15.3.12

Contenere - pensieri diffusi sulla maternità da 0 a 3 anni

E' un po' di tempo che la parola "contenere" ricorre nel mio linguaggio e nei miei pensieri (a volte è anche questione di karma..), così l'altra sera (ero particolarmente ispirata) sono andata a guardarmi il vocabolario di latino.
[Contineo: tenere insieme, mantenere unito, conservare, congiungere, contenere, racchiudere, circondare, rinchiudere, tenere fermo, trattenere, contenere, avere in sé, comprendere...].
I vocabolari hanno un fascino particolare: aprono mondi di immagini attraverso i loro elenchi.

Mi sono messa a raccogliere allora un po' di immagini del contenere relativi al percorso del materno.
Tralascio il pensiero sul contenere il desiderio del materno (prima), se non altro perché è uno di quegli argomenti che mi mettono in difficoltà e potrei non riuscire a districare il mio pensiero con la dovuta delicatezza.

In primo luogo, allora, c'è il contenere (il bambino) all'interno della pancia. Si lo so, questo evoca tantissime cose, dalle più romantiche alle più "divine" a quelle più trash. A me è venuto in mente quando avevo letto sul libro di Marilde Trinchero (La solitudine delle madri), subito dopo il passaggio sulla mamma come Demetra
"..non tutte le donne possiedono un istintivo legame con la terra e le parti più primitive, che sono l'ingrediente necessario per poter accogliere l'altro dentro di sé. Sono una percentuale sempre più esigua, in realtà."
e ancora "la accoglie [..] come lei accoglie il bambino. E accoglie le sue paure e il suo corpo che cambia insieme al lutto di quella "lei senza figli" che non ha nemmeno avuto il tempo di salutare quando Demetra si è attivata".

Con il parto la simbiosi, il contenere, apparentemente si spezza. Dico apparentemente perché in realtà i "primi" mesi sono tutti un continuo cercare equilibri (di contenimento) per consentire al bambino di staccarsi. Come mi sono già segnata qui ""A un tratto il mondo si raccoglie. Diventa più piccolo, placido e dolce. Quel guscio protettivo allontana le vaste distese vuote. Tutto si trasforma. Affiora una vaga promessa. L'altalena delle pulsazioni dolorose si attenua. Anche se sono ancora lì, in agguato, pronte a scatenarsi di nuovo. Daniel N. Stern Diario di un bambino, Da un mese a quattro anni, il mondo visto da un bambino. Milano, Mondadori, 1990 (tit. or. Diary of a Baby) il neonato ha un bisogno elevatissimo di contenimento proprio perché vive in un flusso continuo di emozioni e percezioni che non sa decodificare.

 "Per aiutarlo a conquistare serenità ed equilibrio un genitore deve fornirgli un ambiente tranquillo e privo di stimoli eccessivi [..] riconoscere che i comportamenti del loro bambino sono dovuti a un sistema nervoso immaturo e non ancora ben sviluppato può aiutare i genitori a imparare tecniche e attenzioni che possano gradualmente indurlo a sapersi calmare da solo" . Brazelton

Poi si cresce, il bambino impara finalmente che è altro da te, e, anzi, con l'età dei "No", la vita sembra diventare ancora più difficile: sembra che sfugga, al tuo abbraccio, alle regole di un minuto fa, alle cose "solite".
In realtà in quel momento è ancora più urgente mantenere un certo distacco ed essere capaci di contenere senza farsi assorbire dalle emozioni del bambino. Mi è piaciuta molto recentemente su MammaImperfetta la risposta data alla mamma di una bimba di 2 anni e 7 mesi affeta dal "e' mio".

Ma ancora più chiare mi sembrano queste parole (lo so, alla fine vi porto sempre a rileggere "I no che aiutano a crescere.")


"L'importante è non venir meno alla vostra funzione di adulto: capire il bambino e il suo stato d'animo, e al tempo stesso saper pensare cosa è meglio per entrambi. Dovete mantenere il rispetto per voi stessi e fargli capire che il vostro "no" ha una ragione. Non è sempre necessario spiegargliela; è sufficiente che sappiate quello che state facendo. [..] Se avete rispetto per voi stessi e vostro figlio, il solo fatto di cercare di migliorare le cose è utile. I bambini apprezzano profondamente le persone che si danno da fare per loro. Sanno che a volte cedere è più facile che continuare a cercare una soluzione migliore."
,,, perché è proprio questo, il punto: contieni, rifletti, ti distacchi, leggi e cerchi di lavorare per. Dimostrando empatia, ma fermezza, dando libertà ma contenendo nelle regole.

"Proprio perché il compito del genitore è anche quello di fargli conoscere e interiorizzare le regole di appartenenza alla società (guai se non lo facesse perché gli renderebbe la vita sociale molto più difficile e quindi lo proteggerebbe di meno davani alle future e inevitabili difficoltà della vita), ci saranno sati dei momenti di conflitto in cui il bambino sarà stato arrabbiato con il papà o con la mamma. Questa rabbia di solito gli suscita dei sensi di colpa ed è proprio con il loro aiuto che il bambino comincia a uscire dalla onnipotenza infantile (la fase in cui tutto il mondo è suo) e a poco a poco interiorizza il concetto della esistenza anche degli altri e delle regole di appartenenza al gruppo." (Alda Marcoli, Il bambino arrabbiato)
E nel frattempo magari tenere anche tu (certo, forse è una cosa che noti un po' di più se sei amplificata) a bada le emozioni che anche tu sperimenti, vuoi per e con i figli vuoi perché in altre faccende affacendata..

[E allora entro al furore di [re] Lear stanno anche queste emeozioni, troppo forti per essere tollerate tutte insieme. Ma sono proprio questa rabbia e questo furore che testimoniano ancora una volta la sua grandezza e la sua forza vitale "Numi, non mi togliete tanto intelletto da sopportare in pace". (sempre Alda Marcoli)]
... e allora le parole servono a dare quel contenitore alle emozioni che altrimenti strabordano e ti sovraastano come le onde di uno tsunami
...le parole per tradurre il sentimento al bambino arrabbiato che scalcia e scalcia fino a non ricordarsi più da dove nasce quella disperazione che gli rode dentro
..le parole con cui leggi e vedi che dai forma alle emozioni e alle mappe mentali dei bambini

Non mi sono mai creduta una gran madre. e neppure una che sapeva scrivere.
Però parlare si.
Parlare, lasciare che le parole fluttuassero, permeassero l'atmosfera cogliessero le emozioni.
Questa l'unica traccia costante della mia maternità da 0 a 3 anni (per ora)

... e poi ditemi che il blog è morto, nel mondo web!
non sto ovviamente parlando di successo, per un blog (come potrei, con i miei numeri?) ma del significato.
...per non scoprire in punto di morte che non si è mai vissuto.


Le parole aiutano, a volte (Marilde Trinchero, la solitudine delle madri)

10 commenti:

  1. Oh Dio la frase tratta da Re Lear.

    Oh.
    Dio.

    (vedasi mio ultimo post, di là su auleintempesta)

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    1. telepatia, amica, telepatia! un abbraccio

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  2. Post utile anche per capire le rabbie di chi anagraficamente bambino proprio non sarebbe più...

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    1. grazie, cara, in effetti viene da una che con la rabbia ha ancora un po' da lottare ;)

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  3. Continua a parlare. Io ascolto. Come mamma e come donna.

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    1. grazie, Nora. non sai che aiuto sia, essere ascoltati!

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  4. Mi piace molto sentir parlare di contenimento e rabbia, ne ho dovuto digerire tanta. Per seguire la mia natura ho accettato di non essere fatta per libri come "i no che aiutano a crescere" e ho imparato a contenere e indirizzare in altri modi. Ma dare voce alle emozioni e' proprio la cosa piu' utile che ho sperimentato, "le parole per tradurre il sentimento al bambino" sono importantissime per me. Bel post, complimenti.

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    1. grazie Marzia, leggendo il tuo blog è ben chiaro quello che dici e non ci si può non mettere nei tuoi panni. grazie dei complimenti ma soprattutto complimenti a te! a presto s.

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  5. ok, sono un po' in ritardo...ma questo è un post bellissimo, stupendo, forte, tenero.
    Ci vedo la tua energia disciplinata.
    E ti ringrazio di condividerla.
    :)

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    1. gloria, non sei mai in ritardo. grazie di ogni tua parola e di quello che ci vedi. spero di sentirti presto. ciao s.

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