Avrebbe bisogno di ulteriore gestazione, approfondimenti e risistemazioni.
Ma se aspetto che sia come me lo immagino, facciamo la muffa.
Per questo, con tutte le sue imprecisioni, ecco cosa penso da un po'....
Il concetto di sostenibilità - grosso modo - è stato introdotto nel 1987 da una commissione delle Nazioni Unite guidata dal primo ministro norvegese Brundtland.
Il rapporto Brundtland (conosciuto anche come Our Common Future) è un documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (WCED) in cui, per la prima volta, viene introdotto il concetto di sviluppo sostenibile. Il nome viene dato dalla coordinatrice Gro Harlem Brundtland che in quell'anno era presidente del WCED ed aveva commissionato il rapporto. La sua definizione era la seguente:Quando si parla di sviluppo sostenibile si pensa, in sostanza, al fatto che ogni generazione ha la responsabilità di soddisfare i propri bisogni, consumando le risorse, salvaguardando il patrimonio ambientale del pianeta e la possibilità per le generazioni future di vivere la propria vita secondo i propri bisogni, certa di avere nuove risorse.
"lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni" (Wikipedia)
Per gestire la mia vita, in questo momento, in assenza di soluzioni e proposte pubbliche - e so, purtroppo, che non sono la sola - devo scegliere ogni giorno che risorse consumare: il tempo che dedico al mio lavoro o il tempo di MrWolf? la salute di mio padre? le opportunità delLaPulce? soldi? salute e riposo? il tempo dellaPulce con noi o senza di noi?
Sento che - l'ebrezza dell'onnipotenza - devo scegliere, e gestire, e valutare, e soppesare. E gestire risorse. E bene. Perché non posso accumulare debiti su debiti come fa lo stato, no?! mi pare chiaro.
Hai voluto la bicicletta, mi direte?! (Mammacampagnola, ti penso!) ... si, ma, insomma.
Un attimo.
In questo momento quanti siamo che grattiamo le nostre risorse per andare avanti e crescere questa prossima generazione?
Che vediamo sparire i miti e le promesse (mi hanno detto che secondo non so che piano gli asili nido - ok, non sono la panacea di ogni male, però ... - dovevano coprire tutto il territorio nazionale nel 1976. Sto male dal ridere. Ma rido isterico), crollare capisaldi di un tempo (la scuola, certo, ma anche lo sport (droghe? anabolizzanti? io prendevo un cornetto o una focaccia e mi passava tutto ...), le associazioni ... ). Scusate il mugugno rivolto al passato
Lo so che la figlia è la mia e che la responsabilità di crescerla è la mia. E non sto chiedendo a chi è single di pagare le mie scelte riproduttive. Potrei aprire parentesi intimistiche che evito, per altro.
Però è un po' strano pensare che la collettività lascia i genitori soli a crescere le prossime generazioni. Quelli che, tra l'altro, pagheranno le future pensioni (scusate l'acidità: questo lo penso quando incontro megere che fanno "shhhshhs" allaPulce perché canta di gioia al supermercato) ...
Mi rifugio nella consapevolezza di Marilde e del suo "La solitudine delle madri"
Il filo di questi manuali è quello di offrire al pargolo una beatitudine infinita fatta di attenzioni, alimentazione corretta, coccole e carezze e giochi che stimolino la sua crescita e la sua creatività. Tutto questo va bene, tutavia sul fatto che spesso una madre "non ne può più", poche parole. Si scivolerebbe in territori ombrosi che vengono troppo spesso ignorati. E' più comodo così. Lasciare le donne in una faticosa solitudine confidando nella forza che le contraddistingue dimenticando che quella forza richiede a volte dei tributi troppo alti: alla donna, alla coppia, ai bambini stessi.Come scrisse Serra il 7 marzo, sono ancora così imbecille da credere nello Stato e continuo a pensare che forse dovrebbe esserci un altro modo di gestire le risorse collettive per aiutare e sostenere chi si prende le gioie e gli oneri di crescere le nuove generazioni. Non sostituirsi, ma sostenere, affiancare, facilitare.
Non sto parlando di rivoluzione, ma di buon senso. Ne avevo già parlato qui: è Italia futura a ragionare di mobilità sociale bloccata e di passaggio generazionale ...
Non riesco ancora a capire.
E ondeggio tra ricercare soluzioni in solitudine e il quotidiano in cui lavoro per il collettivo (salvo ovviamente deglutire amaro quando scopro chi si destreggia meglio nella burocrazia per trarne vantaggio esclusivo.
E forse, mastico ancora più amaro, più incredula, più sola, dopo aver letto queste riflessioni ..
Gli italiani non hanno ragione di aver paura dell'immigrazione. Ma non sbagliano ad avere paura. La vita in Italia fa paura. Anche i turisti stranieri ne hanno e infatti vengono sempre meno. Soltanto, sulle vere cause sono meglio informati di noi italiani [...] In Italia si rischia la vita anche soltanto ad attraversare sulle strisce pedonali perché l'automobilista, invece di fermarsi, accelera per non farti passare. Si rischia sulle strade e sul posto di lavoro: abbiamo i più alti indici di mortalità d'Europa, perché i soldi della manutenzione delle strade se ne sono andati in mazzette e delle norme di sicurezza tutti se ne fregano. Quattromila comuni italiani sono a rischio idrogeologico, ma si costruisce ovunque [...] in attesa del condono, inevitabile come la successiva strage. Le scuole pubbliche italiane, per il 90 per cento, non sono a norma. [...] Si muore per il disprezzo delle leggi. I limiti di velocità sono un optional, i controlli sui tassi d'alcol e droga chimere. [...]Nè risorse, nè legalità: è qui che voglio crescere LaPulce? ma soprattutto, corrisponde a me, Silvietta?
Non c'è difesa contro l'illegalità di massa.
Curzio Maltese, La Bolla, ed. Feltrinelli.
"Abbiamo tempo per decidere, nel frattempo viviamo di speranza e di tisane"
Raymond Queneau, Icaro Involato
Raymond Queneau, Icaro Involato
