26.5.12

LA domanda

"Mamma, ma tu eri già mamma quando sono nata io, vero?"

.... ehem, Pulce....

5.5.12

Diaz, #ioricordo e una sana (ingestibile) inquietudine

Sono andata a vedere Diaz.

E' fatto talmente bene che non mi è (quasi) venuto da piangere. Piangere sarebbe stato lasciarsi andare a facili commozioni. Liberatorie. In quello che è accaduto c'è poco di liberatorio.

C'è molto invece dell'essere braccati, intrappolati, resi impotenti. Da una violenza che perde l'umano.

Non rende (forse) troppo bene la sensazione di trappola che sicuramente hanno avuto (anche) tutte le forze dell'ordine inscatolate nelle loro uniformi, in una città sconosciuta (un labirinto, dicono a un certo punto), dove da ogni angolo forme diverse di manifestazione sembravano pronte a uscire. Quella trappola che ha scatenato l'indicibile. (era il Signore delle Mosche?)

La scorsa estate su #twitter avevo incontrato l'iniziativa #ioricordo, per raccogliere testimonianze. Non ho trovato la mia. Non la trovo neanche stasera. E' come un'immagine allo specchio. Però lo specchio si è rotto. Sono passati 11 anni e mi sembra ci siano solo tante parole ormai logore da tanto uso e abuso.

Impotenza - Paura - Incredulità - Il caldo - Un mondo rovesciato - Un sole e un cielo incongruenti - La voglia di fermare tutto e tutti - Ascoltare (le urla, il silenzio, il rumore) e rimanere bloccati.

L'inquietudine può essere sana (su LaStampa hanno scritto un bellissimo articolo su come questo film possa sanare una ferita).

Ma [stanotte ...] non riesco.






'mazza se mi sono allonanata dal mommyblogging.
va bè, andate a vedere il film, così un giorno lo racconterete ai vostri figli. 

2.5.12

Momenti in cui

Poi ci sono quei momenti in cui anche la più stanca, la più tirata e la più inquieta (in questo caso io) sente allinearsi verso la perfezione ogni cosa dell'universo.





Alza gli occhi al cielo mentre gioca al parco per la n-sima ora della n-sima giornata e si sente un po' in Giappone senza bisogno di andarci o di spiegarsi il perché ci vada il pensiero








Aggiunge un cucchiaio di mostarda un piatto banale e improvvisamente sente la Francia. Ma non il bisogno di andare in Francia, neppure (solo) il ricordo di quel lago, quel giorno, quel piatto, ma che la Francia è nel suo cuore e nelle cellule. E che tutto va bene.










Quando infine in un giorno di pioggia spegne la radiocritica interna e scopre che l'ora del lupo le è passata in un baleno, così, a giocare a cucina e a pitturare con i nanetti.

Bè, allora in qualche modo è proprio maggio ...



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