27.1.12

Banalità autoreferenziali

Sto per scrivere alcune banalità, molto autoreferenziali, ma se le scrivo oggi c'è un perché.  Scusatemi e seguitemi, se potete.

Non sto scrivendo per il semplice motivo che ho chiesto un po' troppo al mio corpo: ho trascinato prima la tosse, poi la febbre, poi la bronchite. E alla fine ho ceduto. E' venuta la febbre alta e io mi sono persa in quel sonno pesante, senza sogni, un po' abbruttito dagli sciroppi e dal paracetamolo.


A ruota si sono ovviamente ammalati i bimbi, con lo strascico di pianti e risvegli notturni che si devono a una (quasi) tre enne con la tosse e a un quattordicimesenne con 40 e passa di febbre.

Per un fortunato caso MrWolf è stato in grado di seguirci e accudirci tutti e tre, in una 24 h/24 che dura ormai da una settimana.

Io ho avuto il privilegio di rallentare, di osservare, di godere di tantissime banalità quotidiane che di solito sommergo immersa nel pensiero di altro o nella stanchezza. Mi sono goduta il ritorno dell'appetito, le forze che pian piano mi consentono di occuparmi di me stessa, la voglia di leggere i libri ai bambini non più ottenebrata dal mal di testa...

Tutto molto banale, tutto molto autoreferenziale (mi aveva molto colpito l'utilizzo in un recente post di ItMOM). Noioso.

Eppure ne scrivo. Non solo perché questo diario è mio blabla. In fin dei conti c'è nel fatto di scrivere un blog anche un desiderio di condividere. ossia di scrivere qualcosa che sia interessante anche per gli altri...

Ne scrivo perché, come scrisse benissimo Hannah Arendt, il male può essere molto banale (e la giornata di oggi serve a ricordarcelo): in un quotidiano fatto di fare il proprio dovere senza guardare qual è il fine ultimo di questo dovere in coda al dovere di tutti gli altri si può essere complici (più o meno inconsapevolmente) dei più grandi crimini.

Ma c'è anche un modo diverso di vivere il "banale quotidiano". Nei miei studi mi è capitato di incontrare un progetto di ricerca che si chiama "Rettung von Juden im nationalsozilistischen Deutschland" (la salvezza degli ebrei nella Germania nazionalsocialista): in estrema sintesi, testimonianze di tedeschi che hanno salvato degli ebrei negli anni della seconda guerra mondiale e del regime nazista. In molti, se non tutti i casi, mi colpì moltissimo il fatto che pur trattandosi di scelte quasi estreme le persone che le realizzarono le descrissero in maniera molto quotidiana, semplice, immediata e quasi "naturale". Come se fosse il modo immediato di operare la propria scelta (di rifiuto del regime, di umanità, di solidarietà,..). Perché anche se il quotidiano ci accomuna tutti, possiamo metterci del nostro, in come lo viviamo.

"Mi domando sempre se non sarebbe stato meglio rinunciare a nasconderci. A quest'ora saremmo già mori senza essere passati per queste miserie e, ciò che più conta, i nostri protettori non correrebbero alcun pericolo. Eppure rifuggiamo tutti da questo pensiero, amiamo ancora la vita, speriamo ancora, speriamo a dispetto di tutto".
Anna Frank, Diario, 1944.


5 commenti:

  1. A me questo post non sembra autoreferenziale per nulla. E forse le testimonianze di persone che hanno fatto grandi cose "come se fosse normale" ci sarebbero di grande utilità, in un paese dove fare "quello che sarebbe normale" passa sempre come un gesto di estremo eroismo.

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  2. Riposati. Non dovrebbe essere un privilegio. :-)
    Non so se in italiano esista questo libro: Archives calndestines du ghetto de Varsovie, Lettres sur l'anéantissement des Juifs en Pologne, éditeés par Ruta Sakowska, Paris, Fayard, 2007 che pubblica documenti che sarebbero stati seppelliti a futura memoria durante la resistenza del ghetto di Varsavia. Ne cito qualche riga, scritta dal rabbino di Jakob Szulman del ghetto di Grabow ai familiari del ghetto di Varsavia: "Già da qualche settimana hanno portato via tutti gli Ebrei di Kolo (...) qualche evaso ha raccontato che ammazzano tutti - possiate esserne prservati - che li gasano e sono seppelliti in massa (...) portano sempre nuove vittime e il pericolo minaccia di continuare.". E'interessante la data: 21 gennaio 1942. Tutti sapevano.

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  3. Banalità... ma tu scrivi mai qualcosa di banale?! No, mi spiace, non ne sei capace:) questo post mi piace ed è incredibile come sei riuscita dal "banale" quotidiano generale ad arrivare a gesti quotidiani non banali... di altri. Con sincera stima, monica

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  4. @Lorenza: in effetti credo che #vadaabordocazzo sia stato latente nel pensiero che scriveva questo post!

    @Pellegrina: grazie del documento, non lo conoscevo e lo cercherò. si, tutti sapevano. ma a volte fa più comodo far finta di non sapere / non avere scelta / vivere meglio a fare quello che fanno tutti. speriamo di agire bene quando sarà il nosro momento...

    @nora: a te

    @Monica: che dire. un complimento del genere da una blogger che stimo tantissimo come te, capace di insegnare ogni volta che scrive mi colpisce e mi fa molto piacere. purtroppo sono banale e normale. però ci provo, ad assumermi le giuste responsabilità. magari servirà a migliorare davvero quello che faccio nel quotidiano. con stima reciproca! a presto, francesca aka silvietta

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