27.4.10

un articolo sulla tendenza a non finire le cose

Ho spesso notato, quando mi concentro su un determinato problema, che tutto sembra riportarmi magicamente proprio a quell'argomento.
Pochi giorni fa, sfogliavo distrattamente Internazionale, quando mi è capitato sotto gli occhi l'articolo "Un americano all'aeroporto di Firenze" (Roger Cohen, The New York Times, Stati Uniti).
Estrapolo alcune citazioni:

L'aeroporto di Firenze non sembra essere molto cambiato da quando mio zio Bert Cohen, della sesta divisione corazzata sudafricana, si ritrovò qui nel 1944, dopo aver combattuto in Italia con l'esercito statunitense. La struttura sembra improvvisata, come se molti anni fa qualcuno avesse scaricato da un tir alcuni prefabbricati e li avesse messi insieme a casaccio. Quella provvisorietà si è fossilizzata. Capita spesso in Italia. C'è la tendenza a non finire le cose. Negli Stati Uniti viviamo nella convinzione che la vita sia lineare e ci porti a realizzare degli obiettivi. Gli italiani oziano nella convinzione che la vita sia circolare e gli obiettivi una distrazione illusoria dal piacere.
[...]
Il dinamismo creativo, il pane quotidiano degli Stati Uniti, non appartiene all'Italia. La stasi sensuale sì.
[...]
Forse non è possibile avere allo stesso tempo un cibo così buono e i corridoi telescopici. La vita è un compromesso: l'Italia ha fatto la sua scelta molto tempo fa.

Mi chiedo perché per me è così importante finire le cose, se è un orientamento verso il progresso (sorto dopo alcuni anni di "circolarità"), una ricerca di quel benessere che deriva dalla consapevolezza di essersi liberati di un tarlo ("c'è ancora quello sulla scrivania / nel cesto / sul tavolo ..."), o se invece è una volontà calvinista di non farmi distrarre dal piacere che dovrei contrastare. E se questa volontà è mia o se mi viene dal nervoso vedendo tanti compromessi di "immobilità" attorno a me.

E' che, nel quotidiano, è per me impossibile godere solo della presenza delLaPulce senza attivare anche quella che sto imparando a nominare come "funzione del materno" che significa assumersi la responsabilità dei no, della gestione dei momenti di crisi e delle incombenze che tutti i giorni sorgono come il sole (dalla pappa alle lavatrici).
Allora mi chiedo: sarà vero che si deve privilegiare il piacere rispetto al dovere o il bello del godere della vita è anche quello di lasciar affiorare nuovi desideri e cercare - nella pratica - di realizzarli, per godere poi dei risultati (anche se questo, ovviamente, significa sottomettersi a una "dura" (?!) scaletta quotidiana)?

E se è così, che cosa ci impedisce di ri-costruirci un bel paese?

16.4.10

elogio (dolce amaro) del monotasking

E' talmente tanto che non scrivo che mi fa un bel po' effetto. Non che abbia mai pensato che avrei scritto ininterrottamente, sapevo che ci sarebbero state pause e anche crolli ma speravo di riuscire a gestirle diversamente e soprattutto pensavo che sarebbero state determinate da chissà che eventi.

Questa pausa invece è stata semplicemente dettata da un intasamento di attività. Di idee. Di progetti. Addirittura di creatività: i corsi a Milano hanno rimesso in moto il mio cervello a una velocità tale che - in concomitanza con Pasqua - mi sono resa conto di non riuscire più a smaltire quanto avevo messo in moto.
Stavolta la sindrome del colibrì ha davvero esagerato.
Mi sono sentita come un imbuto talmente pieno da non riuscire più a far uscire nulla.

Neanche uno sparuto commento sui tanti post interessanti e divertenti (alcuni meno, eh?!) che ho letto in questo periodo.
Neanche una mail.
Certi giorni, neanche un sms (sono riuscita a metterci 24 ore per battere 100 caratteri! Fortunatamente è un'amica abituata ai miei chiari di luna, però ...).

Sono talmente abituata alla mia gestione multitasking che subito non riuscivo proprio a capire come riuscire a gestire il momento o i miei sentimenti a riguardo. Poi ho accettato l'evidenza e ho fatto ciò che sa di dover fare chiunque abbia mai sciolto un grosso garbuglio di fili.
Ho messo in stand by tutto quello che poteva starci, tenuto in caldo i progetti più entusiasmanti (compresa la mia ultima passione, seguire tutti gli stimoli di Working Mothers Italy), fatto un lungo, lunghissimo elenco e ... mi sono dedicata a una cosa sola alla volta.

Ho masticato amaro quando un virus che ci ha presi "di famiglia" (in serie, uno dopo l'altro...) mi ha "bruciato" di un botto tutte le sere di una settimana (abbiamo quasi finito...).
Ho goduto quando mi sono resa conto quanto bello sia dedicarsi ad una sola cosa (ho finito alcuni lavori di cucito, banalmente, rimirandomeli come se fossero ricami d'epoca), scegliendola tra le altre come una "regina" e potendosi dire, al termine della serata, o di due/tre serate "voilà, fi-ni-ta!" (e se questo è il modo di ragionare degli uomini, bè... beati loro!).
Ho smaltito buona parte dell'intasamento, anche se non sono ancora nella situazione "free" di cui ho bisogno per dedicarmi alla parte più creativa dei miei progetti (sarà anche che ho bisogno di riiniziare a mangiare qualcosa di diverso dalle fette biscottate :-D ). Però sono oltre la metà del guado, il che non è male, considerato che tutto questo è nato dalla fretta di mettere moto delle cose che ritenevo e ritengo interessanti per me e il mio percorso.

Non ho ancora capito se la parte più faticosa sia stata stilare il lungo elenco o accettare di dover fare "solo" una cosa alla volta (anche se noiosa) per uscire da questa situazione.
[O meglio, accettare di fare una cosa di quelle previste dalla mia lista perché ovviamente nel frattempo, LaPulce cammina, la casa va a rotoli, il lavoro chiede quel che deve giustamente chiedere, e MrWolf, bè, non può mica sempre risolvere tutti i problemi da solo, no?!]
Devo però ammettere che in questo sono piuttosto ricorsiva, alternando momenti di multitasking entusiasmante a attimi in cui devo tirare il fiato....

Su tutto, comunque, predomina la sensazione di essermi dedicata ad un'esperienza piuttosto divertente: per quasi un mese sono stata assolutamente lavativa (perchè dedicarsi a certe attività al solo scopo di finirle a volte non è uno sprone ad andare veloce), più lurker che blogger, più osservatrice che partecipante (e in questo mi ha colpito notare quanto pesano certe parole lasciate lì sullo schermo, ma questa è una riflessione a latere e forse non è tanto divertente).

... chissà, forse una volta terminata davvero la mia lista e smaltito il mio processo creativo, finirò per scoprire dentro di me l'assoluto desiderio di aprire un bar gelati e pizzette ai Caraibi!

In attesa di questo, spero di rimettermi in carreggiata: non solo sono in debito di qualche post con Silvia e Serena, ma è anche stata lanciata da loro la festa del CerVello di mamma e papà a cui devo assolutamente partecipare (fatemi solo dare una lucidata ai neuroni!) e per finire, voglio assolutamente farmi bella con il tutorial che ho creato per riuscire a terminare la borsa per il cambio dell'amica L.
Insomma, ho poco da crogiolarmi nel monotasking, ho da renderlo più veloce!!!



p.s. ovviamente davvero grazie a chi mi ha scritto, sollecitato, e anche chi mi ha dolcemente aiutato a tollerarmi.

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