24.2.11

solo chiacchiere, distintivo e 2.0

Quando rileggo i post scritti mesi addietro mi accorgo che alla fine spesso riescono a esprimere un'idea di sostanziale serenità.

Da una parte sono contenta: questo blog è nato proprio per scrivere - in differita, qualche mese o settimana dopo - delle emozioni e delle riflessioni che scaturivano dallo stare insieme alLaPulce e da tutti i macro-micro cambiamenti a cui ero costretta a far posto nella mia vita.

D'altra parte, invece, adesso che sono di nuovo e in maniera nuova immersa nel turbine del cambiamento, senza possibilità di fermarmi a riflettere (la vita con ilPulcino, da quando ha fatto - meschino - la varicella, è diventata davvero imprevedibile), talvolta mi suona strana la mia pacatezza nell'affrontare certi argomenti (esempio, in questo momento non sarei così pacata nel raccontarvi il mio rapporto con l'allattamento).

Raccontare in differita, infatti, è un lusso che ho scelto di donarmi e che potrò fare, sicuramente, non appena sarà trascorso ancora qualche mese. E' un lusso, perché rappresenta per me il momento in cui riesco a girarmi indietro e invece di trovarmi ora sulla cima delle montagne russe, ora nel punto più basso, riesco a vedere, con semplicità e serenità, soltanto il percorso fatto. E ad essere contenta di me stessa. Non migliore o peggiore. Non arrivata o disperata. Semplicemente me stessa.

D'altra parte... "Il momento in cui sentiamo il desiderio di raccontarci è segno inequivocabile di una nuova tappa della nostra maturità. E' la comparsa di un bisogno che cerca di farsi spazio, tra gli altri pensieri, che cerca di rubare un po' di tempo per occuparsi di se stessi." (Duccio Demetrio. Raccontarsi)

E allora sono costretta a frenare la mia impazienza.
La mia distruttività.
Le mie lacrime dei giorni no.

Quelle che mi velano gli occhi quando rileggo quanto ho scritto e non trovo la stessa lucidità nel mio odierno quotidiano con il Pulcino.
Quelle con cui mi condanno e mi dico, altro che mamma, sei solo chiacchiere e distintivo!

In queste ultime settimane, mentre questo post affiorava e prendeva forma, mi è capitato di leggere questo resoconto di Wonderland su una ricerca sul 2.0 alla Social Media Week di Roma («Le mamme online danno una rappresentazione della vera mamma. La vera mamma è quella che si sacrifica. La mamma è un’esperta, sa tutto del bambino») e poi le forme che ha preso nel dibattito su Veremamme qui e qui.

E ho pensato al senso per cui scrivo un blog, di questa forma, e della rete di conoscenze che mi ha fatto attivare.
Ho pensato se davvero essere in rete come mamma per me significa solo scambiarmi idee sull'allattamento, le pappe e i pannolini. Mi sono chiesta se davvero mi sento una "vera mamma", una "che si sacrifica" (la risposta è no, ovviamente, se no non avrei tanto bisogno di "riraccontarmi" certi passaggi di crescita degli ultimi due anni).

Sarà che il distacco, appunto, è lo stile con cui ho scelto di scrivere, ma mi è venuto spontaneo notare come nella mia bloglist alla fine compaiano stili e scelte di maternità molto diverse, a volte quasi in contrasto: dormire nel lettone, dormire nel lettino, allattare, biberon, pannolini lavabili, pannolini di marca, tv si, tv no, ecc. ecc.
Non proprio, quindi, una tribù concorde pronta a dirti sempre la sua, con la convinzione che sia sempre quella giusta, sulle difficoltà che stai affrontando.

E allora, mi sono chiesta, che cosa le accomuna? Perché alla fine cerco di leggere queste mamme?

Mi sono anche risposta che alla fine più che le scelte quotidiane, a condizionare la voglia di parlare con una o più persone è una certa affinità nell'affrontare le difficoltà. Non la risposta, ma il percorso per arrivarci.
Ma nel quotidiano, spesso, vuoi perché ci si è trasferiti per lavoro o per amore, vuoi perché ci si sposta più facilmente, vuoi perché magari gli amici sono lontani o fanno figli in momenti diversi dal tuo, si finisce per frequentare persone che hanno si dei figli ma non questa tua stessa affinità.
O per lo meno, a me è successo così.

Le amiche, quelle vere, attraversano questo percorso in momenti diversi o non sono fisicamente vicine (o tutte e due). E vicino a me, con figli, ci sono persone che giocoforza per la loro storia non riescono a essermi affini (fare il medesimo lavoro non significa dire e pensare le stesse cose su come si cresce nella vita, anche - e sottolineo anche - facendo i genitori).

E allora mi rifugio, chiacchiere e distintivo, qui dentro, alla ricerca di affinità, di percorsi mentali simili al mio.
Il 2.0, per me, allora, non è una tribù, ma un pensiero, un abbraccio collettivo che ti accompagna nei momenti bui.
L'abbraccio che ciascuna ha donato a se stessa per perdonarsi le giornate in cui non è stata all'altezza dei propri desideri e che ha saputo, con distacco o meno, descrivere.

Perché alla fine, come ha scritto bene it mom, "il motore principale del mommy blogging, cari esperti, è l’espressione del proprio punto di vista sulla vita, non il parlare di pappe e pannolini, per questo ci sono i giardinetti."

9.2.11

ecco perché potreste e forse dovreste eleggermi presidente

Preambolo.
Non parlo mai di politica, nè di religione. Troppe volte sono stata etichettata per aver voglia di pubblicare storie e racconti che rischiano di essere male interpretati.
E così in questo blog, in questo spazio, mi lascio raramente a esternazioni sullo stato attuale delle cose.
uuno degli ultimi post di Luisa-MammaCattiva e Giuliana MammainCorriera mi hanno però scossa. Perché alla fine non è vero che riesco a esonerarmi completamente dalle mie responsabilità come genitore anche dal punto di vista politico e religioso.
Perchè alla fine ho una figlia femmina e mentre la cammino all'indipendenza nella vita spero anche che non arrivi un momento in cui per non dire un "no" la Pulce si trovi a bruciarsela, la vita.
Perchè comunque ho un figlio maschio che non vorrei veder schiantato nella folle corsa a chi fa più veloce.
Perchè anch'io, come persona, ho diritto a un po' di rispetto, a un po' di silenzio quando parlo, mi esprimo, o semplicemente voto.

E allora, e mi si perdoni la scarsità di understatement, penso che forse dovrei essere eletta io, Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ecco perché (e scusate se i motivi vi sembrano naif):

... sono abituata a realizzare ogni cosa impegnandomi a fondo, con responsabilità. Non mi avreste mai trovata impreparata a un compito in classe o a un'esame all'università.

... sono abituata a lavorare fino a tarda ora, anche di notte, per far fronte alle funzioni e alle responsabilità della maternità che mi sono assunta. Ma l'unica ricompensa che chiedo, a quell'ora, qualunque essa sia, è il riposo. Perchè, comunque, anche se vorrei stare alzata per ore a leggere, penso che i miei figli e mio marito si meritano una mamma e una moglie riposata. Non che faccia meno errori, ma che almeno ci sorrida su.

... come dice MammaCattiva, mi copro di sensidicolpa, di domande, se un giorno, un momento, non indovino la scelta, la frase, il modo giusto di intervenire nei confronti dei miei figli o di mio marito o di chi mi conosce.

... sono abituata, come molti, come tutti, a far quadrare i conti, il bilancio, a costruire un futuro per i miei figli. E magari per fare questo rinuncio.
Rinuncio io, per prima. Oggi magari all'ultima forchettata di ravioli (! ;-) ), domani a un paio di scarpe, dopodomani all'automobile e chissà (e non considero un privilegio, ma un dovere, quello di rinunciare ad un lavoro che mi piace, anche se solo per qualche mese, per dare una base sicura ai miei figli).

... sono pronta a fare la dura, a combattere se occorre. Ma non mi devo costantemente vantare di avercelo duro (caduta di stile, lo so!).

... sono costretta, come molti, come tutti, ai salti mortali per incastrare nelle 24 ore del giorno lavoro, spostamenti, supervisione della casa, registrazione dell'educazione e della crescita dellaPulce edel Pulcino, ritaglio di qualche istante con MrWolf e magari anche per me. E se arrivo in fondo alla giornata, non mi interessa un festino a base di cocaina e altro, ma vorrei solo sdraiarmi sul divano abbracciata a MrWolf a bere la tisana e a leggere un po'.

...per essere messa in condizione di governare, alla fine, non vi chiedo uno stuolo di veline. Mi bastano due babysitter fidate.

che dite?
sono banale?
sono come tante, come voi?

si


ecco perché vorrei tanto trovarmi nella condizione di poter eleggere una donna normale, con le borse sotto gli occhi e le mani rovinate dal lavoro (ok, una superwoman sarebbe meglio), capace semplicemente di pensare al futuro senza sogni mirabolanti ma con la pazienza di chi sa di dover lavorare tanto oggi (e rinunciare, ancora di più) per raccogliere in futuro un dono imprevisto.

6.2.11

24 mesi: non ancora, quasi?, si, ni, NO

Sarà colpa della malattia agli occhi, per cui ho smesso di "vederla" proprio mentre faceva 18 mesi, o "merito" del mio senso di responsabilità per cui la vedo sempre come una cucciola di cui mi devo occupare, da un po' di tempo in qua fatico a rispondere alla fatidica domanda "quanto ha laPulce?"

Perché laPulce
... a volte ha ancora 18 mesi: è appena uscita dal mondo della simbiosi con la mamma
... altre volte, sono distratta, ed è lanciata nei terrible two e ne dimostra almeno 28!
... in certi istanti ancora, quand'è ammalata o stanca, mi si accoccola addosso come se avesse ancora 7/8 mesi e non sapesse camminare.

... e così io - tra il serio e il faceto - continuo a dirmi "che età difficile, piccola Pulce, non più 18 mesi, non ancora 24, chissà come ci si sente in questa età di mezzo".

La realtà è che, ora che il primo faticosissimo anno è passato, ci siamo allontanate quel tanto che a me è sufficiente per metterla davvero a fuoco, perché vedo i suoi sforzi verso l'autonomia e le riconosco le sue peculiarità.

E così non mi dispiace notare e apprezzare in lei i ritmi diversi con cui certi giorni accelera la dimensione delle competenze motorie, altre si allena nel linguaggio, altre ancora sfodera autonomia nella gestione delle emozioni, altre infine, rallenta e si rilassa a ripetere, ripetere, ripetere...

Forse il mio è solo il tentativo di non dare per scontato le sue tappe di crescita e lo sforzo di non volerla forzare a crescere sulle cose su cui non è pronta.

Forse davvero lasciandola fare ci sono momenti in cui accelera per portarsi avanti nel tempo e altri giorni in cui i suoi ritmi rallentano e la tengono ferma, ad apprezzare quello che ha conquistato e a non perdere il suo diritto ad essere bambina.

Forse è che tutti mi avevano assicurato che alla nascita del Pulcino l'avrei vista "grande" e invece, forse perchè sono snob forse perché sono bastiancontrario, quando mi è corsa incontro in ospedale, mentre stringevo tra le braccia suo fratello neonato, ho saputo solo mormorarmi "ma santo cielo, che cucciolo minuscolo che è lei, come farò, ora?"

Forse è che alla fine due anni ormai li ha compiuti davvero e ancora non mi capacito come sia potuto passare così lentamente (secondi che parevano interminabili) eppure così velocemente questo tempo che è stato necessario perchè quella testa pelata che odorava di latte diventasse una mezzadonnina!

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails