29.12.11

ogni fine è un nuovo inizio (ma anche no, grazie)

Anno che finisce - agenda piena - obiettivi scelte sogni progetti realizzati - per ogni progetto che finisce ne apro un altro. Ho scritto 52 post come promesso a me stessa, uno a settimana. Piccole tracce, piccoli racconti. Di me come mamma, come donna, come persona.

Non sono più quella che ero ieri. Non sono ancora quello che sarò domani. Eppure sono sempre io.

L'agenda nuova già sulla scrivania, i post it già dentro, a segnare sogni, progetti e obiettivi.

Solo, quest'anno, voglio un po' di aria in più, un po' di creatività in più.
Vediamo se troverà spazio anche qui.

Per ora, con i miei auguri, vi lascio questo vento dall'oceano.


23.12.11

#inesorabilmente - il post del (quasi) vigilia

#inesorabilmente afflitta da tre settimane dall'influenza che va e viene (viene ovviamente in contemporanea all'iscrizione alla piscina di entrambi i piccoli [corso avviamento all'acquaticità])

#inesorabilmente nelle curve per gli ultimi biglietti [facendoti sorprendere da alcune persone così che finisci a chiuderti nel bagno per piangere - per fortuna c'è il raffreddore a giustificare gli occhi rossi]

#inesorabilmente di corsa a finire proprio quei regali a cui ho dedicato il pensiero già mesi fa

#inesorabilmente lanciata in progetti nel reale (che hanno lasciato traccia in questo [delirante] l'OGM (mamma) e il terreno in cui si colloca su Genitori Crescono) che mi trascinano via dalla rete facendo si che #inesorabilmente leggo ma non commento, gli sms mi restano in bozza e non partono, le mail si accumulano (rileggere - per tutti - il blogger e le vacanze di Natale)

#inesorabilmente stanca ma felice, serena ma scontenta, ad osservare le liste che si sono accumulate sull'agenda, le cose fatte, le cose passate e quelle che vengono trascritte con leggerezza sull'agenda dell'anno nuovo.
...tanto, a farmi serena, c'è questo [splendido] augurio di un Natale più Pull e meno Push su The Talking Village

insomma, è pur sempre Natale (anche se forse un po' più bordeaux degli altri anni, un po' meno rosso), per tutto il resto ... c'è il nuovo anno.

Statemi bene e soprattutto vogliatevi bene!



15.12.11

Mi presento: questa sono io. Ed ecco come passare da Greek a (quasi) Geek in 10 mosse

Premessa Come dirò un giorno quando scriverò il post sul rapporto ra storia e karma non credo che le cose accadano per caso. Accadono per caso ma l'evidenza che gli diamo è parte integrante delle nostre evoluzioni e momenti di crescita.
Non è un caso che quest'estate abbia conosciuto (virtualmente) Domitilla e mi sia candidata ad un suo #garagesale (regalava un paio di sandali tacco 10: potevo rinunciare?!?). Ci siamo incontrate (alla fine) al Momcamp. Ma c'è voluto un po', perché, giustamente, non mi riconosceva (tenete conto di questa sua lectio magistralis sull'essere riconoscibili).

E così giorno dopo giorno un po' ho cercato di rispondere alla domanda che da un po' mi facevo: che problema c'è a fare risalire questo blog a chi sono?
A parte non aver voglia di riesumare (troppi) scheletri dall'armadio, un problema c'è, sicuramente: non è detto che io abbia voglia (nel caso in cui un datore di lavoro "googli" il mio nome) di essere subito (ri) conosciuta per le mie avventure familiari (altro post su vita privata / vita pubblica, qui.

E allora? Ecco, molto semplicemente chi sono e
Come passare da Greek a (quasi) Geek in 10 mosse.

1) Io, Francesca Silvia Carosio mi laureo nell'ormai lontano 2000 in Lettere Antiche (vi risparmio la tesi).

2) Messa la tesi in libreria, dò forma al mio percorso lavorativo entrando in varie forme e a vario titolo nel no profit.

3) Per attitudine organizzativa e capacità analitica mi applico alla progettazione sociale.

4) A latere di un primo post lauream, per alcuni mesi mi dedico ad un laboratorio di informatica e grafica, scoprendo che mi diverte molto (e l'esistenza del tasto destro del mouse).

5) Inizio a fare corsi e a lavorare sempre di più in tema di progettazione: sociale, europea, formativa.

6) Il computer diventa il mio migliore amico (anzi, Mozilla e Excel diventano i miei migliori amici).

7) Nasce mia figlia (2009), e io scopro nei blog delle mamme una valvola di sfogo indipensabile per il mio quotidiano.

8) Apro un blog (2009), un account twitter (2010), scrivo il CV su Linkedin (2011).

9) Googlo il mio nome e cognome e scopro che: potrei essere confusa con la mia (quasi) omonima (con cui ho pure in parte condiviso studi e università); c'è mezzo mondo di riferimenti sparsi per il web; ho sparpagliato pezzi della mia identità qua e là.

10) Mi decido: apro un collettore, ci inzacchero tutto e stavolta si, sono proprio io. Passata dall'Ancient Greek ad essere (quasi) Geek in 10 (non rapide) mosse.

Il mio collettore è qui: http://flavors.me/francescasilvia_carosio

9.12.11

Il sonno dei (miei) bambini: ovvero io come Eta Beta

Disclaimer
Questo post sarà semiserio come si conviene adeguatamente ad un argomento così scaramanticamente pericoloso come il sonno dei (miei) bambini.

Premessa
Ci tengo a precisare che la sottoscritta possiede il bioritmo di un gufo: resisterebbe in piedi oltre la mezzanotte ma il mattino è disponibile a vendere i coperchi al diavolo purché le si conceda di ronfare fino alle 8. [Annovero solo un periodo della mia vita in cui ero in grado di alzarmi alle 6 ed essere frizzante e contenta, ma stavo preparando la maturità (e probabilmente stava passando una cometa). Non credo si verificherà mai più una simile coincidenza astrale.]

Sottotitolo alla Premessa
MrWolf invece è un'allodola. Il Dna di chi è passato ai due (dico due) bambini?

Svolgimento
Nel mio rapporto con il sonno dei miei bambini ci sono due epoche e tre periodi: epocaPulce, epocaPulcino, periodo pre Hogg, periodo Hogg, periodo Pantley.

La Pulce.
Se fossi st...za vi direi che laPulce ha sempre dormito ("oh, cara, ma lei ha sempre dormito" - con la vocina). Ma: 1) non sono st...za(almeno non su questi post); 2) questo è (tutto sommato) un blog di servizio.

Periodo pre Hogg
LaPulce da brava poppante si è dichiarata disponibile a una tirata più lunga fin da subito. Ma perché imparasse a dormire fino alle 6 sono occorse tre coincidenze:
1) l'osservazione della mamma
2) l'intervento del papà
3) la fortuna e la capacità di osservare il bicchiere mezzo pieno

Mi spiego: solo osservandola e scrivendo gli eventi essenziali delle nostre giornate ero riuscita a comprendere che il bagnetto la stendeva per tutta la notte.
Solo con l'intervento del papà però sono riuscita ad allontanare la culla quel tanto perché non fossi IO a svegliarla (causa adrenalina balzavo ad ogni suo versetto per allattarla - fatto che avrebbe potuto innescare pericolose dinamiche). Inoltre per un bel periodo è stato il papà ad alzarsi per metterle il ciuccio o calmarla, fatto che le ha insegnato a staccarsi dalla tetta nottetempo.
Terzo, ovviamente la fortuna: era brava. E noi (in particolare il papà) abbiamo sempre ben sopportato i successivi passaggi della storia (che hanno compreso notti completamente insonni per via dei denti, delle gastroenteriti, del cambio di letto, del cattivo tempo e dei temporali).
Salvo ovviamente, le sveglie alle 6 (per quanto mi riguarda).

Periodo post Hogg
Quando la Pulce aveva circa sei mesi ho scoperto la Hogg (e definito mia figlia "da manuale" per riferimenti e blog che ne hanno scritto si legga qui). In coincidenza, avevo notato la scarsità dei pisolini diurni e mi sono "applicata" con dolcezza.
(per il metodo Hogg, vi mando a quanto ha scritto Serena qui - periodo 0/6 mesi - qui -dopo i 6 mesi - e qui).

Poi la Pulce ha superato l'anno, i 18 mesi ed è andato tutto o quasi sempre meglio (tranne per il periodo della mia malattia, com'era ovvio pensare!).

Epoca Pulcino
Con ilPulcino (nato quando ero imbevuta di Hogg) sono partita subito in quarta - nonostante la stanchezza - con il metodo Hogg: scrivevo, osservavo, applicavo con dolcezza.
Tutto sembrava andare per il meglio: poppate ogni 3 ore, un paio di notti con poppate che saltavano. Certo, un miliardo e mezzo di coliche serali ma proseguivo imperterrita.
Poi l'ostacolo.

Varicella, intolleranza al lattosio, risvegli con punte di 30 a notte.
Uno straccio. No, scusate: due stracci (MrWolf si spara circa il 70/75% delle notti).

Sapevo che il problema non era risolvibile con il "metodo" Hogg. E così l'ho messo da parte, pazientando (e ringhiando contro chi diceva che "me lo meritavo" perché la Pulce era brava. Era brava ma ... va bé, ho già detto!).

Con lo svezzamento le cose sono migliorate, ma alcune abitudini sono rimaste (tipo la fatidica poppata alle 5.30 ammessa per sfinimento dopo l'ennesima notte terribile, tipo i pisolini scarsi, l'incapacità ad addormentarsi da solo...).

Ma ero troppo stanca per applicare il metodo Hogg.
Così arriviamo al..

PeriodoPantley
Con tanto scetticismo ho letto il libro di Elizabeth Pantley "fai la nanna senza lacrime": la Hogg mi piaceva, ero convinta funzionasse, mi sentivo soltanto troppo affaticata per applicare il PickupPickdown.

E invece questo (ennesimo, hai ragione MrWolf!) libro è stato molto utile.
Non per il metodo, ma per l'atteggiamento. Elizabeth, in sostanza, suggerisce di "mantenere la rotta" accettando regressioni e incoraggiando i miglioramenti anche utilizzando metodi diversi (l'importante - ma perdonate il pessimo riassunto - è che passi il messaggio di dove si vuole andare a parare).
Suggerisce l'utilizzo di un diario di 10 giorni per notare i progressi.
Io non ho scritto ma mi sono fatta forza - che so - di persistere nel far raddoppiare lo scarno pisolino di mezz'ora del Pulcino anche ninnandolo se occorreva e quando iniziavo ad osservare dei miglioramenti ero subito pronta a passare ad un metodo più "soft" (hoggiano, se vi piace) - dal ninnare all'accarezzare, al ciuccio, alla semplice carezza al .. niente.

In questo cammino, pian piano (di 10 giorni in 10 giorni si cresce parecchio!) è / siamo migliorati. Il Pulcino ha imparato ad addormentarsi da solo, a fare pisolini più lunghi.

E' rimasta la sveglia all'alba (albissima) per il biberon. Però dopo ha imparato a riaddormentarsi.
Qualche volta è un po' meno alba.
Qualcosa sta cambiando, qualcosa cambierà presto. Piano piano il rapporto con il sonno divena più facile anche per il Pulcino.

Insomma: i miei bimbi (e i miei libri) mi hanno insegnato che pian piano ce la si può fare.
Ci vuole un pizzico di fortuna, la voglia di andare assieme verso l'obiettivo, la capacità di modificare l'equilibrio ogni volta che si migliora un pochino.

E si, un marito che collabora e tiene la rotta.

Non solo.
Da parte mia ho anche imparato a dormire sul pomolo della ringhiera, proprio come Eta Beta.
Prima o poi mi piacerà anche alzarmi presto, vedrete!
(scherzo ovviamente ;) )

5.12.11

Contenere (di pannolini e altre "quisquilie" - si anche emozioni)


E' un po' che volevo raccontare di come laPulce ha abbandonato il pannolino.
Poi oggi non mi pareva proprio il caso di andare a parlarvi anche di cacca e pannolini (tra manovra, governo, tagli, lacrime e sangue .. se volete leggere due post belli davvero ci sono Giovanna Cosenza e Lorenza).

Ma alla fine, scrivo lo stesso (per dare aria ai complicati rigiri nella mia testa).

Il motivo per cui vi avrei raccontato del fatto che non sono stata io a togliere il pannolino alla Pulce (come suggeriscono sempre i "dispensatori di consigli non richiesti", come da definizione di Supermambanana) era per sottolineare quanto sia una fase delicata e quanto per me sia difficile concepirla con mammà "protagonista" ( e quanto, tra le righe, non sopporti le domande "l'hai fatto?" "no, l'ha fatto lei!"): perché è la Pulce che si è passata la sua fase di "quanto è bello quello che fai, che fai cacca e sei brava" ma contemporaneamente "quanto puzza, quanto va pulita, quanto è bello non sporcarsi e essere brave".

Insomma, il confine tra brava e non brava, tra le sue emozioni e le aspettative altrui, tra il dovere e il piacere.

I bambini, qualora se ne dia loro il tempo, sono anch'essi desiderosi di crescere e di controllare il proprio impulso a sporcare. Essi desiderano diventare puliti e asciutti non solo per fare piacere ai loro genitori, ma anche per far piacere a se stessi.
Dina Rosenbluth, mio figlio ha 2 anni.
Un bambino di quest'età, per cui il raggiungimento dell'indipendenza è una forte esigenza, vivrà comunque questa esperienza con le proprie difficoltà. [...] Quando un genitore interviene per chiarire i sensi di colpa e la confusione, la lotta del bambino per difendere e affermare la propria autonomia diventa in realtà una lotta di potere tra lui e i genitori. ..
T. Brazelton, Il bambino da 0 a 3 anni.

E quindi vi volevo raccontare di quando io ero lì, indecisa tra il fare e il non fare, consapevole di non sapere proprio nulla, come se camminassi - da elefante quale sono - su un pavimento di cristalli, dov'erano in gioco il rapporto dellaPulce con se stessa e le pulsioni.

Se è andato tutto bene è perché sono intrinsecamente pigra:
prima che capissi che fare, circa sei mesi fa ma forse di più, la ragazza ha avuto una dermatite e ha pensato bene che il pannolino (diventato nel frattempo un usa e getta) fosse causa di quell'immenso fastidio che sentiva (salvo di notte, ma ci sarà tempo, spero di non sbagliare).

E ha messo così un altro pezzetto di soddisfazione per quello che è (lei).
E io mi confermo ancora di più quanto sia difficile spesso stare semplicemente a osservare, a contenere, ad affidare un po' più di libertà.

Sempre pronti a prenderli per mano con un gran sorriso (anche nella stanchezza, nello sporco e nella paura magari perché si è preso un bello spavento).
E magari a mostrare che si può contenere e sbagliare e perdonarsi e riprovare. Ecco, forse questo è il tassello che si collega a tutti i discorsi seri: si può cedere, per un attimo, alle emozioni.

Contenere non significa soffocare.
E per contenere occorre avere le spalle larghe. E crescere.

Se siete (giustamente) stufi delle mie elucubrazioni mentali e volete leggere di spannolinamenti veri, vi rimando su Genitori crescono:
togliere il pannolino, che stress!
togliere il pannolino, metodo classico
togliere il pannolino.

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