E così arriviamo al dunque.
Durante la gravidanza, quando leggevo passo passo tutte le tappe che deve attraversare un bambino durante il suo primo anno di vita restavo ammirata da madre natura. In fin dei conti è proprio bello notare come le tappe di sviluppo del primo anno siano concepite perché il bambino raggiunga l'indipendenza mantenendo aperte tutte le possibilità della sua evoluzione.
Come scrive Marilde: "I primi tre anni di vita del bambino sono significativi per quanto concerne l'impronta che farà da sfondo al resto della sua vita" (Marilde Trinchero, La solitudine delle madri).
Circa ogni due mesi laPulce - e così immagino ogni bambino - attraversa una fase di cambiamento, con cui muta il suo rapporto con i propri bisogni, con la figura materna, con le altre figure con cui è in relazione, con il movimento, con il sonno, con il cibo (ok, con il cibo meno :-D ) ...
Il problema, allora, dove sta, dov'è stato? Che nella solitudine - appunto - io tendo a costruire degli spazi per mantenere piccoli momenti per me (in cui leggere o fare altro), routine (egoistiche e individualistiche) che questa costante evoluzione spazza via costantemente.
Ricordo ancora quando laPulce decise che dopo la poppata delle 7.30 non c'era più spazio per pisolini: vo-le-va par-la-re e a-scol-ta-re!! Mi ero giusto appena abituata a valorizzarlo come tempo mio ... fu un trauma! (senza nulla di esteriore, solo la sensazione di dover ri-settare il sistema!)
The truth is that the only constant in the job of parenting is change (Tracy Hogg, The baby whisperer solves all your problems).

Già.
Brava Tracy.
E io stessa avrei detto e - nonostante tutto - continuo a dire che "CHANGE" è una buona cosa, che mantiene svegli, giovani e pimpanti, che ti apre alla vita e evita la sclerosi dei "soliti atteggiamenti". Fa molto New York ...
Il fatto è che è faticoso da matti. Forse solo per me (e giù l'autoflagellazione sulla mia struttura, la mia rigidità ecc. ecc. bla bla) o forse, anche per gli altri, tanto che Marilde, sempre sul suo libro, scrive:
Quando i figli sono piccoli e anche più avanti, quando sono adolescenti, lo scorrere della giornata è un numero infinito di interruzioni.E MammaCattiva, parlandone, racconta dell'Intensità dei primi 24 mesi.
Il tempo interrotto continuamente da un legittimo bisogno altrui. Ma la creatività ama poco le interruzioni. Quasi sempre, quasi per tutti, queste fratture del tempo, creano tanti cocci di un vaso che non si può più incollare insieme
Fatica.
Cocci che non si incollano più insieme.
Eppure voglio resistere a tutti i costi alla china pericolosa di mollare tutti gli obiettivi che fino ad ora hanno dato forma alla mia vita.
Sempre Marilde:
Una persona che dedica tutta la propria vita ad un'altra persona, le chiederà in cambio altrettanto. E non si tratta di generosità, come a volte si vuol far credere, ma di egoismo. L'egoismo di chi, per fuggire da se stesso, vive per un altro, legandolo a sè.E allora continuiamo a percorrere così il nostro tempo assieme, io e LaPulce: lei cambiando, legittimamente e legittimamente imponendo nuovi bisogni, nuovi schemi e obiettivi per la sua crescita, io proteggendo i suoi spazi e diritti e valorizzando i miei, anche se questo significa spostare continuamente l'oggetto dei miei momenti creativi per evitare che diventino cocci.
E se sono egoista, in questo, o poco incline alla simbiosi, mi rifugerò in queste parole di Concita De Gregorio (Una madre lo sa, tutte le ombre dell'amore perfetto)
è che la vita per fortuna dà un posto alle cose. Quando sembra che non ce ne sia uno per sé guardarsi attorno aiuta. Le storie, anche poche storie incrociate senza averle cercate, parlano di questo: di come invece ci sia un posto per tutto, a saperglielo dare. Un posto anche per l'assenza. Di quante ombre sia pieno l'amore perfetto, e di quante risorse inattese. Di quanti modi esistano per accogliere quello che viene, quello che c'è. Tanti modi così diversi e tutti senza colpa, alla fine: i modi che ciascuno trova.
Avrei dovuto dare retta all'amica F. e leggerlo prima. Accettarsi, alla fine, fa crescere e lascia spazio per crescere. Anche se si deve trovare un modo nuovo ogni giorno, come in una danza.
