19.5.11

il post che non c'è

Mi ero ripromessa un post per parlare, così, come se fosse del più e del meno, e magari ragionarci un po' su (perché l'ho ben detto qui, no, che questo blog non è uno sfogo, ma una riflessione, un modo di trasformare le giornate in storia, raccontandomele a modo mio?)

..degli equilibrismi per trasformare pochi minuti in una grande pausa,
..di questa, famosa, blogger, che mi fa tornare la voglia di rivestire la mia tutina da super eroina,
..del fatto che ho ricominciato a lavorare (poco,eh, ma pur sempre ricominciato),
..del cervello in pappa dal sonno,
..della probabile e quasi certa intolleranza delPulcino per il lattosio (vedi sopra),
..della serata passata su Twitter a sghignazzare dietro le #Morattiquotes,
..dei libri che leggo e che non riguardano l'essere mamma,
..di questa amica blogger che con le riflessioni dal suo deserto mi fa sentire la vita così viva,
..dei quasi sei mesi delPulcino,
..dell'inesistente spannolinamento dellaPulce (e della serie di otite-febbre-dermatite-ecc),
..dei libri che leggo per capire come faccio a conciliare me stessa e l'essere mamma,
..della conciliazione, che non c'è,
..di quanto sono stufa di parlare solo del non dorme - non dormo - non dorme - non dormo - non dorme - non dormo (anche per chiedere scusa a chi mi sente ultimamente, sono una lagna),
..dello shopping online e della sua deleteria funzione come mezzo di evasione,
..delle personalità più o meno invadenti del web,
..delle mail che non riesco a scrivere, delle telefonate che non riesco a fare, degli sms che restano in bozza,
..della corsa dietro i lavori che ho iniziato e dietro cui - davvero - non mi sto dietro e della primavera che sembra invadermi di energie e che poi mi lascia svuotata,
..di quelle assurde persone che sono gli agenti immobiliari,
..dei sensi di colpa per lo scapaccione scappato(mi) sul sedere delLaPulce mentre tentava la fuga dal supermercato al parcheggio senza.passare.dal.via (e di come mi giustifico, e della stanchezza, e del fatto che non serve, e di tante cose lette e condivise su Mammaimperfetta e Genitoricrescono, ma tant'è...),
..di queste misteriose elezioni che seguo come se fossi di Milano,
..dei pensieri che faccio e che sono sempre troppo ingombranti e invadenti se confrontati al poco tempo che dura la vita,
..dei progetti e dei desideri, della cucina e del cv ...

ma
sono davvero troppo stanca,
sono stufa di dire che mezzo bicchiere è mezzo pieno,
sono senza una pausa -vera- da troppo tempo e anche far buon viso a cattivo gioco non funziona più, anche se è quello che desidero da me stessa più di ogni cosa al mondo, anche se è il mio stile di ottimismo e di forza.

Che ne so, sarà che almeno una di queste cose meritava un po' di sana meditazione. Ma il tempo è scivolato via dietro le cose da fare.

Passerà.
Alla fine un giorno è uguale a un altro. Comunque passa.

Speriamo non lasci troppe cicatrici.

Però l'immagine me la scelgo come mi piace essere, così domani mi riprendo questo spazio per meditare davvero.
Promesso!

12.5.11

le paure di una mamma

E' stato pubblicato ieri, su GenitoriCrescono, ma me lo riappunto qui, per ricordarmi questi momenti. Disabilito i commenti, se volete potete lasciarli direttamente qui.


Lo sapete, non devo ripeterlo, che non mi proclamo mamma ai quattro venti e che non credo di avere tutti i segreti della genitorialità in tasca (non è neanche materia del credere ma di esperienza quotidiana ;-) ).
Però c’è una cosa che in questi due anni e qualche mese posso dirmi orgogliosa di saper fare: non avere paura. Anzi, ad essere precisi, a sapermi dire “Paura non avere”.

L’ho capito quando la Pulce ha fatto i vaccini, due anni fa.
Perché lo so, che sono facoltativi. Perché lo so, che possono esserci interessi “altri” che non riguardano il bene dei miei figli. Perché lo so, che ormai sono di sintesi.
Ma mentre la punzecchiavano, io avevo paura.
Folle, irrazionale.
Che accadesse qualcosa, che stesse male, troppo male per salvarla.
Andare via? Non vaccinarla? Neanche per sogno. Perché, contemporaneamente, sapevo proiettarmi in avanti, in un futuro in cui fosse stata una persona quasi adulta, una bambina cresciuta, che per una circostanza sfortunata voluta dal destino si trovasse ad incrociare una delle malattie per cui l’avrei potuta vaccinare. Vedevo, nella mia proiezione, i suoi occhi che mi avrebbero chiesto “Perché? Non mi hai salvato per la tua paura di affrontare un dolore che, all’epoca, sarebbe stato quasi esclusivamente tuo?

E ho capito, mi sono detta, che quella paura doveva restare dentro di me, arginata dalla mia mente e dal mio cuore, e non trasparire di fronte a lei.

La fatica più grande, di questa mia maternità che pian piano cresce e si irrobustisce, non sono le notti insonni, le ragadi, i rimproveri o i capricci. Ci sono, eh ;-) , ma poi passano.
Mentre non passano e non possono passare tutte le paure che restano dentro di me, che cerco di contenere nel mio cuore, paure che sono legate alle grandi incognite della vita, ai grandi misteri e alla promessa che la vita non mantiene sempre, che i figli – cioè – non se ne vadano prima dei genitori.
Paure, che per me sono inesorabilmente connesse al fatto di essere prima di tutto responsabile per i miei figli. Responsabile della salute, della serenità, dell’educazione. Anche a costo di non essere simpatica, anche a costo dei no, della pesantezza e della tristezza.

Ma il fatto che io abbia questa paure (e quindi voglia vaccinarli, proteggerli, limitarli e magari guidarli ove occorra) non mi sembra un buon motivo per limitare in qualche modo l’esistenza dei figli che mi sono affidati. Lo farà già, sicuramente, in una maniera di cui io non sono consapevole, ma per quanto riguarda la sfera del consapevole, io mi chiedo, anzi, esigo, di mordermi la lingua, di restare un passo indietro, di essere, se possibile, e mi si permetta il “pregiudizio” una mamma un po’ più nordica, che italiana.
Una mamma cioè che anche se sa che cadranno dalla bicicletta, lascia che corrano e si morde la lingua, prima di urlare “attento”.
O per lo meno, una mamma che ci prova.

Una mamma che – quando si tratta solo di “esperienze” per i bimbi – ha l’aspirazione di provare a fare un passo indietro mormorandosi come un mantra “paura non avere, paura non avere…” e che – quando le cose sono troppo grandi perché i bimbi possano decidere – decide per loro, con un peso enorme nel cuore, ma tirando in alto la testa (è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare) e sempre, nel cuore, si dice “paura non avere, paura non avere…”


andate su GC, comunque, altrimenti vi perdete il commento di Silvia...


"Ma perchè Giovanni Paolo II esordì al primo raduno mondiale di ragazzi con quella frase che conquistò il cuore di molti: “non abbiate paura”? Perchè la paura è nella natura umana. Non abbiate paura di avere paura, di sapere che la paura esiste sia a due anni quando non vedi mamma perchè è nella stanza accanto, sia a quaranta quando ti fermi a guardare tuo figlio che cresce e non sai dove andrà la sua strada. Paura non avere: o meglio fa che la tua paura di uomo non ti ostacoli, fai grandi cose comunque, fai amicizia con i tuoi demoni. E insegna a tuo figlio che avere paura non è male: è una risorsa."


5.5.11

prima e vera

E' un po' che medito qualche piccola aggiunta a questo blog. Dopo quasi due anni sono riuscita finalmente a scrivere una presentazione e a inserire i riferimenti di legge. Avrei anche vari desideri "estetici" ma preferisco fermarmi così.

E' che ho fame di novità, di ripresa, di cose nuove.

Come scrivevo su GC a commento del tema del mese (E' primavera, guarda che coincidenza), tutta la mia vita, attualmente, è un work in progress. Un grande cantiere.

Abbiamo messo mano alla logistica della casa, perché sia nella forma più adeguata per accogliere la nostra famiglia ora “completa”, delle camere, perché si facci spazio prima o poi al nanetto (quando cioè smetteremo di ballare dietro alle sue coliche tra le 3 e le 5 del mattino), del mio armadio, buttando via tutte le zavorre (grazie, Nora) e tenendo solo quello che mi fa stare bene (il che mi sta causando irrefrenabili smanie di shopping, grazie Paola, grazie Trashic), di me stessa, con voglia di aria aperta, yoga, diete, sole.. persino di tornare a lavorare e riprendere in mano la mia carriera.

E' la stagione, certo, ma mi do anche questa spiegazione: è come se– in questo “post-maternità” - sentissi, rinata mamma due volte, di voler fare un ultimo salto nel fuoco per forgiarmi definitamente “nuova”. Come se dovessi - a me stessa, ma anche a MrWolf e ai miei figli - di tornare "prima" nelle mie priorità, e "vera" (come non sono mai stata).

mi capite?

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