ospiti (dopo qualche restyling) di Silvia e Serena. Oggi, iniziamo così.

2.2.10

365 giorni di non lo so

365 giorni fa ero un pallone gonfiato di insofferenza e ansia
365 giorni fa guardavo con timore la flebo dell'ossitocina
365 giorni fa mi vestivano con il camice pre-operatorio "giusto in caso se ..."

poi iniziavo ad accompagnarti alla vita nell'unico modo che ancora conosco:
attaccata a MrWolf
camminando, camminando, camminando
e accettando che il mio cervello (così colmo di informazioni, di libri letti, di sottolineature con l'evidenziatore verde) si alleasse con il mio corpo. Una squadra.

Non sapevo che cosa mi aspettava, non sapevo neanche come avrei reagito: avevo accuratamente evitato di immaginarti, di proiettare su di te chissà quali fantasmi del passato, avevamo accuratamente discusso perfino il tuo nome, e avremmo atteso di osservarti il muso per affibbiartelo definitivamente.

365 giorni dopo

dopo (circa!!!)
1458 poppate
30 giorni (e notti) di ragadi e pianti
154 lavatrici di pannolini lavabili
2394 veli raccatapupù
98 scatole di fazzoletti
21 pentoloni di zuppa MarcaFreezer
.... incontrollabili e innumerevoli risvegli notturni
91 mattinate con NonnoNicotina
4 viaggi-vacanze (mare, montagna, estero e città ... per non contare le gite)
.... km e km in zainetto

e poi ...
parole scritti parole sul blog via mail sul mio diario sul tuo diario
libri letture ancora libri
quintali di fotografie
bernoccoli
km di polvere che gattonando raccogli sui pantaloni
cucchiaini per terra e cucchiaini di pappa in bocca
e mani e versi e "No!" e pianti ...

... non lo so, se sono mamma (che vergogna e che pudore a darsi certe definizioni) però ti guardo sorridermi fiduciosa prima di buttarti curiosa verso il mondo e so che sempre di più sono, se non mamma, almeno un arco (come scrive proprio oggi, qui, Marilde), teso con te a guardare il mondo, ancora una volta, per esplorarlo.
Perchè con te imparo a ri-apprezzarne la bellezza, anche quando sa essere così faticoso e doloroso portare avanti i propri progetti, perchè anche se esistono certi giorni no, esistono anche i giorni in cui tutto quadra, e - come se fosse un gioco - ci buttiamo a capofitto nella vita.

Questo post partecipa al
blogstorming

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