10.3.11

Mamma leonessa e poi ... empowerment 'sta tetta

Io sono una donna molto fortunata. Oddio, con qualche sfiga, però in linea di massima mi piace dirmi questo: io sono una donna fortunata.
Di tutte le cose di cui posso dirmi fortunata, quella più preziosa è aver potuto vivere un parto molto bello sia con la Pulce sia con il Pulcino. La mia cartella clinica, per un totale di 4 litri di sangue persi e un po' di lacerazioni, magari vi potrebbe indurre a dire che sono impazzita, ma voglio raccontarvi perché.

E parto dalla fine.
Stavo lasciando l'ospedale dopo la nascita del Pulcino e mi sono fermata con il capo degli anestesisti. Ha iniziato prendendomi in giro "già, lei è quella che non ci vuole intorno" ma alla mia risposta "guardi che io ho firmato per l'epidurale gratuita per tutte" ha deciso che ero valida per una bella chiacchierata.

La sintesi del nostro colloquio l'ha fatta lui (anche se non ricordo con precisione le parole). Più o meno diceva così:
con il parto non si può partire da dei preconcetti, nè insegnare e gonfiare la testa alle persone che l'unico parto buono è quello assolutamente naturale o quello assolutamente anestesizzato o assolutamente il cesareo.
Tutti, ginecologi, ostetriche, anestesisti, familiari, la donna stessa devono sapere che dopo, fuori da qui, inizierà un periodo duro, molto duro. Allora se - come è stato per lei - non fare l'anestesia è possibile, è fattibile, è anzi un momento creativo, va tutto bene. Altrimenti no. E se ci sono dei rischi, per cui ci stiamo giocando la vita della mamma o del bambino, vanno valutati attentamente e coscientemente da tutti.
Perché dopo il parto (qualunque esso sia, e in qualunque modo sia avvenuto) la donna deve uscire dall'ospedale sentendosi una leonessa, pronta ad affrontare i prossimi mesi. Se invece deve vivere o il dolore o il taglio del cesareo o l'anestesia come una sconfitta, allora tutti siamo sconfitti. Perché non basta che io abbia compiuto il mio dovere togliendo il dolore. Occorre che io lavori perché anche il mio contributo serva a far sentire quella donna al 100% se stessa. Anche se ha scelto l'anestesia, anche se per un'emergenza fa un cesareo.

Ecco, io sono molto fortunata perché per me (dolore a parte, che c'è stato) è stato esattamente così. Nonostante i punti, gli ematomi e l'anemia, io sia quando è nata laPulce sia quando è nato ilPulcino mi sono sentita splendidamente protagonista. Felice di dialogare e di sapere. Di sapere che era necessario darmi l'ossitocina per stimolarmi (con la Pulce) o per chiudere l'emorragia (con ilPulcino), di essere serenamente contenta di quegli attimi di medicalizzazione.
Sapevo dove potevo arrivare e dove no (per tanti motivi, che non potevo controllare nè potevo pretendere di controllare) ed ero contenta di avere attorno a me persone che collaboravano con me perché tutto mi andasse bene. Non mi sentivo invasa dai loro interventi, anzi, grata.

Per questo mi ritengo fortunata e adoro e torno spesso ai pensieri alle valutazioni di empowerment di Flavia. Credo che dica le stesse cose di quel medico.

Credo che ogni volta - e sono tante - in cui una donna esce dall'ospedale ferita per il parto sia una sconfitta per tutti. Perché è comunque un'enorme fatica (fisica, emotiva, psicologica) e se lasciamo che tanta parte della nostra umanità esca dall'attraversamento di una fatica prostrato invece che orgoglioso di quello che ha fatto (perché comunque, si tratta di qualcosa che la donna ha fatto) lasciamo che perda un frammento davvero significativo della sua storia personale che potrebbe essere utile a tutti.

Quello che poi, nella mia storia, funziona meno, è che questa sensazione di protagonismo e la forza della leonessa, svanisce e si sperpera nell'esperienza dell'allattamento.
Ora che lo sto vivendo una seconda volta, sono ancora più consapevole della prima, che non è soltanto l'insieme dei consigli dell'allattamento a richiesta a lasciarmi svanita e sguarnita. E' che in qualche modo, l'approccio all'allattamento non è mai "sappi quello che vuoi" ma "sappi e comportati nella maniera che fa bene al tuo bambino".
E questo è (praticamente) sempre il latte materno.
E quindi i consigli sono tutti rivolti a come far venire il latte come non farlo passare come dormire, atteggiarsi, spostarsi in modo da fare del bene al bambino.

Ma c'è una mamma, una donna, che sostiene quell'allattamento.
E a volte, anche se il latte c'è, anche se va tutto bene, non ci sono dolori, c'è tenerezza e affetto nel gesto, manca - o per lo meno, a me, manca - quel momento in cui questa fatica quotidiana si può chiudere in un passaggio significativo della storia di quella donna , un passaggio che non sia solo la pur importantissima relazione con l'altro. Come se la fatica - che anche nell'esperienza più bella e significativa non manca - non potesse essere altro che sprecata.

Per me, questa mancanza, si è congelata in una battuta infelice che mi hanno fatto nel corso di un'intervista di monitoraggio dei consultori.
"Quando ha finito di allattare la Pulce?"
"A nove mesi"
"O, poverina!"
"Io?!!"
"No, signora, dicevo la bambina ..."
(.. volevo ben dire...)

Ecco, io questa cosa non l'ho capita.
La signora che l'ha detto non sa nulla del rapporto tra me e mia figlia, né i modi e i tempi con cui ho smesso di allattarla, né se da quel momento i miei sentimenti di madre erano più sereni. E allora, perché giudicare poverina mia figlia e non sostenere me e il mio sforzo - prolungato, comunque, per nove mesi?! Perché non chiedermi che cosa mi ero detta di me alla fine dei nove mesi?

Ecco, empowerment 'sta tetta. Io continuo, eh, ad allattare, non assaltatemi. Però faccio fatica (quasi più che nel parto, sì). E mentre con il parto sono stata tanto fortunata da veder corrispondere alla fatica la collaborazione di chi avevo intorno, ora mi sento di dire che non sono altrettanto fortunata.

Forse è solo un modo per dire che non mi piace che si dia per scontato un gesto solo perché è "naturale". E non mi piace pensare che proprio perché lo si da per scontato sia facile sentirsi in colpa quando qualcosa va male o quando, per qual si voglia motivo, una donna deve fare una scelta diversa. Perché si può fare una scelta diversa ed essere comunque se stesse, mamme a tutto tondo. O per lo meno, io la vedo così.

20 commenti:

  1. ma sai, io ho allattato sei mesi carolina e sono stati come sei mesi di galera...li ho vissuti così: sola, stremata. e quindi non so, magari se facessi un altro figlio non mi sentirei in dovere di allattarlo, o forse sì perchè sarei più adulta, più consapevole, meno sola. non so. comunque questa non è assolutamente critica a chi allatta, solo una rivendicazione a fare quello che ci fa sentire bene. e sì, il bene dei bambini è fondamentale, ma quando crescono ti accorgi che non è vero che il loro bene dipendenva da una tetta o meno, da un co-sleeping o meno, da un corso di nuoto per lattanti o meno, ma solo dall'affetto che sei stato in grado di dar loro.

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  2. le tue parole sono state un vero balsmao, perché la mia esperienza di allattamento è stata faticosissima e dolorosa, non per mastiti o problemi fisici, ma per l'incomprensione totle di tutti quelli intorno, dalle ostretriche e infermiere dell'ospedale a quelle del consultorio al pediatra dell'ospedale. Il sunto dei loro messaggi era:lei DEVE allattare, e se viene poco latte DEVE attaccarlo di più perché fa bene al piccolo. Vagli a speigare che GIA' lo attaccavo spessissimo, quindi il problema di produzione non era legato alla stimolazione...E quando ho fatto il pap test, sei mesi dopo al parto, e ho detto che già prendevo la pillola, mi hanno domandato quando ho smesso di allattare, e io:a cinque mesi. Dopodiché sono stata trattata, senza esagerazione, come una madre snaturata. ma che cavolo ne sapeva, quell'infermiera, delle mie fatiche, di quanto impegno e amore avevo messo nell'allattamento, di quanto legati fossimo e siamo io e il mio Piranha? Sì, condivido questo tuo post!! grazie di aver espresso così bene questi sentimenti. nel mio post passato circa l'allattamento forse non ci ero riuscita altrettanto bene. E scusa per il commento chilometrico!

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  3. Purtroppo io sono una di quelle che uscendo dal parto si è sentita sconfitta. Mi sono data mille spiegazioni razionali, ma quel cesareo non mi va giù. Perchè rimango convinta (il che non serve a NULLA lo so) che poteva essere evitato.
    Detto questo per quanto riguarda l'allattamento, a me l'infelice battuta me l'hanno fatta in parecchi. Anch'io ho smesso a nove mesi, e nessuno si è mai fermato a chiedermi le modalità per cui abbiamo smesso, io e mio figlio. Ho avuto solo tanti "sarebbe stato meglio se continuavi, vedi adesso si ammala spesso"
    A presto!

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  4. anche io mi ritengo fortunata se penso al mio parto...è stata dura con l' ossitocina che mi ha regalato contrazioni CONTINUE per 5 ore...ma, grazie anche al fatto che non ho perso praticamente sangue, dopo aver partorito pensavo di avere la forza di ercole con me.
    mi sentivo imbattibile.
    anche con l' allattamento mi è andata bene: francesco si è attaccato subito, ha preso subito i suoi ritmi, ero ben predisposta...insomma, tutto ok.
    poi a 7 mesi ho smesso (e avevo talmente tanto latte che avrei potuto sfamare un reggimento...e ce l' ho ancora, ma questa è un' altra storia).
    ho smesso senza nemmeno chiedere pareri, se non quello del pediatra e senza star lì a subirmi consigli, prediche, ecc.
    ho deciso di smettere e basta. mio figlio mangiava tutte le sue pappe, cresceva bene...quindi, perchè farlo svegliare 10 volte a notte per fargli prendere la famosa tetta?
    gli avrebbe fatto molto meglio dormire di notte, anzichè continuare a svegliarsi.
    quindi sono andata dritta per la mia strada.
    e penso di aver fatto bene.
    il succo è - secondo il mio modesto parere: una mamma deve fare come si sente (ovviamente, solo se non ci sono complicazioni o rischi...).
    come diceva sempre il mio pediatra: "signora, la mamma è il miglior medico per suo figlio"

    ecco.
    paola

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  5. Primo figlio: il senso di inadeguatezza, consigli sparsi, assoluta impreparazione al carico micidiale di stanchezza per il non dormire. A 4 mesi il latte cala, e vai di aggiunta e la storia finisce di lì a poco. Secondo figlio, parti con la tua esperienza, sai quello che ti aspetta, pensi di sapere come fare e di nuovo a 4 mesi il latte cala (o meglio, cala la sua crescita) e tutto di nuovo uguale. Avrei potuto fare di più? fare meglio? non lo so...in quel momento ho fatto quello che sentivo era meglio per mio figlio: non in assoluto, ma meglio per lui, per me, per la nostra relazione in quel preciso momento...poi il mondo ha sempre bisogno di regole e standard e le critiche arriveranno sempre! ma l'amore non si misura in ml!

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  6. quanti spunti, quanti pensieri, quante cose vorrei dire, ascoltare, ripensare. che post denso silvietta!
    se dovessi avere un altro figlio vorrei conoscere il tuo medico, perche' secondo la mia esperienza e' davvero una mosca bianca nel panorama medico/ginecologico.
    la mia sensazione ripsetto all'ingerenza medica in tutto cio' che e' gravidanza e parto e' drammaticamente invasiva. sento un'ansia di controllo e gestione che cozza con la mia idea di maternita'. e infatti il mio parto e' una storia di violenza, di tortura, in nome di non si sa quale bene superiore. non certo quello della vita di me e del mio bambino.
    rispetto all'allattamento invece e' la prima volta che leggo una descrizione così bella, pura e lucida di tutto ciò che può accadere. non è così banale, perché su questo tema, è facile scivolare in talebane della tetta vs neofemministe che devono riprendersi i propri spazi. e la cosa drammatica è che siamo noi donne a farci queste stupide guerre, invece di metterci in ascolto. io allatto da 20 mesi e continuerò a farlo finché non sentirò che io e momo abbiamo concluso questo livello della nostra relazione, ma le frasi sgarbate irrispettose e senza un minimo di sensibilità le ho ricevute anche io. quindi mi sembra che ce ne sia per tutte.
    ma la cosa che mi vien da dire è che ripeto spesso è che non si capisce come mai su tema allattamento, maternita', gravidanza e parto, ognuno ha da dire qualcosa, probabilemnte perché il senso di responsabilità sociale nei confronti di un neonato lo si avverte ancora. il problema è che questo senso si estrinseca solo in parole più o meno sgradevoli. manca l'azione, quella concreta che potrebbe far sì che una donna non venga abbandonata al suo destino, che non sia costretta ad elaborare un cesareo mentre si lecca le ferite di un allattamento che non ingrana e via di seguito... non dovevi scendere in politica silvietta?

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  7. senza dilungarmi sulla mia situazione (ho smesso di allattare a 2 mesi..che madre degenere!!!!) ritengo semplicemente che il benessere di un bambino sia il naturale riflesso del benessere della mamma, vivere la maternità come un dovere la snaturalizza, l'allattamento è meraviglioso se come tale viene vissuto. Alberto grazie al cielo cresce bene e non si ammala quasi mai eppure latte mio ne ha preso proprio poco. L'istinto è il miglior consigliere di una mamma. Un abbraccio ULI

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  8. Silvia io la prima volta ho avuto un esperienza orribile con l'allattamento...questa esperienza mi ha segnata per anni finchè la seconda volta l'ho vissuto come ho voluto io! Ho smesso di allattare a 14 mesi perchè oramai mi pesava ma pensa che in questi mesi ci sono stati (nonostante fossi determinatissima) momenti difficili da superare.
    Questo per dirti che secondo me non c'è un giusto modo per vivere un' esperienza l'importante è stare bene e trasmettere tranquillità al bimbo!!
    Un abbraccio

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  9. Ecco, di questo volevo scriverti: lo dico sempre che sei una che ha le idee al posto giusto.
    Torno presto, lo prometto, ora sono troppo di corsa per una cosa così seria: bellissimo titolo :-)

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  10. ciao, non ci conosciamo, ma il tuo post mi ha colpito.Qui dove vivo io il pensiero del reparto ostetricia è proprio l'opposto di quello del tuo medico: se il travaglio è lungo è perchè non ami tuo figlio, se non si attacca al seno è perchè non ami tuo figlio, ecc... Ti lascio immaginare l'ambiente, io sono stata ricoverata per problemi di pressione alta nell'ultimo mese, ogni giorno dopo il ricovero dovevo andare a fare il monitor, prendevo i farmaci per la pressione ma continuavo ad avere la minima tra 110 e 120. Alla fine mio marito ha dovuto litigare brutalmente con un medico perchè mi facessero un cesareo. Già, così mi hanno tagliato il pancino. E quel giorno, mi hanno operata alle 17,30 le ostetriche passavano da me a dirmi che sbagliavo. Molto gentili ed incoraggianti... Alla fine, probabilmente anche grazie alla totale mancanza di fiducia in me, la mia creatura non si è neanche attaccata al seno. Ho passato 2 settimane a tirarmi il latte con la siringa, sprofondando sempre di più nella depressione. Alla fine il mio santo marito mi ha "presa per i capelli" e salvata da una situazione che mi stava spezzando dentro. Ora sono passati 4 anni, la mia bimba sta benissimo ed è forte come un torello. E se io ripenso al parto sono comunque felice, perchè ho scelto l'epidurale, e non ho perso neppure un secondo della sua preziosissima vita. Un abbraccio.

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  11. leggo questo post e rimango stupita perchè proprio pochi minuti fa, pensavo ai miei 2 parti. Che strana coincidenza.
    Pensavo che il primo è stato magnifico se pur con 12 ore di travagli e tanto male. Poi ho fatto l'epidurale perchè non ce la facevo più, e il male comunque non è svanito ma meno lacerante. e poi quando sono uscita ed ho iniziato la vita da mamma mi sentivo come aver sollevato una montagna. Certo intorno avevo persone come dire perfette... nel senso che lo scopo era far star bene la mamma, per quanto possibile, e farle avere un'esperienza positiva.
    il secondo parto e terminato prima poche ore, solo 4, ma a parte la gioia infinita per il mio piccolo ho avuto dentro una sensazione di sconfitta che mi sono portata dentro per mesi. LA persona sbagliata accanto e cambia tutto. Un'ostetrica che pur essendo solo io a partorire quella notte, beh... diciamo che aveva fretta che mi dilatassi. Mi sono sentita come un animale da macello. alla fine è andato tutto bene. ma quello che dice il dottore è vero e fa la differenza.
    il dopo è una gran fatica, allattare è fatica e spesso si rimane soli, se non si ha la fortuna di una doula o di qualcuno che per lungo tempo non ci sostenga.
    un abbraccio

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  12. @tutte: grazie dei vostri commenti. sono giorni un po' duri e faticosi e questo lungo post è stato un po' un modo di focalizzare l'ansia e la stanchezza. i DONI che mi avete fatto scrivendomi delle vostre esperienze e parlandomene mi hanno aiutato a rivalutare la mia stanchezza e ad essere un po' più positiva, grazie!s.

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  13. @Polly: ecco, grazie proprio di questo punto di vista. a volte, quando ci sei dentro, è difficile vederlo, ma dopo mesi di solitudine stremante è anche giusto dirsi che tra qualche anno, un mese in più o in meno non farà la differenza rispettoa quanto gli voglio bene!

    @Airin: grazie a te, grazie del commento chilometrico, delle tue impressioni, della condivisione che fai. Io non sopporto quando sento la parola DEVI, soprattutto su una cosa così delicata. e, si, io ci credo che anche attaccandolo una vita più di tanto non veniva, il latte. le cose, a volte, vanno come devono e possono andare! coraggioe grazie.

    @Owl: grazie di aver scritto qui del tuo cesareo e delle tue difficili sensazioni. Credo che tu abbia la forza di costruirci su sensazioni diverse ma, certo, sarebbe bello poter evitare proprio certi pensieri. ti abbraccio, buona giornata.

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  14. @Paola: vedi cosa significa quando ti dico che sotto la tua apparente insicurezza si cela una donna quadrata?! tu sai perfettamente che cosa ti risuona dentro, e questa è una ricchezza straordinaria. per te e francy, lo dico davvero. un grande abbraccio e.. grazie di tutto! s.

    @Cocchina: grazie anche per questo pezzo della tua storia, sono sicura anch'io che occorra un po' liberarsi dalla "sindrome del prosciutto" - come la chiamo io - ossia la mania dei consultori di aiutarti sulla base di quanto peso fa o non fa. forse si cerca solo un po' di sostegno e una parola buona indipendentemente da quando il nostro corpo smette di produrre.
    un abbraccio e grazie. s

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  15. @Caia: grazie.
    grazie perché mentre pensavo a questo post pensavo a te, non so perché, ma nell'enorme differenza delle nostre esperienze avevo e ho la certezza che ci unisce una sensibilità nel guardarle. anch'io credo che dietro tutti questi giudizi ci sia la responsabilità sociale di crescere bene il bambino, tutti, ma che contemporaneamente manchi l'azione per modificare le strategie e le modalità.

    ...non credo che basti la mia candidatura in politica :-D ma penso che già adesso, trovandoci e ritrovandoci nonostante le differenti esperienze e latitudini noi si stia creando il panorama per una vita nuova.

    a presto, attendo le tue riflessioni, perché so che quando e come le farai saranno ricchissime, per tutti, un grande abbraccio,s.

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  16. @ULI: avercelo, il tuo istinto! battute a parte, credo che tu abbia ragione, ma ci sono momenti in cui, quando accadono le cose, occorre una voce amica che ci faccia ricavare il meglio da ciò che sta accadendo. grazie del passaggio e.. un bacio,s.

    @Bismama: ho letto latua esperienza, la tua determinatezza è affascinante, è sicuramente il senso migliore che potevi dare alla tua seconda esperienza. grazie della tua testimonianza!

    @Ondaluna: grazie, cara e.. basta parole, mi stai già aiutando tanto, in questi giorni!
    un abbraccio, s.

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  17. Anche se non ho avuto la fortuna di conoscere il tuo anestesista (io ho partorito senza epidurale anche perché il mio ospedale non la offriva), la tua esperienza somiglia molto alla mia: splendidi i parti, uno schifo il puerperio. Finché non ho smesso di allattare.
    Io ho allattato ben 22 giorni in totale tra i due figli, quindi puoi immaginarti che cosa mi è stato detto. Tuttora vivo quegli attacchi come una ferita, e quando vedo una mamma attaccata in modo simile reagisco come una bestia feroce e ferita.

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  18. @mammamammina71: grazie della tua testimonianza, che mi ricorda due cose. la prima è che si deve parlare delle esperienze meno fortunate per invogliare un cambiamento. La seconda è che c'è nelle donne o per lo meno nelle donne come te la capacità forte di rielaborare costruttivamente anche l'esperienza più brutta, dolorosa e insoddisfacente, e uscirne con la consapevolezza di aver fatto, da parte nostra, una bella cosa. grazie

    @kosenrufu: grazie anche per la tua testimonianza, perché ancora di più mi aiuti a capire come a volte noi restiamo le stesse ma le condizioni attorno non ci consentono di trarre la stessa ricchezza dalle esperienze. E ci dovrebbe sempre essere modo di spiegare e di essere ascoltati quando la persona a nostro fianco è sbagliata: non è un giudizio rispetto alla personaa ma una legittima richiesta di vivere un'esperienza arricchente.
    Per quanto riguarda la doula, ahimè, è proprio il tassello mancante per me, in questi giorni. Rimedio grazie alla ricchezza delle donne del web,
    un abbraccio a te, forte.s

    @Lanterna: grazie di essere passata, devi sapere che le tue testimonianze sull'allattamento che hai lasciato sul blog sono per me fonte di forza e di ragionamento ogni volta. Ci torno per riscoprire una comunione eun percorso di uscita, magari in salita ma di uscita da questi mesi faticosi. Apprezzo la serenità con cui sai continuare a scriverne anche se parli di reagire "come una bestia feroce e ferita". Io ti percepisco nobile come una leonessa. E quindi, ancora una volta, grazie di aver lasciato un segno di empatia in queste righe. a presto. s.

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  19. ciao leonessa, le tue parole mi hanno colpito moltissimo. Capisco le tue sensazioni e sarebbe banale dire di non ascoltare le voci che giudicano perchè ogni esperienza è a se'.Riguardo al parto ho desiderato con tutta me stessa farlo in modo natural provando anche nella vasca da bagno dell'ospedale ma dopo 2 giorni e 2 notti di travaglio mi hanno fatto un cesareo urgente per complicazioni. All'inizio appena il primario mi ha comunicato l'urgenza del cesareo per i rischi a cui poteva andare incontro la mia bambina mi sono sentita sconfitta e mi sono arresa, ero stremata. Fino a quel momento ce l'avevo messa tutta, compreso farmi saltare sulla pancia dall'ostetrica per ben 3 volte, ma alla fine è andata così e ho dato la colpa al destino. Per fortuna non ho avuto la sensazione di non aver fatto abbastanza e sono riuscita a recuperare una buona autostima. Certo rimane il rammarico per come è andata c'è e anche il desiderio di provare il parto naturale, ma come dici tu, sono contenta di essere uscita dall'ospedale prima di tutto viva e in buona salute con la mia piccola-cicciotta e poi con la carica psicologica di una leonessa nonostante tutto. Ci tenevo molto ad allattare e ce l'ho fatta, a dispetto di mia suocera che temeva che non avessi latte abbastanza o di altre conoscenti che facevano battute infelici. La mia bambina ha quasi un anno e adesso vorrei smettere di allattare perchè lei ha preso la mia tetta come un ciuccio ed la cerca di continuo, anche ogni ora, la notte. E' ben cresciuta perchè è 13 kg quindi sento di aver fatto abbastanza e vorrei insegnarle ad essere più autonoma, a dormire serenamente e ad essere più sveglia anche io il giorno a lavoro- L'allattamento per me è stata un'esperienza bellissima, intensa, totalizzante quanto desiderata, ma adesso credo che sia arrivato il momento di smettere, vorrei sapere come fare, se procedere gradualmente, se il latte se ne andrà da solo, ma non trovo nessuna che mi sostiene in questa decisione o un pediatra che mi dia i giusti consigli, così sto procedendo ad oltranza. Tutte mi dicono di continuare ad allattare giudicandomi una mamma snaturata perchè voglio smettere, senza capire le mie motivazioni. Adesso alcune mie amiche sono incinte e mi chiedono consigli utili, la mia unica risposta è: non darò nessun consiglio!Mi sono sentita così giudicata che non voglio fare lo stesso con nessuna, solo ascoltare e scambiarsi le esperienze, perchè ognuna trova il suo modo da sola e le voci giudicanti sono così pesanti in un momento tanto delicato che possono segnare a vita.
    Scusami per la lunghezza..........un bacio, se ti va passa da me: http://lamiadolcebambina.blogspot.com/ nel post CHI LA DURA LA VINCE parlo anche delle voci che giudicano e del peso che hanno avuto per me!

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  20. grazie federica sole di quesot bellissimo commento. grazie soprattutto per queste parole "ognuna trova il suo modo da sola e le voci giudicanti sono così pesanti in un momento tanto delicato che possono segnare a vita." sono quanto di meglio può consolarmi in questo momento,grazie.s

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