Per quanto bombata di ormoni, stanca e stravolta per l'avventura della maternità in cui ero finita con la sua nascita, c'era una frase che veniva costantemente ripetuta e che mi lasciava un po' interdetta. "Bene signora, ma che bello, altri 400 (250/300...) grammi! bene, continuiamo così". E via a farmi uscire.

Ora.
Di allattamento e della consapevolezza delle mie fortune (due bimbi in salute, di buon peso e buon appetito, pure simpatici) ne ho già parlato.
Questo post non vuole in nessun modo offendere chi ha avuto reali problemi di crescita o di alimentazione dei bimbi o esprimere giudizi sulla nobile professione del medico specializzato in pediatria. Anzi.
Il fatto però è che quella visita mi sembrava una buona occasione per un momento di confronto, a cui arrivavo con i miei dubbi e le mie conquiste. Di cose banali, per carità, normalissime. Aver osservato in che modo girava la testa ai suoi.
O se e come sorrideva.
O come cambiava il suo modo di parlare.
Come gattonava o camminava.
Se preferiva un cibo o un'altro...
Ma la visita si concentrava tutta sulla bilancia e in quelle parole. Fin dalla prima volta mi è venuto il dubbio che si stesse parlando di un prosciutto, e non di una persona.
Lo so, che non c'è tempo.
Lo so, che stava bene.
Lo so, che già grazie che la controllavano e contemporaneamente la guardavano pure.
Ma a me sarebbe servita una parola in più, uno scambio in cui convogliare piccoli sprazzi di quel tempo non-stop in cui l'osservavo e la crescevo. E crescevo io.
Mi consolavo con il Brazelton (detto ZioBerry da mammacattiva), ma non sempre ci si può rifugiare nei libri.
"perciò, anche se richiede spesso molto tempo, considero il primo incontro con i genitori la migliore opportunità di contatto con ogni nuova famiglia"
"so per esperienza che verrà un momento in cui i genitori, incontrati a casa loro o in visita da me, mi diranno "si ricorda quello che mi ha mostrato quel giorno? adesso lo fa. Glielo dico perché so che le interessa saperlo".
... "dopo tutti quegli anni si ricordava ancora che qualcuno aveva condiviso con lei l'arduo compito di comprendere il suo bambino".
Poi è arrivato il Pulcino. Se avete letto tra le righe (e non solo) delle lamentele degli ultimi post capirete che non ha /abbiamo (avuto) vita facile.
Eppure anche con lui la routine è stata (più o meno) "Bene signora, ma che bello, altri 400 (250/300..) grammi! bene, continuiamo così". E via a farmi uscire.
Solo che stavolta i segni "strani" ci sono, ci sono stati. E soprattutto io sono cresciuta (e stanca). E con la stanchezza diminuisce quella armatura di buoneducazionerestasedutabracciaconserteparlaabassavoce ecc (quell'assertività che mi manca).
Per cui: non mi alzo dalla sedia.
Non esco dalla stanza anche se la porta è aperta. Se mi fate uscire, rientro.
Si, sono proprio una scassaballe.
E' che non mi rassegno a pensare che quello che è più importante verificare sia (soltanto) quanto peso prende questo cucciolo d'uomo. Meglio: sono cosciente che ci sono casi e momenti in cui il dato crescita / peso diventa l'indicatore privilegiato per determinare o meno la sopravvivenza. Ma sono casi, eccezioni.
Il resto, sono mamme normali con figli più o meno normali. Che vanno accompagnati alla vita (e possibilmente tutti e due), non abbandonati (...mi astengo dai commenti).
Se vogliamo ridiscutere ruolo e futuro di famiglia, società e maternità, ebbene: io non sento la mia maternità (solo) in queste quotazioni in salita dei grammi.
Certo, magari vista così sembra un po' severa, ma credo molto nella maternità intesa come responsabilità di accompagnare queste nuove creature a vivere la vita che desiderano con leggerezza e serenità.
Serenità che viene anche dall'essere stati ascoltati e accolti anche quando andavano fuori dagli schemi (nel bene e nel male), senza gloria o condanna per nessuno. Solo una presa di coscienza,
però condivisa.
Allora preferisco un figlio più leggero ma di cui leggo le reazioni agli avvenimenti con fiducia e serenità, non un Pulcino che si contorce per ore da mesi con le coliche (o l'intolleranza al lattosio) o si sveglia 20/30 vole a notte e un pediatra che invece di parlare con me si trincera dietro la bilancia finché (finalmente mi viene da dire) oltre ai vari altri sintomi il Pulcino inizia a fare la cacca 5/6 volte al giorno è può finalmente entrare di diritto tra gli intolleranti al lattosio.
E questo ha aperto le porte del paradiso ... meglio ancora: la capacità di ascolto...

