30.12.10

Non ce la faccio ... un mese di Pulcino e di me

Pretendere di scrivere un post ragionato in questo periodo è come decidere di dipingere una miniatura mentre si salta sul bungee jumpee. Ma va da sè che in realtà è proprio il momento in cui più riaffiora la necessità di segnare, di annotare, di meditare.... quindi mi accontento di essere un po' sconclusionata e proseguo...

IlPulcino ha praticamente un mese, anzi oltre.
Tante volte ho pensato e riflettuto su come mi sarei rinarrata quest'esperienza.
Tanti pensieri, tanti ricordi.

Intanto, come mi dicevano tutte, grazie al cielo, il "secondo" è "meglio": è meglio il parto, è meglio il puerperio, è meglio l'allattamento (ehm .. con i consueti limiti...).
E' meglio anche perché tutti i ricordi dolorosi rimasti dal primo diventano uno sprone a chiedere aiuto, a formulare le richieste puntualmente, a esserci per se stesse.

E poi, soprattutto, complice la perenne rincorsa delLaPulce, effettivamente il tempo scorre via che è una meraviglia (anche se ci sono ore che gocciano via secondo dopo secondo con lento stillicidio..)

Dicevamo ...

Il Pulcino ha fatto un mese. E sono sorpresa - come poteva essere altrimenti? - di essere arrivata fin qui. Questo piccino mi prende in contropiede. Lo ha fatto da subito.
Fin dal primo istante, ha scelto di sovvertire l'ordine con cui da sempre conosco e riconosco la mia capacità di fare e reagire.

... quella notte, quando ho guardato la luna e ho avuto quel certo presentimento, ho avuto spazio solo per un pensiero ... Io non ce la faccio.

... quando, sempre quella notte, alle cinque del mattino sono iniziate delle strane contrazioni, irregolari per frequenza, dai tempi inusuali, che non mi lasciavano neanche spazio per respirare (mentre con la prima...) non ho potuto fare a meno di dirmi ... Io non ce la faccio.

... quando alle otto del mattino mi han detto "sei a 1 cm.", una parte di me si è detta "solo?" e non si è riconosciuta più e non ha potuto fare a meno di pensare che l'Ameba si fosse risucchiata tutte le energie della mia anima guerriera. Senza di questa, mi sono detta ... Io non ce la faccio.

... persino quando, dopo un'altra ora e mezza (solo!) abbiamo scoperto che il travaglio era già finito ed eravamo pronti al parto (ovvero, stavo iniziando a spingere in reparto ...), pur con le lacrime agli occhi dalla gioia, ho guardato mio marito e l'ostetrica e ho detto ... Io non ce la faccio.

... persino in sala parto ogni spinta era preceduta da quest'affermazione / invocazione ... "Io non ce la faccio" a cui MrWolf, rigoroso nel suo aplomb inglese, rispondeva con un sorriso "Ce la stai facendo".

Finché, con irruenza e in contropiede, il Pulcino è arrivato, con le sue spalle larghe e il suo vocione tonante.
... E quando l'ho lasciato alle braccia e al petto di MrWolf perché una normale emorragia post partum mi stava portando via, dentro di me una voce stanca, stanchissima, si è abbandonata alla debolezza e ha detto ... stavolta, davvero, non ce la faccio. E invece, non so come, persino da questa ci siamo rialzati, grazie a un'ostetrica dalla faccia da bambina, il corpo di un elfo e il cuore materno.

E così, ogni giorno faticoso di questo mese mi guardo, ci guardo, e anche se ogni sera guardo la notte che si avvicina dicendomi questa volta non ce la faccio proprio alla fine arriva il mattino e con il mattino laPulce e le mille cose del giorno.

E anche il giorno passa, e ce la faccio.

... chissà come, fluisce una corrente di energia nuova e tutta da scoprire in me. Meno forte, ma forse, in qualche modo, più resistente...
... forse, perché premo meno sull'acceleratore, ma lascio fluire le cose, scoprendo che forse, anche questa, è una funzione del materno ...
... forse semplicemente perché devo scoprire ancora tanto di me e allora, se non ti prende in contropiede, un figlio, come fa a farti ri-nascere?

Questo post è (anche) dedicato a N. e alle sue decisioni da prendere nel deserto

20.12.10

La filosofia del Qubo

Questo post mi è stato ispirato da un'amica e si è arricchito grazie ad alcune conversazioni con MrWolf.

Da un po' di tempo, la nostra automobile è un
Qubo. In questo momento, ha veramente cento pregi (tra cui, consentirmi di fare i 500 km settimanali per la visita senza lacerazioni al portafoglio), bagagliaio in primis, nonostante io resti una tifosa del bagaglio leggero e dell'arrangiarsi con il minor numero di gadget possibile.

Nello stesso tempo, però, non è l'auto che corrisponde al 100% al nostro ideale di automobile (l'Automobile, per intenderci).
E' l'automobile per questi, per alcuni anni.
Poi verrà il momento di lasciarla per prendere qualcosa che corrisponda di più a quello che faremo o vorremo fare. Indubbiamente, un Overland corrisponde molto di più a quello in cui penso (adesso, ovviamente!) trasformerò la nostra vita fra due / tre anni (i sogni, si fanno in grande, come dice Paola).

Questo significa una cosa: tra due / tre anni liberarsi del Qubo.
Anche se non faremo un affare, anche se ci saremo affezionati, anche se avremo tanti ricordi.

Sono perfettamente consapevole che, con il passare degli anni, anche io tendo e tenderò sempre di più a fare affidamento sulle sicurezze che mi sarò costruita. Ad affezionarmi alle cose. A essere la memoria, anche degli oggetti e degli affetti, per la famiglia.

Ma il punto non è questo.

E non è neanche non formulare, non avere obiettivi, progetti, mete e risultati.
O non affrontare le sfide e le sfortune.

Il punto è che la vita è una
(nella mia filosofia, ovviamente. Per chi crede nella reincarnazione è tutto un altro paio di maniche). E di tempo limitato.
E il mondo vasto.
Le potenzialità anche.

E quando guardo gli oggetti che mi trascino dietro di trasloco in trasloco non posso fare a meno di pensare che sono troppi, che ci limitano nelle scelte future (avevo già accennato alla mia passione per il decluttering...). Poi, certo, non voglio neanche passare la vita a buttare e ricomprare.

Ma semplificare, si.
Alleggerire, si.


Forse per questo ho amato (e invidiato, per certi versi) molto Matteo Caccia e la sua trasmissione di un anno fa su Radio 24, Vendo tutto, che Matteo stesso presentava così: "La mia ragazza mi ha lasciato. Dopo 4 anni insieme mi ha lasciato. Capita. Lo so. Succede a tutti ed è toccato anche a me. Io però questa volta ho deciso. Mollo tutto e me ne vado. La mia vita di seconda mano è in vendita signori, io ne inizio una nuova. Venite a comprarvela."

O forse perché da questa trasmissione ne è nata un'altra, che va in onda adesso, Io sono qui ... Dopo aver venduto tutto, Matteo Caccia continua a raccontare. Ogni giorno su Radio24 Matteo racconta un capitolo della sua vita, quella che sta ricostruendo, cercando continui spunti su cui riflettere. “Io sono qui” è il diario di una persona che si mette in gioco e cerca nuove angolazioni da cui osservare il mondo.

Io oggi sono qui e voi, dove siete?
chiede Matteo.

Anch'io oggi so dove sono, ma nello stesso tempo non sono in un solo luogo. O se ci sono, è per un tempo determinato, perché presto cambierò, cambieremo (indubbiamente "qualcosa sta cambiando" non è riferito solo ai cambiamenti delLaPulce e ora del Pulcino, è proprio parte delle mie cellule).

E se accoglieremo le nostre nuove esigenze, i nostri nuovi bisogni, ci sposteremo, ancora una volta, senza paura, sicuramente alleandoci alla nostra intelligenza e agli obiettivi nuovi che ci porremo e che magari spazzeranno via in un soffio gli obiettivi che oggi credo saranno parte del nostro futuro.

Allora la mia "filosofia del Qubo" è l'augurio che rivolgo a me stessa di non rifugiarmi mai dentro le cose e neppure nelle situazioni.
Di saper vivere con leggerezza le scelte.

Il tempo di viverle è questo, perché aspettare (soppesati pro e contro, per carità)?

D'altra parte ... chi ha voglia di identificarsi come "quello che guida il Qubo" per tutta la vita? E questo, non si può forse dire di molte cose che siamo, facciamo, abbiamo? Alla fine dove siamo, dove saremo?


Per finire con parole più grandi di me,
mi auguro di saper pensare a tutte le cose come penso al nostro Qubo - con affetto e gratitudine ma anche sapendo che prima o poi finirà la sua stagione - continuando a dirmi le parole del poeta:
se sai fare un fascio di tutte le tue fortune
e giocarlo in un colpo solo a testa e croce
e sai perdere e ricominciare da capo
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso
...
il mondo e tutto ciò che è in esso sarà tuo,
e, quel che conta di più, tu sarai un Uomo, figlio mio!

(If, Kypling)

18.12.10

La crostata di Natale - e la storia di un'amicizia (aggiungi un blogger a tavola, il contest)

La vocina del grillo parlante dentro di me - ovviamente - mi rimprovera e suggerisce che invece di sperimentarmi nel contest "Aggiungi un blogger a tavola .. il contest" di Al cibo commestibile io termini quanto prima il racconto di questo primo mese con il Pulcino.

Ma saggiamente tutte le mie cellule sanno perfettamente che anche questa storia e questa ricetta sono una narrazione e una meditazione che accompagna questi miei (anche faticosi) giorni. Una delle difficoltà più grandi che ho vissuto durante il primo puerperio e che riemerge anche adesso è la scarsità di energie che mi impedisce - unita alla corda corta determinata dall'allattamento - di lanciarmi in progetti personali prima di essere sicura di avere energie anche per il giorno successivo.

Sarò fatta male, ma sono impaziente, e scalpito.
IlPulcino, laPulce, sono importanti, presenti, doni quotidiani .... ma ciò non toglie (sarò una mammacattiva?) che mi manchino tante cose, di me, della mia vita.

Di queste, una promessa a cui per anni siamo riuscite a mantenere fede (nonostante il mio trasferimento e mille altre cose). Ossia ricavarsi (almeno ogni due mesi) una giornata di shopping e chiacchiere con l'amica L. Mi manca talmente, questo spazio, ora "rubato" dalle nascite - a ruota - dellaPulce, del Patatino e del Pulcino, da non essere riuscita a non coinvolgerla in questa follia, di pubblicare e sperimentare la nostra ricetta, in capo a due giorni.

Perché la nostra amicizia, fin dall'inizio, è stata questa: coinvolgerci, spronarci e spingerci a fare le cose più folli e importanti e imponenti (anche se apparentemente piccole). E poi, come in tutte le amicizie, esserci e aiutarsi a crescere.

Quando ho deciso di fermarmi un mese, anzichè una settimana, in un posto speciale, lei c'era. Quando abbiamo optato per lavorare gratuitamente quattro mesi anzichè una settimana, per dormire da un'amica improvvisata in barba alle convenzioni, e per incontrarsi a mezzanotte per un cappuccino e una ciambella pur di farci due chiacchiere tra noi, c'eravamo.
Quando è stato il momento di vagare nottetempo per sbollire le incazzature, lei c'era.

E nessuna delle due si è tirata indietro ...
... quando si è dovuto premere l'acceleratore per finire gli esami e laurearsi, nonostante la stanchezza e il tempo che passa.
... quando abbiamo lascitato il nido familiare per la vita indipendente, per coabitare e quindi aiutarci a trasferirci nuovamente.
... quando abbiamo potuto fare le vacanze assieme o soltanto darci un passaggio alla partenza o all'arrivo.
... quando è venuto il momento di cercare, trovare, mantenere, riscoprire, cambiare lavoro.
... quando è stata l'ora di cambiare regione, città, casa, fidanzato, automobile, dueruote, borsa, vestito ...

Era al mio fianco quando mi sono fidanzata - e sposata.
Ero al suo fianco quando si è fidanzata - e sposata.
Nell'attesa delle cose belle e nel dolore per i risultati non raggiunti, sfuggiti di mano o semplicemente per le cose che capitano.

Quando ho partorito laPulce, e sono tornata a casa, dopo solo una notte dovevo stare due giorni senza MrWolf: è stata lei a raggiungermi, per condividere con me quelle prime lunghe e faticose ore e ascoltare il lungo racconto -rielaborazione del parto ...
Quando è stato il momento della nascita del suo Patatino, ho cercato d'esserci.
Al San Raffaele, lei c'era.

E c'era quando ho iniziato a scrivere questo blog, quando abbiamo scoperto assieme blog e altre mamme - fonti sicure di informazioni e rassicurazioni - fino ad aprire il suo ...
Insomma, un'amicizia lunga, intrisa di quotidiano e di straordinario. Un'amicizia per cui non finirò mai le parole.

Anche per questo, oggi condividiamo una ricetta semplice ma che si può vestire a festa. Una ricetta che sento mia perché me l'hanno insegnata i nonni e perché posso farla ad occhi chiusi. Una ricetta sempre pronta a casa mia, come sempre pronta è stata ed è questa relazione.

La pasta frolla
per crostate o biscotti
250 grammi di farina
125 grammi di burro
60 grammi di zucchero
1 uovo

Da lavorare senza scaldare il burro, lasciare raffreddare mezz'ora in frigo avvolta nella carta trasparente e cuocere nella forma che si preferisce per circa 30 minuti a 180°.

Ed ecco la lavorazione (guest star, LaPulce, con il sottofondo del russare delPulcino).

Preparazione degli ingredienti

Lavorazione dell'impasto


Stesura dell'impasto nella forma desiderata (che poteva essere più natalizia, lo ammetto)


Cottura!
.. e degustazione ;-)

13.12.10

L'ultima idea della serie "questo non è un blog creativo"

Questi portaoggetti sono ispirati alle creazioni di Roberta Filava. Senza di lei non avrei mai pensato al feltro nè tantomeno sospettato che fosse così facile da lavorare.
Così quando si è trattato di produrre in serie un bel po' di pensierini ho avuto l'insight di aver già visto da qualche parte sul suo blog quest'idea: tagliare dei quadrati nel feltro, fare quattro tagli agli angoli e dare quattro punti (qui lo vedete nelle tre fasi di lavoro...).
Ecco quindi il mio semplice svuota tasche, per i miei regali presentato ricolmo di caramelle :-D (d'altra parte, quale giorno migliore? nei miei ricordi di infanzia, l'unico giorno in cui ricevevo quintali di caramelle ... - che poi alla fine non mangiavo ;-)



p.s. giuro che passato il periodo natalizio smetto

7.12.10

Chi ha paura di dire no?

... e di sentirselo dire?

Mi è sempre piaciuto e ne ho già scritto il concetto del libro di Asha Phillips I no che aiutano a crescere:
"Penso che non dicendo no al momento giusto rischiamo di sottrarre possibilità e risorse a noi stessi e ani nostri cari; ci limitiamo troppo, non esercitando i nostri "muscoli emotivi". Un no non è necessariamente un rifiuto dell'altro o una prevaricazione, ma può invece dimostrare la fiducia nella sua forza e nelle sue capacità. E' il necessario corollario del dire si. Entrambi sono importantissimi."
"Dicendo di no, la madre avrebbe permesso a Jim di farsi un'idea di quello che riusciva o non riusciva a fare da solo, oltre che di quello che per lei era agevole o che le costava fatica. La sua riluttanza a opporsi al bambino ne fece un piccolo despota."
Ho quindi sempre pensato e penso tuttora che uno dei compiti, delle responsabilità e delle fatiche più grandi sia di discernere obiettivamente i bisogni miei e delLaPulce e saper capire qual è il momento opportuno per intervenire e quale quello per tirarmi indietro, quale il secondo di assecondare e quale quello giusto per negare o sottrarsi. Insomma, dire si o no al momento "giusto."

Ovviamente, fino a pochi mesi fa, questo era un compito relativamente "facile": in fin dei conti, si trattava solo di fissare i limiti delLa Pulce, e poi di spronarla a muoversi da sola entro quei limiti.

Giustamente, però, è cresciuta. Forse, come leggevo su GenitoriCrescono e su Mamma felice, è entrata nell'età dei "terrible two". Forse, semplicemente, sta completando e portando avanti proprio quel processo di autonomia che in questi mesi ho sostenuto e promosso.
"Non è piacevole sentirsi dire no, e vi sono vari modi di reagire. Un bambino può usare la stessa parola quasi fosse un'arma, gridando con forza "no" ogni volta che gli viene chiesto di fare qualcosa" (Asha Phillips)
- non erano forse Serena e Silvia che raccontavano come a volte questo no sta per "no, perché me lo proponi tu, ma magari si una volta che decido io..."?
In queste giornate, mi piace (piacerebbe?) conservare le energie per osservarmi con sufficiente ironia e distacco e notare come anche per me sia difficile accogliere questo "no" e come spesso risuoni dentro di me come l'ennesimo ostacolo a fine giornata...

Eppure lo so bene, sta completando proprio quel processo con cui intende diventare persona, processo per cui abbiamo progressivamente (e con mio sollievo) abbandonato la simbiosi fra noi e gioito della reciproca diversità.
Non dovrei essere contenta?
"... sta semplicemete riflettendo su se stesso e pensa: "Io sono uno al quale piacciono le mele e non piacciono le carote". Il bambino è ora in grado di discriminare e di sottrarsi all'obbligo di mangiare tutto ciò che gli viene offerto, contrariamente a come faceva quando era più piccolo e aveva troppa fame all'ora dei pasti per fare delle scelte.
Di pari passo con la crescita della sua indipendenza, il bambino va esplorando le sue relazioni con la madre in quanto persona che provvede [...] a lui." (Dilys Daws, centro Tavistock di psicologia infantile)
Per questo, quando vado in conflitto tra la mia stanchezza e la sua richiesta di crescente autonomia, e temo di frantumarmi (io e tutti i miei pensieri e riflessioni, che senza un po' di pazienza e di energia vanno proprio a farsi friggere... e io non sono proprio un tipino paziente....) in un mucchio di cocci, mi piace pensare alLaPulce come se fosse il Maestro Yoda, e mi allenasse a un compito impossibile: usare tutta l'energia dell'universo per ... avere tutta la pazienza necessaria per accompagnarla usando e ascoltando i "si" e i "no" al momento ... giusto!


(la foto porta al filmato, altrimenti questo è il link)

Così sicuro sei tu
sempre per te non può essere fatto
tu non senti ciò che dico
no, non diverso! solo diverso in tua mente
devi disimparare ciò che hai imparato
[..]
No! provare no! Fare. O non fare
non c'è provare...
[..]
La grandezza non conta.
Guarda me: giudichi forse me dalla grandezza?
Hmhm ...non dovresti farlo infatti.
Mio alleato è la forza...

5.12.10

Disciplina, traguardi e poi in marcia ... (da Gramellini)

"...la fotografia del Censis è decisamente beneaugurante. Almeno per chi è convinto che non ci si possa aspettare il riscatto sociale da teorie economiche e ideologie politiche, ma solo dall’urgenza di tante rivoluzioni individuali che riescano a connettersi fra loro, creando una vera comunità. Darsi una disciplina esistenziale, fissare dei traguardi e poi mettersi in marcia senza vittimismi, perché i «se» sono la patente dei falliti, mentre nella vita si diventa grandi «nonostante»."
Massimo Gramellini,
Gli italiani non sanno più sognare,
Buongiorno della Stampa, 4/12/2010

Da un puerperio migliore del primo ma non per questo meno faticoso, tra notti in bianco, coliche, ferro che manca e una Pulciotta di 21 mesi desiderosa di attenzioni, in una notte piena di neve, ancora e nonostante tutto .. non smetto di sognare.
Prima o poi - anche e nonostante i miei pianti e i miei "non gliela fo" - questo periodo faticoso ed emozionante di crescita e cambiamento .. finirà, e io riprenderò a marciare verso i miei traguardi.
Tutto sta a non mollare il timone della mia disciplina. Giusto?

3.12.10

Questo non è un blog creativo. Ma si avvicina pur sempre Natale


Tre parole.
Adoro il pannolenci.

E un ringraziamento al Cucchiaino di Alice che l'anno scorso ha pubblicato questo (da cui è nata la voglia di cucire questo calendario dell'avvento...).

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