22.6.10

Proprio tu....


Questo è un post antipatico. Dico davvero. Intanto è scritto in prima persona. E poi è come una scarpa ingorga di sassolini.
Excusatio non petita accusatio manifesta. Incominciamo.

Ho due caratteristiche, che vivono combinandosi assieme e spesso trascinandomi in gorghi infiniti: sono idealista ma anche tremendamente pragmatica e responsabile.
Per anni ho cercato di fare tutto, di coniugare impegni diversi, magari anche di spessore, e soprattutto scelte. Nel lavoro, nel quotidiano, nel tempo libero. (
Sembro proprio lo spot promozionale della bambina impegnata).

Poi un giorno
ho scalato marcia.
Ho scoperto che alcune cose avevano funzionato e dato dei frutti.
Sono stata delusa da altre (
e non ho neanche voglia di stare a spiegare perché).
Ho deciso che potevo prendermi un po' di pause pur restando, alla fin fine sempre la stessa (
rispetto il codice, non supero in coda, non prendo multe, pago le tasse... che barba).

E' veramente bello. Mi ha insegnato a dare valore alle scelte.
Non credo più o comunque non aderisco più a tutte le battaglie. Faccio letture spesso molto leggere. Ascolto trasmissioni "alla rovescia".
Mi godo degli spazi veramente ariosi (tipo l'
aperitivo con laPulce quando termino di lavorare al pomeriggio. E se mangia una pizzetta o peggio una patatina? ... bè, ma amen, no? tornerà l'inverno e sarà di nuovo più raro uscire).

In tutto questo, ogni tot capita che a qualcuno
venga in mente di "interrogarmi" o scoprendo da un gesto quotidiano una mia sorta di "mancanza", di défaillance (... un abbonamento ad una rivista poco impegnata, un prodotto non equo-bio-solidal-sostenibile, una non adesione a una determinata idea-campagna-progetto ...), arrivi, inesorabile, il commento o peggio, la richiesta di spiegazioni ...
"ma proprio tu..."

Va bene. Lo spiego una volta per tutte.
Sinceramente, e personalmente, credo che invece di
scassare i cabasisi a me perché non voglio saperne di cambiare un mio gusto o abitudine o per un attimo voglio impigrirmi o concedermi una pausa mentale ci siano tante altre persone nuove da coinvolgere - magari su un'aspetto solo, su una sola idea.
Però per sempre
. Non sarebbe straordinario? (
personalmente continuo a pensare che la cosa più straordinaria sarebbe che tutti - davvero tutti - pagassero le tasse per sentire civico, perché sono parte di questa comunità. Non sarebbero più necessarie nè battaglie nè altre cose - molto belle - ma poco efficaci. Saremmo sufficienti alla nostra comunità e potremmo permetterci tante cose che stanno diventando un lusso).

Ma soprattutto, nell'entropia dell'universo sono sempre più convinta che
sia più importante la serenità delle battaglie (e lo dice una che affronta persino la pulizia del pavimento come lotta al disordine mondiale - e un affronto alla sua personale efficienza).

E se io la raggiungo con una diversa cialda di caffè, ma dovete proprio rovinarmi la pausa?

15.6.10

Funzione del materno - mode: ON

Questo post sta cercando di prendere forma da un po' di tempo ... come mio solito ero intenzionata a limarlo, curarlo e prepararlo ancora un po', ma il commento di Improvvisamentein4 allo scorso post mi ha fatto capire che devo chiarirmi assolutamente e velocemente questo pensiero, che le dedico. Per questo, eccomi qui.

Una delle accuse più facili che potete farmi è quella di essere troppo razionale, magari anche rigida. E' una critica che ho sentito talmente tante volte che ormai si accende da sola.

Per questo, era la prima accusa che mi rivolgevo quando, proprio mentre stavo amabilmente giocando con laPulce, il mio cervello intimava: "la lavatrice dei pannolini, se no non fanno in tempo ad asciugare... ah, scongela il pesce, se no mangia per tre giorni di fila formaggio, e, santo cielo, non dovresti chiamare la pediatra per quella dermatite? hai segnato in agenda i vaccini?" ... a tutti questi "rumori di fondo", mentre cercavo di stare con lei, si aggiungeva, last but not least, la ben conosciuta vocina "vedi, ha ragione chi dice che non sai giocare spontaneamente con lei, ecco cosa combini, non hai assolutamente senso materno ..."

Finché ho deciso di affrontare questa cosa e ho provato a ragionare in maniera diversa.
Insomma, i panni puliti, il cibo sano, una casa decente (non splendente tipo pubblicità ma almeno che non possa essere scambiata per il set di Trainspotting): non sono forse tutte cose che spettano a me? (e a MrWolf, certo)

Ho iniziato a dare alle situazioni il proprio nome. O meglio, quello che io considero il loro nome.

C'è la situazione rilassata, pubblicitaria, in cui una splendida donna curata e dalla pelle levigata si rotola su un prato con la figlia, dimentica del mondo e dei doveri attorno a lei. Chiamiamolo l'essenza dell'"essere mamma". Quella che mi accuso di non sapere essere, o vivere. Quella che mi sembra siano tutte le altre mamme quando arrivo in ludoteca affannata dopo il tour spesa-commissioni-varie. Quella che "congela" un sentimento, una sensazione, in un attimo senza tempo.

E poi c'è la funzione del materno.
Sicuramente io ci aggiungo il mio carico da undici, ma nel mio personale vocabolario della funzione del materno fanno parte alcuni aspetti che di spontaneo e di leggero spesso hanno poco: fare delle scelte responsabili per i figli (vaccini, asilo nido, scuola, ritmi, menu alimentare giornaliero, pediatra, medicine ecc. ecc.), educarli (anche quando questo comprende degli scomodissimi no), mantenerli (e quindi lavorare e magari mantenere e coltivare la propria - fondamentale - identità mentre lo si fa), e certo, in mezzo a tutto questo, e il più possibile spontaneamente e divertendosi entrambi - che non guasta mai - vivere assieme.

Mentre questa riflessione prendeva forma, ho scoperto di poter far pace con la lista di cose da fare che mi saltava in testa mentre giocavo con laPulce, semplicemente dandole un nome diverso: "altri modi di volerti bene, ragazza: costruirti e preservarti un ambiente sereno e sano attorno, curarmi della tua alimentazione e delle tue giornate".

E facendo pace, è diventato davvero tutto più semplice.
Intanto, ho cominciato a parlare a voce alta e a spiegare alLaPulce, guardandomi attorno, all'inizio del nostro spazio assieme, che cosa è essenziale fare, possibilmente subito. Nel frattempo, lei mi "aiuta" o semplicemente mi osserva e mi fa compagnia finendo il suo biberon di latte (ovviamente, per dirla in gergo scolastico, punto al 6, non al 10 - lo so, d'ora in avanti rifiuterete qualunque invito a prendere un caffè a casa mia, ma vi giuro che la sufficienza in questo caso mi va super bene!).

E io, sarà banale, ho scoperto che una volta esaudite le priorità quotidiane della "fun
zione materna" mi è molto più facile e spontaneo rilassarmi e godere dei nostri momenti assieme.
L'acqua calda? Forse.

Insomma, credo sia una chimera semplificatrice quella che dice che prima di tutto si è Mamme, che Amano Trascorrere del Tempo con i Loro Amati Figli Dimentiche del Resto.
O meglio, Io, prima di tutto, sono una persona, con una vita, una storia, dei limiti e delle risorse, delle responsabilità e delle miniere di felicità.

Certo che mi piace immergermi nella felicità stando conLaPulce.
Ma anche quando spremo le meningi, i miei limiti e le mie risorse per dare fondo alle mie responsabilità (perché anche se sono insieme a lei, non riesco a dimenticarmi del resto ...) non è che sono meno madre. O mamma.
E' solo una funzione diversa. Che poi farà spazio al resto.


p.s. non credo che sarei riuscita a dare forma a questi pensieri senza il libro di Marilde. Ancora una volta, grazie.


8.6.10

Un post un po' patchwork di questo tempo presente

Mi sto perdendo tante cose, in questo periodo: mammacheridere è stata la prima. Poi sabato il momcamp. Chissà se starò dietro agli sviluppi di cui parla Giuliana.
Ne sto vivendo delle altre, indubbiamente, ma mi sento un po'
sulla banchina di una stazione, mentre partono i treni.
Così stasera, senza niente di serio in testa da dire, mi scrollo di dosso un po' di stanchezza e riinizio a battere timidamente su questi tasti.

L'amica L. ha avuto un bimbo da poco e da pochissimo è uscita dal puerperio.
Senza di lei non avrei rivissuto e dato spazio a tante parole che durante il mio puerperio mi erano rimaste a metà tra cuore e mente (sarà stata anche la mancanza di sonno).

E' dedicandomi una sorta di
sguardo interiore che le scrivo e la leggo e leggo Nuvole. Un po' è come se volessi far pace con alcuni aspetti di quei mesi (forse dovrei dire aspettative).

D'altra parte è quello che mi sta accadendo continuando a scrivere "Anno 0- impressioni di una mamma" grazie alla pazienza di Silvia e Serena: scrivere una prima volta - anche se tendo già di mio ad essere riflessiva - aveva un significato - scrivere una seconda volta di parto, allattamento, Tracy Hogg, puerperio, solitudine e rientro al lavoro ne ha ancora un altro. Si tratta di limare, ripensare, riadattare. Sempre cercando di mantenere il rispetto per gli altri.

E nel frattempo, mentre rivivo nella mia mente emozioni di un periodo in cui il tempo era leeeeeeeeennntooooo, la mia vita scorre scorre e corre corre.
Inseguo WMI, cerco di mantenere gli obiettivi, e poi corro nel quotidiano: l'ha descritto benissimo Silviamammaimperfetta qui.

Non è questione di voler fare l'indaffarata, ma laPulce ha eliminato il riposo del mattino, limando in minuti quello pomeridiano (salvo saltuari miracoli) e il lavoro e la concentrazione dedicata ad alcuni progetti erodono le sere. E poi la gestione è ancora tutta "in casa", quindi passa il suo tempo con me o con il suo papà (e due mattine con NonnoNicotina), che la seguiamo al parco a giocare con altri bimbi o in ludoteca (e dobbiamo poi correre per assolvere altre "funzioni" - ma questo è un pensiero che merita più spazio ...).

Ma alla fine, anche se mi sento un
patchwork di sentimenti e sensazioni di sfumature e direzioni diverse, va bene così. E' un periodo che vive di un presente così.
Non tornerei indietro (alla bambina che dove la mettevi stava), come suggerisce ogni tanto qualcuno "oh, com'erano belli, quando sembravano dei bambolotti e non facevano mai capricci" (anzi! non so se si sente il tono,
stavolta tutto tranne che rispettoso).
Nè ho fretta di correre avanti come mi suggerisce qualcun'altro ("ah, ma poi si che te li godi di più, quando sono ancora meno dipendenti da te ...").

Per una volta sto qui, nel mio presente faticoso, in parte solitario, solo in parte operoso. Ci sto avvolta nella mia copertapatchwork fatta dei miei mille pensieri, della mia scarsa concentrazione da buona amplificata
(ho ritrovato ieri sera questo post di Silvia e mi ha scaldato il cuore), delle mie todolist troppo lunghe, di tutta questa strada che mi stanno costringendo a fare.

Sto qui, il dito indice avvolto in una manina che mi costringe a percorrere il mondo a passetti di 30 cm per volta, a fermarmi per inseguire un gatto, ad osservare con attenzione infinita una foglia secca.

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