23.3.10

oggi mi gira così ... di un'idea di un'ecologia della maternità sostenibile

Questo post è tra i neuroni da tempo. E' stato messo da parte dai raffreddori, dalla carenza di sonno, dal lavoro e da altre amenità quotidiane. E' nato da un paio di frasi lette casualmente in concomitanza alla ricerca di un micronido dove laPulce possa stare mezza giornata e conoscere coetanei.

Avrebbe bisogno di ulteriore gestazione, approfondimenti e risistemazioni.
Ma se aspetto che sia come me lo immagino, facciamo la muffa.
Per questo, con tutte le sue imprecisioni, ecco cosa penso da un po'....

Il concetto di sostenibilità - grosso modo - è stato introdotto nel 1987 da una commissione delle Nazioni Unite guidata dal primo ministro norvegese Brundtland.

Il rapporto Brundtland (conosciuto anche come Our Common Future) è un documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (WCED) in cui, per la prima volta, viene introdotto il concetto di sviluppo sostenibile. Il nome viene dato dalla coordinatrice Gro Harlem Brundtland che in quell'anno era presidente del WCED ed aveva commissionato il rapporto. La sua definizione era la seguente:

"lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni" (Wikipedia)
Quando si parla di sviluppo sostenibile si pensa, in sostanza, al fatto che ogni generazione ha la responsabilità di soddisfare i propri bisogni, consumando le risorse, salvaguardando il patrimonio ambientale del pianeta e la possibilità per le generazioni future di vivere la propria vita secondo i propri bisogni, certa di avere nuove risorse.

Per gestire la mia vita, in questo momento, in assenza di soluzioni e proposte pubbliche - e so, purtroppo, che non sono la sola - devo scegliere ogni giorno che risorse consumare: il tempo che dedico al mio lavoro o il tempo di MrWolf? la salute di mio padre? le opportunità delLaPulce? soldi? salute e riposo? il tempo dellaPulce con noi o senza di noi?
Sento che - l'ebrezza dell'onnipotenza - devo scegliere, e gestire, e valutare, e soppesare. E gestire risorse. E bene. Perché non posso accumulare debiti su debiti come fa lo stato, no?! mi pare chiaro.

Hai voluto la bicicletta, mi direte?! (Mammacampagnola, ti penso!) ... si, ma, insomma.
Un attimo.

In questo momento quanti siamo che grattiamo le nostre risorse per andare avanti e crescere questa prossima generazione?
Che vediamo sparire i miti e le promesse (mi hanno detto che secondo non so che piano gli asili nido - ok, non sono la panacea di ogni male, però ... - dovevano coprire tutto il territorio nazionale nel 1976. Sto male dal ridere. Ma rido isterico), crollare capisaldi di un tempo (la scuola, certo, ma anche lo sport (droghe? anabolizzanti? io prendevo un cornetto o una focaccia e mi passava tutto ...), le associazioni ... ). Scusate il mugugno rivolto al passato

Lo so che la figlia è la mia e che la responsabilità di crescerla è la mia. E non sto chiedendo a chi è single di pagare le mie scelte riproduttive. Potrei aprire parentesi intimistiche che evito, per altro.
Però è un po' strano pensare che la collettività lascia i genitori soli a crescere le prossime generazioni. Quelli che, tra l'altro, pagheranno le future pensioni (scusate l'acidità: questo lo penso quando incontro megere che fanno "shhhshhs" allaPulce perché canta di gioia al supermercato) ...

Mi rifugio nella consapevolezza di Marilde e del suo "La solitudine delle madri"
Il filo di questi manuali è quello di offrire al pargolo una beatitudine infinita fatta di attenzioni, alimentazione corretta, coccole e carezze e giochi che stimolino la sua crescita e la sua creatività. Tutto questo va bene, tutavia sul fatto che spesso una madre "non ne può più", poche parole. Si scivolerebbe in territori ombrosi che vengono troppo spesso ignorati. E' più comodo così. Lasciare le donne in una faticosa solitudine confidando nella forza che le contraddistingue dimenticando che quella forza richiede a volte dei tributi troppo alti: alla donna, alla coppia, ai bambini stessi.
Come scrisse Serra il 7 marzo, sono ancora così imbecille da credere nello Stato e continuo a pensare che forse dovrebbe esserci un altro modo di gestire le risorse collettive per aiutare e sostenere chi si prende le gioie e gli oneri di crescere le nuove generazioni. Non sostituirsi, ma sostenere, affiancare, facilitare.
Non sto parlando di rivoluzione, ma di buon senso. Ne avevo già parlato qui: è Italia futura a ragionare di mobilità sociale bloccata e di passaggio generazionale ...

Non riesco ancora a capire.

E ondeggio tra ricercare soluzioni in solitudine e il quotidiano in cui lavoro per il collettivo (salvo ovviamente deglutire amaro quando scopro chi si destreggia meglio nella burocrazia per trarne vantaggio esclusivo.

E forse, mastico ancora più amaro, più incredula, più sola, dopo aver letto queste riflessioni ..
Gli italiani non hanno ragione di aver paura dell'immigrazione. Ma non sbagliano ad avere paura. La vita in Italia fa paura. Anche i turisti stranieri ne hanno e infatti vengono sempre meno. Soltanto, sulle vere cause sono meglio informati di noi italiani [...] In Italia si rischia la vita anche soltanto ad attraversare sulle strisce pedonali perché l'automobilista, invece di fermarsi, accelera per non farti passare. Si rischia sulle strade e sul posto di lavoro: abbiamo i più alti indici di mortalità d'Europa, perché i soldi della manutenzione delle strade se ne sono andati in mazzette e delle norme di sicurezza tutti se ne fregano. Quattromila comuni italiani sono a rischio idrogeologico, ma si costruisce ovunque [...] in attesa del condono, inevitabile come la successiva strage. Le scuole pubbliche italiane, per il 90 per cento, non sono a norma. [...] Si muore per il disprezzo delle leggi. I limiti di velocità sono un optional, i controlli sui tassi d'alcol e droga chimere. [...]
Non c'è difesa contro l'illegalità di massa.

Curzio Maltese, La Bolla, ed. Feltrinelli.
Nè risorse, nè legalità: è qui che voglio crescere LaPulce? ma soprattutto, corrisponde a me, Silvietta?
"Abbiamo tempo per decidere, nel frattempo viviamo di speranza e di tisane"
Raymond Queneau, Icaro Involato

14.3.10

Milano, lo Zen e l'arte di parcheggiare

Recentemente sono stata a Milano a seguire un corso di formazione. Avevo i tempi stretti, diverse incombenze (tra cui LaPulce) e vestivo più sportivo del solito.
Girare per il centro in jeans, sacca e giacca a vento durante la settimana della moda e ancor più fare colazione in pigiama e felpa "pataccata" in mezzo a una fauna variopinta già provvista di trucco, tacco, accessori e aria glamour mi ha fatto sorridere e pensare.

Ero incongruente. Il gioco della settimana enigmistica "trova l'intruso" (nella versione facilitata). E non è la prima volta.
Però.
Però non avevo tempo di farmi giudicare. Nè tempo di giudicare io a mia volta. E non avevo neppure tempo o energie per macerarmi nella mia diversità. Potevo solo essere così come ero.

Essere. Sono. Anche se contemporaneamente - la riflessione è stata fatta mentre correvo per ridurre il mio ritardo cronico - stavo "facendo", rispondevo a "doveri" - alcuni imposti da me stessa - a "tabelle di marcia" e desideri.

Così, mentre correvo, mi sono resa conto che ultimamente riesco a vivere con intensità, piacere e sollievo certi momenti anche se si tratta di attimi e gesti a cui non posso dedicare molto tempo e nonostante questo stesso tempo ristretto sia spesso interrotto: è come se avessi imparato a far riemergere i ricordi di simili gesti e con i ricordi le sensazioni di pace, di serenità e di tempo per me.
Per intenderci: mentre bevo il caffé di metà mattina alla veloce mentre laPulce "smonta" camera sua, socchiudo gli occhi e andando solo un goccino più lenta riesco a ricordare "quella volta in cui ..." mi bevevo il caffè, magari in vacanza, magari in compagnia di un bel libro ..., e così, anche se il tempo resta poco, in un solo attimo mi sento ritemprata come se la pausa fosse durata 10 minuti. Lo chiamo il mio attimo Zen.

Allora, quando mi faccio prendere le mani dall'agenda, dalle cose che voglio fare, dai mille desideri che si ammonticchiano sul comodino, dalla frustrazione per le cose rimaste incompiute nella giornata ..., insomma, quando "sono sempre io", penso a quello che MrWolf suggerisce - ironicamente - quando vede qualcuno in difficoltà con il parcheggio:
"Bisogna girare il volante, se no resti sempre allo stesso punto".
(Ogni tanto me lo dico anch'io da sola, per altro ... Ho preso la patente a 22 anni e poi a 32 ho dovuto riimparare a guidare perché troppi anni sulle due ruote mi avevano reso un'inetta, quindi lo dico senza superbia!)

E' facile, magari in mezzo alla neve, o mentre qualcuno ti guarda con sarcasmo per l'assenza di servo sterzo, allungare i tempi del parcheggio andando avanti e indietro, senza avvicinarti di un passo al marciapiede.

Così con le cose che voglio fare: che senso ha continuare a comportarmi come un tempo o a pensare di fare le cose nella solita vecchia maniera. Non occorre tanta energia, come se dovessi andare lontano, a volte, per alcune cose, basta girare il volante.

Per concludere, la mia pillola zen e la mia arte del parcheggio mi suggeriscono una cosa sola: per fare più cose e non sentirmi così un "pesce fuor d'acqua" sarò alla moda anch'io (secondo i dettami blog di Cinzia Felicetti e di Arianna Huffington) e andrò a dormire un po' prima del solito. Sarà la mia chiave di accesso per essere più creativa e magari anche più zen - soprattutto visto che tra viaggi, pazzie, malattie e dentini, sarà almeno un mese che non si fanno 6 ore di sonno filate .... ;-)

8.3.10

pillole di una vacanza fuori stagione

Scoprire una città ..

godere delle pause e del buon cibo ..

guardare l'oceano ..

camminare sulla sabbia ...

E anche se è stata un'avventura (tra le risate al check-in quando ci hanno visto partire in 3 con 12 kg di bagaglio)
e anche se adesso le agende ci impongono ritmi vorticosi, continuo a sentire una vocina dentro di me che applaude soddisfatta ...
Toglietemi tutto ... ma non i viaggi!

Questo sicuramente è scritto da qualche parte nella mia "ghianda" e se davvero laPulce mi ha "scelta" .. bè, ne ha tenuto conto anche lei, a giudicare da come si è divertita!!

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