10.6.13

Scrivere. M'è diventato impossibile

"Il momento in cui sentiamo il desiderio di raccontarci è segno inequivocabile di una nuova tappa della nostra maturità. E' la comparsa di un bisogno che cerca di farsi spazio, tra gli altri pensieri, che cerca di rubare un po' di tempo per occuparsi di se stessi." (Duccio Demetrio. Raccontarsi)

Caro Duccio, che mi fai compagnia da quattro anni ormai, vorrei dirti che vorrei fosse così semplice.

Il bisogno, di raccontare come modo per mettere in ordine gli avvenimenti, i cambiamenti, c'è sempre.
La Principessa e il Marines lievitano, galoppano via. Come aquiloni che tirano il mio filo, alla ricerca del cielo guidati dal vento della loro crescita. 

Il condividere, il raccontare, però, è diventato delicato: non sempre ciò che nasce per essere condiviso può essere trasposto. Non sempre ciò che nasce per essere condiviso riesce a collocarsi in un mondo dove si seguono logiche che non comprendo, ma che non per questo sono meno legittimate a esistere.
L'ascolto è un'arte, ma non un'arte universale. Raccontare prevede la disponibilità ad essere quanto meno fraintesi.
Io stessa, poi, ho compreso la necessità di essere giudiziosa nella scelta di ciò che viene condiviso.

Quindi la necessità, il bisogno di raccontare mi richiede in questo momento un tempo silenzioso di maturazione, di cernita, di analisi di ciò che racconterei. Un tempo di protezione. Un tempo lungo che non ho, neanche a volermelo rubare.
E' già rapito, il mio tempo: dai richiami dei cuccioli ("mamma giochi, ma senza telefono!" - il marines) dalle scadenze del lavoro (che già buono che c'è), dalle esigenze di casa, dai mille tetris e dai mille multitasking (sono arrivata a disattivare le funzioni del blackberry per riuscire a dare il giro).
Talvolta per finire qualcosa lentamente osservo il giorno diventare un altro giorno, risicando le ore di sonno e attraversando momenti che difficilmente possono essere condivisi né tanto meno comunicati a meno di rischiare di svilirli.

Non è ancora il momento di chiudere. E non metto in pausa perché cosa sia la pausa non so.
Accetto questi tempi lunghi.
Prima o poi troverò forma, tempi e modi per tornare a scrivere.



15.4.13

Ascoltare le emozioni


Si è riaperto un nuovo ciclo su GenitoriCrescono, una nuova rubrica affidata (a loro rischio e pericolo) a me. Si chiama Emozioni in movimento. Per ora sto parlando della paura (di avere una figlia femmina, di essere incinta, di essere in una data genealogia), che ho sviscerato qui, qui e qui. E ho almeno altri due o tre timori da analizzare (seghe mentali come dice il background o gruppo di redazione di genitoricrescono).

Quindi non è proprio che non scrivo più o che passo tutto il mio tempo sui socialcosi. In realtà faccio anche un po' di cose esterne ai social, magari un giorno ne parlo anche più diffusamente.

E' che per ascoltare le emozioni - dei micros in prima battuta, e mie e delle situazioni in genere (nella rubrica non parlo solo di me, ci mancherebbe, altrimenti sarebbero già venuti ad internarmi!) - spendo quasi tutte le energie che mi restano da un periodo (va da sé, è la vita) veloce, denso e attivo.

Quel pizzico che mi resta (sottratto periodo, sottratto l'ascolto delle emozioni) lo tengo per me. Anzi, per the voice, come descrive bene questa vignetta che mi ha trovato.




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