25.4.12

Troppo. Poco. Meno. (un ricordo per il 25 aprile)

Nella mia pre adolescenza leggevo e rileggevo il volume di Einaudi "Lettere di condannati a morte della resistenza europea".
Oggi (pensando che mi sarebbe piaciuto poter portare in piazza i miei figli, sedermi per terra con loro e raccontare - ma non l'ho potuto fare perché sono veramente troppo piccoli - e interrogandomi però dove sono rimaste certe domande, certe istanze)  .... mi è tornata in mente una delle lettere che più mi aveva colpita.

Diceva

Mio caro padre, non piangere. Sii certo che tuo figlio non metterà nei guai nessuno. Se resta in vita racconta di noi agli altri. Non vorremmo morire, ancora abbiamo fatto poco.
Alexander Beljakov
La mente ha divagato.
Dai grandi ideali alle piccole tristezze. Sul valore del tempo, allora come oggi.  Sulle (facili) critiche "fai troppo" (è vero, eh?!: penso troppo, faccio troppo, lavoro troppo, amo troppo, odio troppo). 

Ma potrei mai pensare di vivere "meno" senza sentirmi il peso di chi è morto pensando di aver fatto poco?

Buon 25 aprile.

7 commenti:

  1. Cara, tu non vivrai mai meno.
    E fai bene.
    'fanculo a chi critica questo "troppo".

    Ti voglio benissimo :)
    Paola

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    1. grazie!! la tua sicurezza mi rassicura ;)
      un bacio, f.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Grazie per questi bellissimi auguri. La tua poesia mi ha ricordato una signora ferrarese, Ansalda, una contadina che aveva fatto l'occupazione delle terre (come in Novecento) e poi coltivato i nuovi appezzamenti della riforma agraria nella cooperativa contadina che aveva sostituito il latifondo. Contemporaneamente aveva a lungo lavorato con le donne delle campagne. Quando l'ho conosciuta dirigeva un centro di documentazione sulle donne da lei voluto e creato grazie al Comune. Ahimé si era un giorno ammalata di tumore. Davanti ai familiari sgomenti il suo commento era stato: "Non posso mica morire, ho troppe cose da fare" e in effetti, dopo dieci anni era ancora lì, indaffarata come sempre e apparentemente in buona salute. Un pezzo di storia d'Italia, forse la migliore.

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    1. Pellegrina, che bel racconto che mi lasci. per me si quella storia d'Italia resta un qualcosa che non si può negare, non si può perdere, non si può lasciare andare. Già solo gli scritti mi commuovono, li sento parte di me. mi sarebbe piaciuto conoscere più gente come la tua Ansalda. perché non so, se a dispetto delle tante mie parole, sarò davvero in grado anch'io, di resistere tanti anni, solo grazie al mio daffare!!

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  4. Il "troppo" mi suona familiare. Ma tu vai dritta..... Bella come sei... ;-)

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    1. vale, ci ritroviamo. grazie, grazie davvero. a presto... chissà! bacioni

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